Autoscarica
Una batteria non in uso si autoscarica a causa delle perdite di vario tipo che
si generano. La velocità di questo processo è molto variabile ed è comunque
legata al tipo di batteria e alla temperatura. Ad esempio le batterie Pb-Ca
(piombo-calcio), a temperatura ambiente, completamente disconnesse e con
umidità dell’ambiente normale, si scaricano di circa lo 0,1-0,3% al giorno,
mentre una tradizionale batteria al piombo arriva a perdere l’1% di carica
nello stesso periodo. Aumentando la temperatura l’effetto di scarica aumenta:
ad esempio, passando da 24 C° a 35 C° la corrente di autoscarica raddoppia. A
freddo il fenomeno diminuisce, fino quasi ad annullarsi vicino alle temperature
di congelamento dell’elettrolito.
In pratica una batteria deve essere ricaricata ogni 20-40 giorni, per evitare
che la sua capacità residua scenda sotto il 60-70% e che la permanenza in
questa condizione provochi un inizio di solfatazione.
Alternatore standard
La ricarica delle batterie con l’alternatore di bordo è spesso un’operazione
lunghissima e con risultati a volte scarsi.
Il motivo di questo inconveniente risiede nella tipologia degli alternatori
installati di serie sui motori marini. Questi alternatori sono infatti di
origine automobilistica, nati per rimpiazzare l’unico consumo che, nel caso
delle automobili, si ha senza che il motore sia in moto, ossia l’avviamento del
motore. Un’operazione che richiedendo correnti anche fino a 400-700 A, ma per
5-10 secondi al massimo, genera un consumo di pochissimi Ah (massimo 5-10).
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