Nascono sotto le limitazioni imposte dal Deed of Gift. Sono i precursori di un’inedita stirpe di yacht lontanamente imparentata con i maxi multiscafi oceanici e con i più piccoli ed estremi multiscafi per le regate costiere.
Il risultato è assolutamente affascinante in termini di architettura navale e di prestazioni pure.
Gli americani hanno puntato su una configurazione a trimarano nata dall’esperienza dei designer Van Peteghem e Lauriot Prevost con i grandi multiscafi; gli svizzeri hanno scelto una soluzione a catamarano affidandosi a Rolf Vrolijk e al genio dello strutturista Dirk Kramer.
BOR nasce quindi dagli sviluppi di un trimarano oceanico sulla base di un’architettura consolidata, nel rispetto di un metodico programma evolutivo che lo ha portato a sostanziali miglioramenti continui.
Alinghi5 prende vita da un foglio bianco sfruttando i riferimenti del rivoluzionario, ma ben più piccolo, catamarano Le Black di Ernesto Bertarelli.
Lo scafo centrale di BOR, dalla forma a culla, stretto alle estremità e largo al centro, permette accostate veloci, mentre, in velocità, tutto il trimarano si appoggia sul solo galleggiante sottovento. Il galleggiante sopravento si solleva alto sull’acqua e tiene la prua tesa verso il basso a causa della deformazione dovuta ai carichi portati dai larghi paterazzi: come i grandi trimarani costruiti per i record oceanici, BOR si deforma cavalcando le onde per non indurre eccessive tensioni fra le due uniche traverse che, da sole, si avvinghiano e tengono caparbiamente insieme i tre scafi.
Alinghi5, invece, sfoggia una struttura di puntoni e tiranti dal fascino scultoreo e che definisce una rigidezza mai vista su barche così grandi: sul mare piatto si muove quasi fosse privo di massa, le sue reazioni sono rapide e violente e ricordano quelle dei piccoli catamarani da regata.
Sia Alinghi5 che BOR sono dotati di piani velici in grado di basculare lateralmente e rimanere quindi perpendicolari alla superficie del mare. Alinghi5 ha una randa quadra completamente steccata e issata su di un albero alare in carbonio che, da solo, espone al vento una superficie di un centinaio di metri quadrati.
BOR sfoggia un’ala immensa, nello stile di quella del catamarano Stars & Stripes che vinse la Coppa America del 1988. La vela rigida degli americani ha un’apertura che supera dell’80% quella di un Boeing 747, il suo telaio e il bordo d’attacco sono realizzati in fibre di carbonio e fibre di kevlar, il rivestimento è di una leggera e sottile pellicola. Dal peso di circa 3,5 tonnellate, è costituita da un elemento principale in grado di ruotare sul suo asse a cui sono incernierati otto flap per un totale di tre tipologie di regolazione: rotazione dell’ala, incidenza del gruppo dei flap e svergolamento introdotto dalla variazione di inclinazione dei singoli flap. Rispetto a una randa tradizionale, l’ala rigida ha una forma che, tramite un sistema di tiranti, è imposta con precisione: l’efficienza è elevata e l’aerodinamica è epurata da problemi di assestamento.
L’ala rigida di BOR può prendere la forma di profili asimmetrici diversi, una possibilità preclusa, almeno in parte, a una randa tradizionale che è vincolata al suo taglio. BOR punta molto sulla potenza: è largo 27,43 metri, cioè i 90 piedi limite ammessi dal Deed of Gift, e ha una superficie velica dichiarata ben superiore a quella della barca svizzera. Su entrambi la lunghezza al galleggiamento di 90 piedi è quella massima concessa, ma gli scafi si allungano fuori dall’acqua per circa 3 metri su BOR e per ben più di 5 metri su Alinghi5.
Le prue di Alinghi5 hanno un flesso all’altezza del galleggiamento che tiene gli slanci paralleli all’acqua, soluzione che consente di immergere tutti i 33 metri di lunghezza delle carene appena la barca si mette in movimento. Il catamarano svizzero, largo circa 24 metri, è abbastanza stretto da alzarsi su di un solo scafo già con pochissima aria, inoltre, pare essere più leggero del suo avversario. Il peso contenuto può avvantaggiarlo anche nell’uso dei foils, che arriverebbero a sostenere il multiscafo sull’acqua prima e con meno resistenza. Una sentenza della corte di New York costringe Alinghi5, nel caso in cui volesse utilizzare i suoi due ballast ad acqua, ad imbarcare zavorra liquida durante le misure di stazza: un’imposizione che potrebbe essere causa di un incremento della lunghezza al galleggiamento oltre il massimo consentito.
BOR ha seguito le orme di Alinghi5 e ha installato un leggero motore a scoppio per movimentare verricelli e pompe idrauliche.
di Paolo Portinari