Positivi i risultati della nostra prova su 26 “antifouling”. Buona la resa di
quasi tutti
i prodotti. Vittoria delle autoleviganti su quelle tradizionali a matrice dura.
Spiccano i “voti” di International, Boero e Cecchi.
Una prova lunga 9 mesi, da marzo a novembre di quest’anno. Abbiamo “fatto a
strisce” la carena dell’Altair, il Sun Odyssey 52.2 di Vela e Motore,
applicandoci 26 differenti vernici antivegetative. Un test complesso ma anche l’
unico modo per capire e verificare con esattezza la resa reale delle varie
marche e delle due grandi famiglie di “antifouling”, quelle autoleviganti e
quelle a matrice dura.
Queste ultime (rappresentate da 14 prodotti) le abbiamo applicate anche su 28
tavolette in vetroresina, metà delle quali abbiamo immerso a Genova, presso il
Marina Porto Antico e metà a Marina di Ravenna, alle banchine del cantiere Pier
12, la “base” del nostro test, dove è stata trattata anche la carena dell’
Altair. L’idea era prima di tutto quella di vedere la differenza di resa in
due ambienti marini diversi molto diversi e, in secondo luogo, di analizzare i
risultati anche su superfici che fossero rimaste per tutto il periodo ferme
(così come accade a molte barche nei nostri mari).
L’Altair all’opposto per questi nove mesi ha navigato molto (circa 50 giorni)
in tutto l’Adriatico. Abbiamo scelto di applicare sulle tavolette solo le
vernici a matrice dura perché sono ancora quelle più usate, soprattutto sulle
barche a motore e proprio sugli scafi che vengono lasciati a lungo
inutilizzati.
Il periodo, dalla primavera all’inverno, è stato poi scelto in quanto quello
tipico dei cicli di pitturazione delle carene (a inizio e fine stagione) ma l’
Altair rimarrà comunque ancora in acqua “a strisce” fino all’estate prossima
per verificare l’efficacia delle antivegetative anche sul lungo periodo.
Per una maggiore regolarità del nostro test abbiamo voluto comprare noi
direttamente nei negozi, così come avrebbe fatto un normale diportista (molto
più semplice sarebbe stato farsele mandare in redazione dalle case produttrici,
ma questo implicava la possibilità di ricevere prodotti non esattamente uguali
a quelli in commercio), operazione che si è rivelata molto meno semplice del
previsto.
Abbiamo infatti scoperto che: per chi intende procurarsi le vernici
direttamente nella propria città (per quanto grande, nel caso specifico Milano)
la cosa è praticamente impossibile, le marche disponibili sono poche e spesso
si corre il rischio di trovarsi tra le mani barattoli “d’epoca”. Meglio quindi
acquistare direttamente al mare, ma anche qui le cose non sono state così
semplici. Abbiamo infatti verificato che i vari marchi hanno una reperibilità
decisamente zonale, quelli che ad esempio si trovano in Liguria sono quasi
introvabili in Veneto, e viceversa. Per procurarci le nostre vernici abbiamo
quindi attivato i nostri collaboratori distribuiti un po’ lungo tutte le coste
italiane.
Una nota particolare merita la “vernice per pescherecci” che abbiamo inserito
nel nostro test. E’ in realtà una vernice fuorilegge allo stagno che al momento
in cui l’abbiamo applicata era utilizzabile solo per usi professionali e non
per il diporto (vedi box a pag. 119) e che dal 1 gennaio 2003 diventa
inutilizzabile per tutti. Abbiamo deciso di applicarla per mostrare quale sia
la differenza di resa di un prodotto che contiene un veleno tanto efficace
quanto dannoso per l’ambiente circostante (e che fino a qualche mese fa era
comunque reperibile attraverso canali “non ufficiali”).
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