Ago e filo? Solo per i dettagli di ultima mano. Ormai tutto è fatto dalle
macchine, cuciture degli anelli, cuciture dei ferzi, dell’inferitura, solo l’
apporto di qualche rivestimento in pelle è fatto a mano. Tuttavia esistono
tecnologie sempre più sofisticate e diffuse.
Dacron
o “tessuti compositi” tipo “sandwich” (conosciuti con i marchi commerciali dei
fabbricanti di tessuti come: DC della Dimension Polyant, CL della Bainbridge e
Astro Acl della Contender) ovvero due strati esterni in taffetà di Dacron o
Spectra, e all’interno una rete composta di fibre di Dacron o Spectra o Vectran
e uno strato di Mylar (film di poliestere isotropo, in altre parole con la
stessa resistenza in qualunque direzione sia sollecitato), che restando all’
interno è meno soggetto a rotture ma limita in ogni modo gli allungamenti del
“tessuto composito” sullo sbieco.
Cruising Laminate
Si sta diffondendo con successo il cruising sandwich o cruising laminate,
specialmente dei produttori Challenger e Contender, ideale per i crociera
veloce o per chi vuole fare qualche regata di circolo, senza investire forti
somme nel piano velico. E’ adatto al taglio triradiale. I 4 strati accoppiati
rendono questo materiale molto forte in Warp, più leggero del 25 % di un pari
Dacron e abbastanza duraturo nel tempo, ma anche meno elastico di un pari
Dacron. La durata media è di 5-7 anni. Poiché c’è il Mylar all’interno qualche
velaio lo identifica come “sandwich di Mylar o di dacron”.
Laminati da regata
Sono conosciuti con i marchi commerciali dei fabbricanti di tessuti come: PX,
PE, IX, KVT, SP, TS, SX della Dimension Polyant, DIAX della Bainbridge e ASTRO
della Contender ovvero due strati esterni in film di Mylar e una rete interna
composta di fibre unidirezionali intersecate da fibre trasversali e diagonali.
La struttura è simile a quella dei sandwich da crociera sebbene si punti più
che alla durata e alla maneggevolezza alla rigidità della forma e alla
leggerezza della vela nelle prime ore di uso. Se la struttura a “panino” è
simile a quella dei laminati da crociera cambia la qualità dei materiali, più
nobilileggeri e resistenti. Le fibre di queste reti interne (spesso di tipo
diverso tra loro) possono essere di diversi materiali che abbiamo
precedentemente, dal Mylar al Kevlar o carbonio.
Membrane
Abolendo la pannellatura classica è ora possibile realizzare vele più leggere e
durature, in grado di mantenere la forma originale molto più a lungo di una
vela tradizionale realizzata a pannelli. Come abbiamo scritto altrove il
segreto dei progettisti è mettere materiale e quindi peso solo dove serve,
rinunciando a tutto ciò che è superfluo. Questa tecnologia permette di
costruire la membrana che costituisce il “corpo vela” rinforzandola dove serve
con fibre strutturali orientate utilizzando Polyestere, Pentex, Kevlar,
Spectra, Vectran e Carbonio. Recentemente è scaduto il brevetto più forte e
questo ha consentito a più di una veleria o produttore di materiali di
esplorare con più libertà il settore. Le membrane sono vele composte da due
pelli al cui interno vengono inserite le fibre strutturali la cui disposizione
è ottimizzata secondo la mappa degli sforzi e il tipo di vela. Le fasce che
compongono la vela vengono assemblate con incollaggio a caldo e pressatura su
forma. Talvolta si aggiunge un taffetà esterno per resistere meglio alle
abrasioni e alla luce. L’idea più originale è quella di North Sails con il 3DI,
un pannello che viene realizzato in un corpo unico su stampo convesso: in
pratica mentre si costruisce il materiale laminato si realizza anche la vela in
forma. I concorrenti si sono adoperati per riuscire a realizzare qualcosa di
simile, tuttavia la fondamentale differenza resta che il 3DL è realizzato su
uno stampo che ha la forma finale della vela, mentre i concorrenti realizzano
una membrana laminata in piano cui si dà la forma con il consueto taglio curvo
dei ferzi. La differenza sta anche nella lunghezza dei “fili”, che in alcune
pannellature sono interrotti. Sul piano pratico si sente un vantaggio concreto
per vele molto grandi ed evolute, per esempio i Coppa America dove il 3Dl è del
tutto necessario e dove lunghe superfici di incollaggio o cucitura possono
essere elementi di debolezza. Al momento c’è evoluzione (e talvolta discussione
a suon di avvocati) e le vele più simili alle 3Dl e in alcuni aspetti anche più
innovative perché lavorate anche sotto vuoto appaiono le One Sails Millennium
che stanno anche collezionando vittorie in regata. Con la tecnologia di
realizzazione di grandi pannelli orientati sono in commercio il D4 Dymension
Polyant realizzato nell’impianto D4 in Australia, c’è il sistema Spidertech di
Fiorenzi Marine Group e il Rox System di Zaoli. Altro metodo è il rotolo di
tessuto orientato Genesis utilizzato da Qantum.
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