13/08/2008

Corsica, primo amore


Lungo la costa da Capo Corso a Porto Vecchio, uno dei paradisi della vela. Numerosi ancoraggi, notti in rada e l’emozione del passaggio delle Bocche. "Qualcuno ha definito la Corsica “una profumata montagna di granito circondata da ancoraggi”. Questa definizione rende l’idea di che cosa il diportista si debba aspettare da una navigazione attorno a quest’isola". È con queste parole di Massimo nelle orecchie (il nostro addetto alle guide) che le nostre tre barche mollano gli ormeggi da La Spezia con rotta a sud-ovest. Dopo 70 miglia doppiamo finalmente Capo Corso e la rotta diventa 180° per la nostra prima tappa: St. Florent. Il paesino è molto bello, purtroppo però in estate il porto è affollatissimo (ci renderemo presto conto che in Corsica è così ovunque) e per trovare posto bisogna arrivare nel primo pomeriggio. La rada però è sicura, il fondo tiene bene e all’àncora si può dormire tranquilli. Navigando verso Ovest costeggiamo dapprima la spiaggia di Saleccia e un lungo tratto desertico affascinante per i suoi paesaggi che ricordano i film di Sergio Leone, poi L’Ile Rousse e un tratto di costa più frastagliato. Infine attraversiamo il grande golfo che ci porta a Calvi. Il promontorio con la cittadella fortificata accoglie le barche fin da lontano, maestoso e antico. Il porto è sempre affollatissimo, ma per la stagione estiva la baia è costellata di gavitelli dove l’ormeggio è comodo e, quasi, economico (tra i 40 e i 60 euro a notte per una barca dai 12 ai 14 metri). L’unica pecca è la necessità del tender per scendere a terra. Il paese è accogliente, arrampicato sulla roccia e brulicante di turisti. I locali e i ristoranti hanno quasi tutti una vista mozzafiato e fino alle prime luci dell’alba sono affollati di gente. La navigazione a questo punto prosegue verso sud costeggiando una delle scogliere più affascinanti di tutto il Mediterraneo. Il tratto di costa da Punta Revellata a Capo Cossu è un susseguirsi di rocce coloratissime e di insenature con vegetazione lussureggiante. Dopo aver doppiato Punta Bianca, Punta Rossa e Punta Nera, si apre alla nostra sinistra il Golfo della Girolata che offre ridossi mozzafiato. L’unico problema è che è esposto a quasi tutti i venti, quindi la sosta per la notte è sicura solo con condizioni molto buone. Noi proseguiamo verso Ajaccio. Nella navigazione veleggiamo tra le isole Sanguinarie e la terraferma. Il fondo non è più di 6 metri nel punto maggiore, quindi occorre prestare attenzione. Il nome truce serve solo per descrivere l’ incredibile colore rosso di cui si tingono queste rocce al tramonto. Nella città che ha dato i natali a Napoleone cerchiamo di ormeggiare nel Port Tino Rossi, il più vecchio dei due porti, non perché meglio attrezzato ma perché più vicino al centro della città. Ancora una volta i porti sono davvero stracolmi, e la baia è invasa da barche all’àncora, il fondo è ottimo tenitore. La città è più grande dei porti in cui siamo stati finora, ma è bella, allegra e offre tutto ciò che si può desiderare, ogni tipo di ristorante, locali notturni eccellenti, assistenza per la barca e supermercati per rifornire la cambusa. Riprendendo il largo, dopo la sosta rigenerante e divertente nella più grande delle città che incontreremo avvistiamo la bella Ile Piana, un piccolo ancoraggio sulla costa est dell’isola, è ridossato tranne che dai venti da nord e ci offre un meraviglioso pomeriggio, anche se preferiamo ormeggi più sicuri per la notte. Passiamo Punta della Castagna e Capo Muro, per inoltrarci fino al porto di Propriano dove passeremo la notte. La cittadina è allegra e turistica e il marina, costruito a est del porto