Prosegue la nostra prova di antivegetative partita ai primi di marzo. In gara
26 prodotti,
tra autoleviganti e “matrici dure”. Buoni i primi riscontri, con tutte le
concorrenti che hanno retto bene i primi sette mesi di test.
E’ iniziata ai primi di marzo la nostra prova di 26 diverse vernici
antivegetative. Le avevamo applicate sulla carena dell’Altair, il Sun Odyssey
52.2 di Vela e Motore, con l’idea di potervi dare già su questo numero della
rivista risultati con i nomi dei “promossi” e dei “bocciati”. In realtà sette
mesi non si sono dimostrati sufficienti per il formarsi di incrostazioni
significative, per poter constatare sostanziali differenze di rendimento tra le
diverse marche. Ed è stata un po’ una sorpresa, soprattutto perché luogo del
test sono le acque di Marina di Ravenna, notoriamente “aggressive” per le
carene delle barche che vi risiedono.
Dopo questo periodo abbiamo potuto constatare solo la formazione dei primi
leggeri strati di vegetazione, quella sottile “peluria” che si può riuscire a
eliminare con una spugnetta ruvida o al massimo con una idropulitrice. Qualche,
differenza più significativa abbiamo potuto notarla solo lungo la linea di
galleggiamento dove tre/quattro marche hanno in effetti già messo in mostra una
resa inferiore. Sono due gli elementi che spiegano principalmente questi
risultati sorprendenti: prima di tutto quest’anno le acque dell’Alto Adriatico
hanno fatto segnare temperature (soprattutto da aprile a giugno) più basse
della media, e questo ha inibito in maniera consistente la formazione delle
incrostazioni (che invece trovano proprio nelle acque calde e ferme il loro
habitat ideale); in secondo luogo l’Altair ha navigato molto, e più del
previsto: in questi sette mesi il nostro 15 metri si è infatti mosso per più di
60 giorni, per una media decisamente molto più alta rispetto a quella di una
normale barca da crociera ad “uso familiare” (che tanti giorni di navigazione
non li fa neanche in un anno). Il movimento della carena ovviamente facilita il
lavoro delle antivegetative, soprattutto quelle del tipo autolevigante. Nel
complesso comunque, i primi segnali che arrivano da questa prova, sono
incoraggianti.
Ultimamente infatti la ricerca sulle “antifouling” ha fatto notevoli passi in
avanti, sia in termini di efficacia che di tutela dell’ambiente. Così come ci
hanno confermano anche i produttori stessi, solo una decina di anni fa, le
acque di Marina di Ravenna avrebbero lasciato ben poco scampo all’Altair.
Parallelamente alla prova sulla barca avevamo deciso di applicare le vernici in
prova a matrice dura anche su tavolette in vetroresina immerse sia in Adriatico
(sempre a Marina di Ravenna), che in Tirreno, a Genova (al Marina di Porto
Antico). Questo proprio per verificare non solo le differenze di “aggressività”
tra i due bacini, ma anche per misurare cosa succede alle barche che non si
muovono per lunghi periodi. Qui le incrostazioni si sono già fatte vedere a
settembre in maniera piuttosto consistente e le differenze tra i vari prodotti
sono più sensibili. Per una visione complessiva di tutti i risultati vi
rimandiamo comunque a questo inverno dove, con l’ausilio delle foto che
documenteranno anche visivamente lo stato delle diverse “fette” di carene, vi
mostreremo “promosse e bocciate”.
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