L'analisi è emersa dall'annuale studio realizzato dall'Osservatorio Nautica e Finanza sulla nautica presentato e illustrata da Maurizio Romiti, ad Pentar, società di investimenti.
L’analisi, condotta prendendo in considerazione un campione di 54 cantieri, il 33% del mercato, e relativa al 2008. mostra due opposte connotazioni: malgrado la brusca frenata del trend di crescita del settore che si inserisce nella crisi globale, i dati di mercato ‘tengono’ mentre è negativo il quadro che emerge dai dati economico–finanziari.
La produzione italiana è cresciuta nel 2008 anche se solo dell’ 1,2%. Si riconferma inoltre la quota di produzione esportata, nell’ordine del 45%. La decelerazione è stata tuttavia molto forte e il dato positivo è riferito al solo segmento del motore. Infine sono state ridotte le importazioni, segnale che la nautica italiana è ancora competitiva rispetto a quella degli altri paesi.
I dati economico-patrimoniali che emergono dal campione delle società cantieristiche confermano invece la profonda crisi in cui versa il settore: a fronte di una crescita della produzione, nell’ordine del 30,6%, si registra una riduzione dell’indice ricavi / valore della produzione (74,6% contro 81,7% del 2007) e, soprattutto, l’aumento dell’indebitamento che da un anno all’altro quasi raddoppia. Così il patrimonio netto aggregato delle società che compongono il campione si riduce di circa il 21%. Anche il risultato netto è per la prima volta pesantemente negativo, rappresentando il 4,2 % del valore della produzione.
Per quanto riguarda le società di accessori (nello studio ne sono state esaminate ventisei), gli indici economico-patrimoniali sono in peggioramento, ma la situazione complessiva è meno critica e la redditività è mediamente più che doppia rispetto a quella delle società cantieristiche.. «Se la frenata del trend di crescita - ha dichiarato Romiti - si è vista per la prima volta nel 2007 e in modo contenuto nel 2008 grazie ad un primo semestre buono cui ha fatto seguito un secondo semestre molto negativo, non oso immaginare i dati del 2009 che si annuncia molto peggio degli anni precedenti».
Come fare per il futuro?Secondo Romiti, non si può più perdere tempo e servono soluzioni a tutti i livelli: «Si tratta di affrontare i problemi cronici della nautica italiana come la carenza di infrastrutture che rende difficile il turismo nautico. Un'attenta valutazione delle zone dove l'esigenza di più posti barca è più sentita permetterebbe di dare un primo supporto alla ripresa». Infine il ruolo delle banche «che in passato hanno assecondato l'ubriacatura affiancando iniziative spericolate e ora per contro hanno chiuso i rubinetti. Servirebbe un rapporto più normale». Ma anche le imprese devono fare la loro parte per uscire dalla crisi: «Sono troppo piccole per reggere la competizione la strada è quella dell'aggregazione».