commerciale, ne è ben protetto ed è attrezzato bene. “Per chi volesse con cedersi una giornata di relativo riposo”. Ci informa Massimo, guida alla mano, “da qui è facilmente raggiungibile il sito preistorico di Filitosa che vale la pena di visitare per vedere i meravigliosi menhir antropomorfi risalenti a 4.000 anni prima di Cristo”. Facendo attenzione ai pericoli rappresentati dagli Scogli d’Olmeto e dalle Moines, navighiamo costeggiando un paesaggio frastagliato e affascinante, con grandi valloni, rocce verticali e grandi fiordi, fino a giungere alla grande baia di Murtoli. Qui, a circa ottocento metri dalla spiaggia, su un fondale profondo 12 metri, è adagiato un aereo Vickers Viking (senza coda) che negli anni cinquanta, mentre trasportava il gruppo di pattinatori di Holiday on Ice, è stato costretto a un ammarraggio. Un bagno, anche solo per guardarlo dall’ alto, è davvero un’esperienza diversa dal solito. Quando salpiamo siamo consapevoli che si avvicinano le miglia di navigazione più difficili del nostro itinerario: le prossime due tappe saranno proprio nelle fatidiche Bocche di Bonifacio. Abbiamo scelto di navigarle verso est per non dover affrontare il vento prevalente di prua. Questo passaggio, tra Corsica e Sardegna, ha un vento e una meteorologia differente dal resto del Mediterraneo e anche il bollettino gli dedica un capitolo a sé. Il vento prevalente è da Ovest, ovviamente più forte nei giorni di maestrale. Le coste sono punteggiate da scogli pericolosi, è quindi assolutamente necessario navigare con prudenza e con una buona carta nautica. Se si seguono queste piccole accortezze la veleggiata può essere tra le migliori pensabili. È quasi impossibile trovare giornate senza vento e il paesaggio toglie il fiato. L’arrivo a Bonifacio è la degna chiusura di questa splendida navigazione. Il porto è il più affascinante di tutta l’isola (di tutto il Mediterraneo, secondo alcuni portolani), con il suo fiordo dalle pareti di roccia verticali sormontate dalla cittadella medievale fortificata. Il porto ovviamente è spesso troppo frequentato, è bene quindi non arrivare troppo tardi. Una soluzione, in caso non ci sia proprio posto, è proseguire qualche miglio più a Ovest, fino a Cala de Paraguanu, una bella baia con una spiaggia bianca, ben riparata tranne che da Sud. Quando ripartiamo sarebbe forte la tentazione di volgere la prua verso la Sardegna, La Maddalena o Caprera, il paradiso dei velisti è a poche miglia da noi, ma ci sarà tempo per viverlo in un altro viaggio. Decidiamo di concederci una sosta tra Cavallo e Lavezzi. Questi due eden, scelti dall’alta società per le proprie ville, fanno parte di una riserva, ed è dunque proibito pescare e praticare qualunque attività possa essere di disturbo alle specie animali e vegetali della zona. Questa volta scegliamo Lavezzi per passare la notte e ci dirigiamo nella parte sud dell’Isola, anche per evitare la miriade di scogli che punteggiano la costa Nord, verso Cala Lazzarina, una bella baia ridossata da tutti i venti tranne quelli da sud. La nostra crociera finisce a Porto Vecchio, che è abbastanza ben servito da traghetti e altri mezzi di trasporto. Questa cittadina ha ormai una periferia dalle sembianze urbane, ma ha conservato un cuore antico con la fortificazione, la piazzetta in cui sorge la chiesa e qualche negozietto di souvenirs. Ma soprattutto le piccole vie, che oggi sono una sequenza di minuscoli ristoranti dove mangiare dell’ottimo pesce. Il porto è ben attrezzato, ma anche sempre affollato, può capitare di dover restare all’àncora nel golfo, dove per altro l’ ormeggio è sicuro.
Luoghi\Mediterraneo
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