segui Velaemotore.it su:

Antivegetative: prove sul campo

Come funzionano Sono i “biocidi” l’elemento chiave delle antivegetative. Sono gli additivi che inibiscono la formazione di incrostazioni (vegetali o animali) sulle carene delle barche, veri e propri veleni inseriti nella mescola degli antifouling che nel tempo vengono rilasciati in maniera controllata. Fino al 1995 il biocida più utilizzato (ed estremamente efficace) era lo stagno, ma la direttiva europea 76/769 l’ha definitivamente (e giustamen- te) messo fuori...

Antivegetative: prove sul campo
Come funzionano Sono i “biocidi” l’elemento chiave delle antivegetative. Sono gli additivi che inibiscono la formazione di incrostazioni (vegetali o animali) sulle carene delle barche, veri e propri veleni inseriti nella mescola degli antifouling che nel tempo vengono rilasciati in maniera controllata. Fino al 1995 il biocida più utilizzato (ed estremamente efficace) era lo stagno, ma la direttiva europea 76/769 l’ha definitivamente (e giustamen- te) messo fuori legge per il suo micidiale potere inquinante. Lo stagno è stato sostituto da quasi tutti i produttori dall’ossido di rame perché è quello che più si avvicina alle prestazioni del suo predecessore, ma è decisamente meno dannoso. Al rame vengono aggiunti, e qui si sbizzarriscono le varie case sviluppando le proprie formule, funghicidi, alghicidi e altri componenti chimici. Questi additivi sono in realtà solo uno dei quattro elementi che compongono un’antivegetativa, ci sono anche il legante (resine o polimeri che rappresentano la vera base della vernice), i pigmenti (che danno il colore) e i solventi (che garantiscono la “stendibilità” e la viscosità del prodotto, e che evaporano dopo l’applicazione e l’asciugatura). Gli antifouling si dividono in due grandi categorie, a matrice dura e autoleviganti. Le prime rilasciano lentamente i biocidi nel tempo e, una volta esaurito il loro effetto, rimane comunque sullo scafo uno strato di vernice (ovviamente non più protettivo). Su questi prodotti il rilascio degli agenti che inibiscono l’attacco del fouling è ottenuto con meccanismi non correlati alla solubilità del legante, ma attraverso alte concentrazioni di veleni liberati per contatto con l’acqua. Le autoleviganti invece nel tempo si riducono di spessore: biocidi e leganti sono solidali nel loro rilascio controllato e quindi finché rimarrà uno strato di vernice sullo scafo, per quanto sottile, questo sarà protettivo. Va sottolineato che anche nelle autoleviganti, come nelle “matrici dure” il processo antifouling è chimico e non puramente meccanico. Qui il legante (insieme ai biocidi) viene progressivamente liberato sulla base di una reazione chimica mentre il movimento della barca e lo scorrimento dell’acqua semplicemente favoriscono un fenomeno già in atto (e in realtà portano via la parte scomposta, già esaurita). Esistono poi le vernici a “matrice mista” (o “long life”), che rappresentano la via di mezzo. Va ricordato che, per evitare fenomeni di corrosione elettrolitica, tutte le vernici antivegetative che contengono rame non possono essere utilizzate su scafi in alluminio. La legge del più forte "Fouling” alla lettera significa “colonizzazione”, la definizione scientifica è: “quel complesso di organismi che si insedia su substrati artificiali immersi in mare, alterandone le caratteristiche tecnologiche”. Ma secondo quale processo arrivano ad attaccarsi questi organismi? In realtà sulla parte immersa delle barche ha luogo una vera e propria lotta per la sopravvivenza, dove prevale la legge del più forte. All’inizio (dopo neanche un’ ora che la barca è in acqua) si forma infatti un primo strato di batteri, diatomee e altri microrganismi che prendono il nome di “pellicola primaria”. Questi formano la base per l’arrivo e l’insediamento al loro posto (con un processo che inizia dopo una settimana) del macrofouling, in primo luogo protozoi e/o macroalghe. Successivamente arrivano altre specie che crescono rapidamente come i serpulidi (i più evidenti nella nostra prova), i quali a loro volta vengono progressivamente sostituiti dai bivalvi e dai briozoi, sempre seguendo una successione temporale ben precisa. Il tutto è comunque in relazione ai periodi stagionali di riproduzione degli organismi e a un complesso di fattori chimici, fisici e biologici, tra i quali assumono particolare rilievo le condizioni climatiche. (A cura della Dr.sa Laura Castellano, responsabile del settore Mediterraneo dell’Acquario di Genova).

Tutto su: