Non dovrebbe esser necessario presentare la randa, la regina delle vele, che
nei piani velici moderni e frazionati assume un posto importante. Ci sono
almeno quattro tipi di randa, la tradizionale a stecche corte: funziona sempre
bene…, quella full battened in cui le stecche vanno dalla balumina all’albero
irrigidendo tutta la vela e che abbinata al sistema lazy jack e ai terzaroli
rapidi rende la sua manovra semplice, ma non perde efficienza, anzi. Ci sono le
rande con stecche lunghe ma non troppo che sono anche queste una buona
alternativa. Infine quella avvolgibile, che vive un perfezionamento che
comincia a renderla interessante. Le rande possono essere avvolte nel boma o
nell’albero.
Randa con stecche corte: è la randa tradizionale da crociera che non delude
mai, ha un taglio a ferzi orizzontali perpendicolari alla balumina, con quattro
stecche “corte” parallele ai ferzi. In tal modo il rapporto durata/prestazione
sarà in ogni caso molto alto. Non fa scena, ma molto spesso le prestazioni
somigliano molto a quelle di vele più costose e pregiate.
Randa full battened: la presenza di stecche lunghe e orizzontali rende
possibile esagerare con l’allunamento della vela, ovvero la sua estensione
verso poppa nella parte alta. Nata per i tri oceanici per essere sposata agli
alberi alari, ha trovato diffusione nel diporto perché abbina prestazioni a una
certa semplicità d’uso. E’ facile issare e ammainare la randa, dar terzaroli
specie con sistemi tipo Lazy Jack (solo cimette dall’albero al boma) o Lazy Bag
(sacca sostenuta dai Lazy Jack). Il punto debole è la pressione delle stecche
sull’albero, che sulle vele più grandi deve essere assorbita da carrelli con
sistemi a sfere o rulli. Le stecche orizzontali lunghe mantengono la vela tesa
e regolare con vento mentre la mantengono “spiegata” con vento leggero evitando
che la balumina “rientri” su se stessa. Sulle barche da crociera il guadagno di
superficie è limitato dallo strallo di poppa, ma non altera l’equilibrio della
barca poiché, come nella randa semisteccata, è ricercato un aumento di
superficie nella parte alta della vela e quindi è in sostanza sulla verticale
del piano di deriva. La presenza delle stecche ripartisce la tensione su tutta
la vela che potrà conservare più a lungo la forma. Il movimento alternativo
della randa è rallentato, con conseguente minor fileggiamento e usura. L’
estremo della vela full battened è la randa “Fat Head” dei Coppa America che si
può diffondere anche sulle barche senza strallo di poppa o con stralli mobili.
Queste rande appassionano i velisti perché sono facili e intuitive da regolare
con scotta e carrello.
Randa semisteccata o 2+2: comparata alla fullbatten, a parità d’allunamento, ha
qualche vantaggio e i suoi fautori, infatti le stecche rastremate e più
flessibili verso l’interno della vela permettono di regolare il grasso come su
una randa classica. Inoltre non avendo la compressione delle stecche sull’
albero, la vela se non è montata su carrelli e rotaia molto scorrevoli scivola
meglio nella canalina dell’albero in issata o ammainata e durante la presa dei
terzaroli. La base della randa può essere inferita sul boma oppure essere
libera, come in molte barche, ciò è anche dovuto al fatto che il boma viene
utilizzato per fissare il lazy bag. Avere una randa a base libera rende più
facile il montaggio, di contro la tensione sul carrello di base e sulla bugna
richiedono un’attenta regolazione, che è trascurabile sulle rande inferite. La
regolazione della forma nella parte bassa è migliore nelle rande steccate e a
base libera, dove se la tensione nelle stecche è corretta, allora è possibile
dare più o meno grasso nella parte bassa. Nelle rande inferite la parte bassa
lavora male, perché il boma non fa seguire alla vela il suo profilo naturale.
Tipi di stecche: le stecche lunghe possono esser tonde o piatte. Le prime hanno
una ferramenta più costosa, richiedono una lavorazione più complessa della
tasca, ma sopportano meglio il carico di compressione e sono più facili da
trovare in commercio, ma i costi sono elevati. Uno dei difetti è che se la
tasca è grande, la stecca si curva anche in senso alto o basso e non solo
lateralmente, sformando la vela. Le stecche piatte sono più aerodinamiche,
costano meno, così come la loro ferramenta, ma devono essere tenute piatte
quando sono piegate con la vela. Le piatte si arrotolano e stanno nel baule, le
tonde difficilmente, in quanto tendono a rompersi. Le stecche sono per lo più
fatte di resina e si comprano a metro e spessore o diametro dai grossisti come
Sacloma o Osculati. Quanto curva e rigida deve essere dipende dalla vela, le
stecche più rigide sono meglio è, tanto più che sono anche fatte in carbonio,
ma dai costi elitari.
La randa avvolgibile: è una vela di compromesso che non può dare il massimo
rendimento. Il sistema d’avvolgimento più diffuso e affidabile è quello
verticale all’interno dell’albero o con un carter applicato esterno all’albero.
Il vantaggio è che il meccanismo d’avvolgimento è sostenuto su quasi tutta l’
altezza e l’inferitura della vela è rettilinea, quindi lo scivolamento del
tessuto è ridotto e la vela ha una forma corretta a tutti gli stadi d’
avvolgimento. Una volta rientrata nell’albero è protetta dai raggi Uv. Lo
svantaggio è che il sistema è costoso e aumenta il peso dell’albero nella parte
alta inducendo maggior sbandamento, rollio e beccheggio. La superficie della
randa diminuisce del 15-20% poiché bisogna scavare la balumina. L’uso di
stecche verticali dà notevoli inconvenienti: per sostenere l’allunamento, le
stecche verticali devono essere lunghe, aumentando così le possibilità che le
stecche e le tasche s’incastrino nel labbro dell’albero e rendano difficile
avvolgere o svolgere la vela. Le verticali non fermano il fileggiamento
orizzontale del tessuto, anzi lo aumentano grazie al loro peso. I sistemi sul
boma, offrono maggiori garanzie sull’affidabilità, ma tendono ad essere molto
costosi, si stanno sviluppando bene sugli One off più costosi e in futuro è
prevedibile che ci saranno prodotti adatti alla grande serie.
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