Check-in sicuro

28 July 2008
Check-in sicuro
Un momento delicato prima della partenza. Vediamo come entrare in confidenza con la barca facendo piccoli, ma importanti controlli. E’ il primo approccio alla barca delle nostre vacanze. È comprensibile un po’ di emozione, ma è anche un momento in cui stare ben concentrati. Per prima cosa chiediamo che ci venga mostrato il quadro elettrico, in modo da sapere esattamente come dare corrente agli strumenti, agli impianti, come evitare di rimanere con le batterie a terr...

Check-in sicuro

Un momento delicato prima della partenza. Vediamo come entrare in confidenza con la barca facendo piccoli, ma importanti controlli. E’ il primo approccio alla barca delle nostre vacanze. È comprensibile un po’ di emozione, ma è anche un momento in cui stare ben concentrati. Per prima cosa chiediamo che ci venga mostrato il quadro elettrico, in modo da sapere esattamente come dare corrente agli strumenti, agli impianti, come evitare di rimanere con le batterie a terra e senz’acqua. In particolare assicuriamoci che il motore abbia una batteria dedicata e non sia la stessa degli impianti di bordo, altrimenti faremo ancora più attenzione alla sua carica. Accertiamoci che l’indicatore del livello dell’acqua nei serbatoi funzioni. Chiediamo di controllare personalmente le luci di navigazione e, se riusciamo a vederla nonostante il sole, anche la luce di fonda. Guardiamo assieme all’addetto dove sono tutte le prese a mare da chiudere quando si veleggia. Proviamo le pompe dei water (meglio non trovarsi con un bagno inutilizzabile dopo 2 giorni di vacanza). Controlliamo dove sono le cime d’ormeggio e se sono troppo poche o troppo corte pretendiamo che ce ne diano altre; sempre a proposito di ormeggio, chiediamo quanti metri di catena ha l’ ancora e dov’è quella di rispetto. Di solito il tender viene presentato gonfio, se così non fosse, chiediamo di gonfiarlo per controllare che non sia bucato e, se abbiamo preso il fuoribordo, chiediamo di accenderlo. È importante controllare dove sono i giubbotti di salvataggio e le cinture di sicurezza. Speriamo che non servano, ma non si sa mai. Contiamoli bene, perché se ne perderemo qualcuno ci toccherà ripagarlo allo sbarco. Così come è importante contare i parabordi, per lo stesso motivo. Controlliamo il livello dell’olio nel motore e chiediamo, sperando nell’onestà dell’armatore, quando è stata cambiata la girante, facciamo accendere il motore per controllare che l’alternatore funzioni e chiediamo a quanti tenere il motore in crociera. In ultimo apriamo le vele e controlliamone lo stato, se ci sono punti scuciti o chiediamo che vengano riparati in fretta oppure facciamolo annotare, in modo che non venga data a noi la colpa. Se tutto questo processo viene seguito accuratamente siamo abbastanza tranquilli che non avremo spiacevoli inconvenienti. A questo punto possiamo far salire a bordo tutto l’ equipaggio e dichiarare aperta la vacanza!!! Prendere confidenza con la barca: motore e strumenti: siamo finalmente pronti a partire, accendiamo gli strumenti, controlliamo sul portolano come uscire dal porto… e via! Cominciamo a conoscere la barca su cui passeremo i giorni seguenti. Innanzitutto controlliamo che il profondimetro, che è ovviamente essenziale, indichi la stessa profondità segnata sul portolano. Appena usciti dal porto, poi, fermiamoci un attimo, proviamo a mettere la retromarcia per qualche istante e vediamo da che parte della poppa si crea turbolenza. Questo ci fa capire da che parte si sposterà la poppa in manovra; saperlo subito è meglio. Ripartiamo tranquilli, impostiamo la velocità di crociera controllando i giri motore, lasciamo il timone a qualcuno affidabile dell’equipaggio e prendiamo qualche minuto per studiare gli strumenti. Innanzitutto la bussola. spesso, troppo spesso, le bussole di governo sono sballate, anche di 10 o 15 gradi. Controlliamo con il gps o con la bussola da rilevamento la nostra come è tarata. Poi studiamo il log, che ci indica la velocità, le miglia percorse ecc. Diamo un’occhiata alle funzionalità del gps e poi passiamo alle vele. Vele: sulla tuga, accanto al tambuccio, ci sono numerosi stopper con cime e scotte di vari colori. Seguiamo il circuito di ognuna e cerchiamo di memorizzare la sua funzione. Scotta della randa, wang, trasto randa, borose, base randa, drizza della randa, rollafiocco. Se manca qualcuna di queste controlliamo che non sia rimandata soltanto sull’albero. Una volta individuate tutte possiamo aprire le vele. Ci mettiamo prua al vento e poi su con la drizza della randa. Almeno la prima volta stiamo molto attenti che i garrocci scorrano bene (o che la randa stessa esca bene dall’albero se rollabile). Le volte successive faremo attenzione, ma con più confidenza. Torniamo all’andatura di crociera, mettiamo a segno la randa e passiamo al genoa. Liberiamo la scotta di sopravento e la cima del rollatore e cominciamo a cazzare la scotta di sottovento. Attenzione: non appena la vela prenderà vento si srotolerà in pochi istanti, dando un colpo forte e che ovviamente rischia di provocare danni. Facciamo quindi filare piano la cima del rollatore. Chi sta cazzando sottovento ci maledirà un po’, ma salvaguardiamo la vela da strattoni inutili. Regolazioni: a questo punto non ci resta che “giocare” con le regolazioni per trovare il rendimento massimo. Siamo velisti, quindi le nostre vele non sono né troppo lasche, ovviamente, né troppo cazzate, vero? Ricordiamo che il punto di “entrata” del vento nella vela, cioè il lato dell’inferitura, deve essere parallelo alla direzione del vento. Per esserne sicuri la prova più semplice è lascare finché la vela non comincia a “pungere” cioè a fare qualche piegolina nel punto di ingresso del vento, e a quel punto cazzare un po’. Bene, adesso che abbiamo orientato bene le vele sul vento, proviamo qualche cosa di più delicato. Sentiamo le differenze sulla randa tenendo scotta e caricabasso cazzati, usando il carrello per aprire l’angolo del boma, evitando quindi lo svergolamento della vela, oppure lasciando la scotta e il caricabasso un po’ più laschi e portando il carrello magari anche sopravento per chiudere l’ angolo, lasciando così aperta la balumina. In questo secondo caso avremo un maggiore svergolamento della randa in alto, quindi prenderemo meno vento nella parte superiore della vela, e di conseguenza ridurremo lo sbandamento. Un discorso simile vale per il genoa. Prendiamo appunti, almeno mentalmente, su come reagisce la barca. di Ambrogio Rocca

© RIPRODUZIONE RISERVATA
Sposta