Quando farlo
Quando la manutenzione ordinaria non ha più alcun effetto, le viti sono a
vista, i comenti in gomma sono consumati, alcune viti si ossidano e macchiano
il legno, bisogna decidere l’intervento risolutivo; cioè la sostituzione delle
doghe vecchie. Se proprio si vuole posticipare la spesa di qualche anno,
spessore del legno permettendo, si potrà interpellare un falegname esperto per
far scavare più in profondità le canalette dei comenti ed i buchi delle viti
sostituendole con viti più corte. In questo modo si avrà ancora profondità per
la gomma dei comenti, per i tappi di copertura delle viti e il legno
carteggiato riassumerà per qualche tempo l’aspetto originale.
Su Jancris lo spessore del legno non valeva la spesa per il lavoro sopra
descritto.
Abbiamo quindi deciso di adottare la soluzione radicale e sostituire la coperta.
Se si possiede un budget senza limiti il problema non sussiste, si porta la
barca in un cantiere affidabile, si stacca come acconto un assegno di almeno
30/35.000 euro (per uno yacht di 15 metri), si aspetta qualche mese e alla fine
si vedrà la propria barca rimessa a nuovo con relativo conto definitivo.
Nel nostro caso, invece, abbiamo cercato un compromesso che ci permettesse di
ottenere un ponte in teak nuovo per la nostra barca senza svenarci.
Volevamo comunque un lavoro di qualità, soprattutto utilizzando i migliori
prodotti presenti sul mercato senza però fare da cavie. Volevamo prodotti
collaudati e garantiti, e legno di prima scelta perché la nuova coperta deve
durare almeno come quella vecchia, 20 anni.
Jancris è una barca in vetroresina, con la coperta e l’opera morta in sandwich
di balsa. Non volevamo più avere problemi di viti, quindi la nostra ricerca è
stata subito indirizzata alla colla per coperte. Per nostra scelta abbiamo
preferito una colla epossidica con una piccola percentuale di elasticità,
preferendola quindi alla gomma altrettanto forte come collante, ma più elastica.
Le doghe in teak dello spessore di 12 mm con una larghezza di 50 mm, una
profondità per i comenti di 8 mm e una larghezza di 2 mm in ambo i lati, per un
totale di 4 mm a lavoro finito.
Come finitura per dare un tocco di eleganza abbiamo previsto dei trincarini (la
cornice della coperta) dello stesso spessore delle doghe, ma larghi 80 mm, con
la canaletta di 2 solo su un lato. Per l’acquisto del legno ci siamo rivolti a
uno dei maggiori importatori di teak Burma, la ditta Bellotti che possiede
agenti privati in Birmania dove fin dalla fonte scelgono quanto di meglio offre
il mercato locale e poi lo inviano in Italia per la lavorazione in segheria.
La nostra intenzione era quella di comperare i trincarini e le doghe già
preparate, aggiungendo alla lista alcune tavole dello stesso spessore, ma
larghe 30 e 40 cm per ricavarne le curve e le colombine centrali che poi
abbiamo fatto di 16 cm di larghezza. Abbiamo misurato le doghe vecchie, le
abbiamo contate, abbiamo previsto qualche pezzo in più e poi, lista in mano
accompagnata da alcune foto della coperta, siamo andati alla ricerca del
materiale.ù
La superficie da lavorare alla fine dei conti è risultata essere di 35 mq,
niente male, la barca come al solito fuori dall’acqua quando si devono fare i
lavori è sempre troppo grande, mentre in mare è sempre troppo piccola.
Dopo varie consultazioni con amici, esperti, cantieri e produttori, abbiamo
iniziato gli acquisti.
Ecco la lista della spesa per ottenere la tanto desiderata coperta in teak
nuova.
Della fornitura del teak abbiamo già parlato poco prima e tutto il materiale è
stato trovato presso la ditta Bellotti.
Da Cecchi Gustavo abbiamo acquistato tre confezioni da 4,5 kg di sistema
epossidico strutturale C-System 10 10 cfs con le sue pompe dosatrici più due
confezioni di additivo in polvere C-Microfiller, da miscelare alla resina in
modo da ottenere una consistenza della resina meno liquida. Questo materiale ci
è servito per ristrutturare la coperta di vetroresina danneggiata togliendo le
vecchie doghe di teak e per riempire i vecchi buchi delle viti di fissaggio
delle doghe stesse. Si è così formata una base solida e ben sigillante della
coperta “nuda” dove poi saremo andati a posare il legno.
Sempre dalla ditta Cecchi abbiamo comperato la resina epossidica, densa come
grasso studiata appositamente per l’incollaggio di coperte in teak. Tale resina
si chiama ET17 e ne abbiamo ordinate sei confezioni da 5 kg. Per stendere la
resina ET17, che deve essere applicata sia sulla coperta che sulle doghe,
abbiamo utilizzato delle spatole dentate che ci sono state fornite sempre da
Cecchi.
Dalla ditta Sika abbiamo acquistato 60 pezzi di Sikaflex 290 confezionato in
sacchetti morbidi (tipo salsicciotti) da 600 cc. Da utilizzare con la sua
pistola per eseguire le giunture dei comenti. Sempre dalla stessa azienda
abbiamo comperato due confezioni da un litro di Primer 290 trasparente,
indispensabile per eseguire un lavoro duraturo.
Il materiale ci è stato spedito in Grecia dove Jancris era stata alata dal
cantiere AGMAR Boatyard. Naturalmente, prima di eseguire i lavori sulla
coperta, avevamo interpellato il manager del cantiere sig. Angelo Gaitanidis,
il quale aveva dato disponibilità a far eseguire i lavori nel suo cantiere e
ampia collaborazione per l’utilizzo dei macchinari della falegnameria interna
con la supervisione del capo falegname Micalis.
Quest’ultimo ci avrebbe assistito nella preparazione degli stampi di
preparazione dei trincarini e nel taglio delle curve e di altri pezzi che solo
un professionista con esperienza riesce a modellare.
Nel giro di una decina di giorni il materiale spedito dall’Italia è arrivato a
Leros, piccola isola del Dodecanneso. Eravamo lì in attesa con la coperta
“denudata” dal vecchio teak e da tutta la sua ferramenta.
I primi giorni Micalis ci ha seguito e ha lavorato con noi, poi a mano a mano
che i punti più difficili della coperta venivano montati la sua presenza si
fece meno frequente, sebbene ogni sera, prima di rientrare a casa, passava su
Jancris a vedere come procedevano i lavori. Nei riquadri riportiamo le diverse
fasi della lavorazione.
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