Come sostituire una coperta vecchia di venti anni su una barca di 16 metri. Le
fasi della lavorazione, i costi e i trucchi per risolvere da soli i problemi
più comuni
Per anni una coperta in teak dona a tutta l’imbarcazione più pregio, la
arricchisce, la rende “più barca”. Poi, piogge, smog, usura e maltrattamenti
involontari cominceranno ad intaccarne la naturale ed eccezionale resistenza e
bellezza. Dopo un decennio di onorato servizio, bisognerà avere più riguardo e,
per le doghe (le singole liste di legno) fissate con le viti al ponte, si dovrà
avere la cura di controllare i tappi di legno e sostituire quelli rotti o persi.
I comenti in gomma (le intercapedini tra una doga e l’altra) cominceranno a
staccarsi oppure ad essere troppo alti rispetto al legno quindi andranno lamati
(levigati, riportati a livello). Durante il secondo decennio, le cure e le
attenzioni da rivolgere alla coperta dovranno essere ancora maggiori rendendo
di conseguenza difficile la vita dell’armatore esigente. Per ulteriori lavori
straordinari e carteggiature bisognerà fare i conti con lo spessore del legno,
altrimenti si butteranno al vento parecchi soldi.
In commercio vi sono parecchie proposte rivolte agli armatori che si trovano
nella condizione di dover rifare la coperta della propria barca.
La più economica e che ci piace meno è di eliminare il legno e dare una bella
mano si pittura bianca con antiscivolo.
Per quanto riguarda la sostituzione del legno vecchio con teak nuovo bisognerà
considerare alcuni fattori importanti: primo fra tutti il valore della propria
barca, ne vale davvero la pena?
Se sì, allora bisogna decidere quanto spendere e cosa mettere. Vi sono pannelli
di compensato marino con incollata una lamina di alcuni millimetri di teak con
i comenti già pronti, se si decide di spendere qualcosa in più per avere una
coperta con la vita più lunga si dovrà puntare sul teak massello. In questo
caso si può scegliere tra diversi spessore, 4 mm, 8, 10, 12 e così via,
naturalmente più è spesso il legno più costa.
Una volta deciso cosa posare in coperta, bisogna pensare come posarla. Se
incollarla o avvitarla, se rivettarla o fissarla con la cucitrice, se
incollarla e avvitarla, e così via. Fortunatamente, in questi anni, grazie allo
sviluppo tecnologico abbiamo la possibilità di scegliere, fatto che un
ventennio fa era impossibile, allora si avvitavano le doghe. Il mercato anche
in questo caso offre molti prodotti, a volte simili, altre volte indicati per
le diverse esigenze dell’armatore. In ogni caso noi consigliamo di incollare le
doghe eliminando così le centinaia di viti e tappi che con il passare degli
anni diventavano l’incubo di ogni armatore. Adesso le colle epossidiche sono
affidabili e durature, elastiche o poco elastiche, mai comunque pensare di
incollare una coperta in legno con una colla rigida come ad esempio la popolare
West System epossidica o la C-System 10 10 CFS di Cecchi, molto forti ma anche
molto rigide che non permettono alcuna elasticità.
Le grandi aziende specializzate come Cecchi o Sika ed altri ancora, propongono
prodotti studiati specificatamente per l’incollaggio delle doghe, anche su
imbarcazioni di grandi dimensioni.
Una volta deciso cosa posare in coperta e come posarla, bisognerà decidere chi
deve eseguire il lavoro. Anche in questo caso la scelta è ampia, bisognerà
documentarsi con preventivi, difficili da ottenere dai cantieri se non vedono
la barca poiché sul prezzo finale incide l’eliminazione delle vecchie doghe e l’
estrazione della ferramenta di coperta, fissate da anni e con i bulloni
internamente nascosti dal soffitto o da armadi.
Vi sono falegnami cosiddetti “free lance”, più elastici perché possono
spostarsi personalmente nel posto dove si trova la barca. Pensano ai
macchinari, alla manodopera e a consegnare il lavoro finito. Raramente
comperano direttamente il teak e l’altro materiale, però consigliano cosa
acquistare in base alla propria esperienza. In questo caso comunque bisogna
essere cauti e cercare di capire se sono degli improvvisati o veri
professionisti. Visionare lavori precedentemente eseguiti e richiedere delle
referenze. Con questi professionisti è più facile trovare un accordo di prezzo
sul lavoro, però bisognerà seguirli ed essere certi che tutto proceda per il
verso giusto.
Alcuni armatori portano la barca all’estero attratti da prezzi più bassi, la
Turchia ad esempio è la più gettonata, anche in questo caso però bisogna
prestare molta attenzione al cantiere che deve eseguire i lavori e sarà
indispensabile la presenza di un uomo di fiducia dell’armatore o lo skipper
della barca. Facendo i debiti conti non sappiamo se ne valga veramente la pena.
Se si dispone di tempo per seguire i lavori, si ha un po’ di manualità e si
trova un falegname disponibile, allora il prezzo del lavoro si abbassa
drasticamente e si avrà la soddisfazione di aver contribuito alla realizzazione
del nuovo “vestito” per la propria amata barca.
Di seguito vi illustriamo e raccontiamo il lavoro di sostituzione della coperta
di Jancris, barca di 56 piedi che ha macinato migliaia di miglia e che intende
percorrerne altrettante mantenendo un aspetto decoroso e un’efficienza a prova
di oceano. La coperta in teak di uno yacht ha una vita di circa venti anni,
Jancris ad esempio è stata costruita nel 1983.