2009 annus horribilis della nautica italiana

Niente di buono sotto il sole per il mercato nautico. Dai primi dati disponibili il bilancio per il 2009 parla chiaramente di profonda crisi del settore.

2009 annus horribilis della nautica italiana

L'analisi è emersa dall'annuale studio realizzato dall'Osservatorio Nautica e Finanza sulla nautica presentato e illustrata da Maurizio Romiti, ad Pentar, società di investimenti.
L’analisi, condotta prendendo in considerazione un campione di 54 cantieri, il 33% del mercato, e relativa al 2008. mostra due opposte connotazioni: malgrado la brusca frenata del trend di crescita del settore che si inserisce nella crisi globale, i dati di mercato ‘tengono’ mentre è negativo il quadro che emerge dai dati economico–finanziari.

La produzione italiana è cresciuta nel 2008 anche se solo dell’ 1,2%. Si riconferma inoltre la quota di produzione esportata, nell’ordine del 45%. La decelerazione è stata tuttavia molto forte e il dato positivo è riferito al solo segmento del motore. Infine sono state ridotte le importazioni, segnale che la nautica italiana è ancora competitiva rispetto a quella degli altri paesi.

 I dati economico-patrimoniali che emergono dal campione delle società cantieristiche confermano invece la profonda crisi in cui versa il settore: a fronte di una crescita della produzione, nell’ordine del 30,6%, si registra una riduzione dell’indice ricavi / valore della produzione (74,6% contro 81,7% del 2007) e, soprattutto, l’aumento dell’indebitamento che da un anno all’altro quasi raddoppia. Così il patrimonio netto aggregato delle società che compongono il campione si riduce di circa il 21%. Anche il risultato netto è per la prima volta pesantemente negativo, rappresentando il 4,2 % del valore della produzione.

 Per quanto riguarda le società di accessori (nello studio ne sono state esaminate ventisei), gli indici economico-patrimoniali sono in peggioramento, ma la situazione complessiva è meno critica e la redditività è mediamente più che doppia rispetto a quella delle società cantieristiche.. «Se la frenata del trend di crescita - ha dichiarato Romiti - si è vista per la prima volta nel 2007 e in modo contenuto nel 2008 grazie ad un primo semestre buono cui ha fatto seguito un secondo semestre molto negativo, non oso immaginare i dati del 2009 che si annuncia molto peggio degli anni precedenti».

 Come fare per il futuro?Secondo Romiti, non si può più perdere tempo e servono soluzioni a tutti i livelli: «Si tratta di affrontare i problemi cronici della nautica italiana come la carenza di infrastrutture che rende difficile il turismo nautico. Un'attenta valutazione delle zone dove l'esigenza di più posti barca è più sentita permetterebbe di dare un primo supporto alla ripresa». Infine il ruolo delle banche «che in passato hanno assecondato l'ubriacatura affiancando iniziative spericolate e ora per contro hanno chiuso i rubinetti. Servirebbe un rapporto più normale». Ma anche le imprese devono fare la loro parte per uscire dalla crisi: «Sono troppo piccole per reggere la competizione la strada è quella dell'aggregazione».

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