Questo spazio è dedicato ai racconti di navigazione dei nostri lettori, che
verranno di volta in volta pubblicati con le foto del viaggio. Iniziamo con la
traversata atlantica di Matteo Liberotti.
Dall’altra parte dell’oceano da Ostia ai Caraibi
Come poter scrivere qualcosa sulla traversata atlantica, soprattutto se si è
alla ‘prima’, senza nessuna esperienza di questo tipo alle spalle, solamente
tanto coraggio, ma anche molta paura. Con Baruffa, Giulio e la gatta si parte
in una bella mattina con un vento teso. Era il 26 novembre se non ricordo male.
Il vento ci spingeva a 7, 8 nodi al gran lasco, c’era una bell’onda formata da
poppa che ci faceva raggiungere anche 9 nodi surfando come matti. Baruffa
volava.
L’avventura è iniziata il 30/6/2006, quando Matteo Liberotti, armatore e
skipper di Baruffa, uno splendido sloop Canados 44, è salpato dal porto di
Roma, ad Ostia, alla volta di Olbia.
Due mesi di bordi tra la Maddalena e Bonifacio per formare l’equipaggio e
prepararsi alla traversata. Un equipaggio di cinque persone salpa il 31 agosto
da Porto Torres alla volta delle Baleari: mare piatto, vento assente e molto
motore.
Da lì di filata ad Alicante e poi Gibilterra, dove l'equipaggio si riduce.
Saranno in tre ad affrontare la prima tappa della traversata atlantica, da
Gibilterra alle Canarie: partenza il 26/9 ed arrivo il 2/10 a Fuerteventura.
Venti giorni per preparare la tappa successiva, sulla rotta per Capoverde. L’
equipaggio a questo punto è composto da 4 persone, di cui solo due con una
buona esperienza.
Baruffa arriva all’isola del Sal il 27 ottobre. Dopo un mese di riposo e
qualche lavoretto, si riparte (il 26/11) per il grande salto. Saranno in due a
compiere la tappa più impegnativa di questo viaggio: Matteo (skipper con la sua
formazione ed esperienza mediterranea ) ed il suo amico Giulio (che ha alle
spalle solo un mese di navigazione).
Le giornate trascorrono lentamente al ritmo del vento, ma soprattutto del sole
che con il suo salire e scendere dava il ritmo a questa musica che è l’Oceano,
che è la navigazione oceanica. C’eravamo organizzati con dei turni di tre ore
di notte, mentre di giorno c’erano sì i turni, ma si era molto più elastici.
Qualche ora prima del waypoint è in attesa la prima sorpresa. Stavo dormendo
quando: "Matteo! Matteo! Ho visto dei lampi!"
"Arrivo... un attimo… cazzo che lampi! Prendiamo un’altra mano di terzaroli,
che forse ci si bagna questa sera, che ore sono?"
"Un quarto alle 2"
"Cazzo dai eccoci qui, ora dobbiamo solo aspettare…mamma mia quanto è brutto e
buio non si vede niente! Dai che arriva l’alba e non piove".
E invece eccola...
Da quel giorno ci aspettarono altri 4 giorni di brutto tempo, che
soprannominammo “il Nulla” per dargli un aspetto familiare. In barca e in
traversata tutto è familiare: il mare, il vento, i delfini. Non so come dirlo,
ti senti in armonia con il mondo, anche con il brutto tempo.
Giornalmente, da Roma, l’associazione “Oltremaresailing- away” forniva con il
satellitare le previsioni atmosferiche. All’alba del 6/dicembre, l’avvistamento
della 7 terra, dopo 11 giorni di mare, uno scoglio verde appariva nell’oceano:
era l’isola di S. Ferdinando di Noronha. Si riprende il mare, con destinazione
Fortaleza, dove arrivano il 9/dicembre.
"Terra finalmente, terra!".
E' strano vedere terra dopo 11 giorni di mare, di solitudine, di poche parole…
ma la terra mai come ora è amata dal popolo di Baruffa. E tutti emozionati come
bambini iniziamo a preparare l’atterraggio.
Le isole sono molto diverse da quelle che avevamo vissuto a Capo Verde: molto
verde, molti picchi che si alzano dal mare come cime di montagna.
Scendiamo. L’accoglienza è delle più belle anche se noi con tutte le nostre
paure non ci lasciamo subito andare, ma riusciamo a vivere quelle poche ore di
Brasile a Fernando de Noronha. L’isola è molto turistica. Mangiamo qualcosa di
buono, ma soprattutto fresco, beviamo la nostra prima aqua de coco, e poi
ripartiamo dopo aver lasciato 200 euro per la sosta.
Altri due giorni di navigazione, quasi tutta a motore con le vele aperte ma con
poco vento. Due noiosissimi giorni per atterrare finalmente a Fortaleza.
Siamo in Brasile, è bello ed emozionante sapere di esserci riusciti, di aver
passato l’equatore per la prima volta e di averlo fatto con le mie forze come
lo facevano ai vecchi tempi. Ci sentiamo persone di un'altra epoca, ritorniamo
subito in noi e ci buttiamo in quel caos che è il Brasile, festeggiando davanti
a una bella bistecca e a tre bottiglie di vino la nostra piccola impresa.
Il sodalizio si scioglie: Giulio decide di fare un’esplorazione dell’Amazzonia,
Matteo e Baruffa rimangono soli in una confortevole marina a prezzi equi.
Con me porto un ricordo commovente della prima traversata, una magia mi ha
accompagnato nell’Oceano, dove non puoi fermarti, ed è così anche nella vita:
non puoi e non devi fermarti.
Oltre ai soliti compagni di viaggio, i delfini che giornalmente ci vengono a
salutare, abbiamo la fortuna di assistere a un arcobaleno stupendo, ma
soprattutto a un fenomeno a cui non riusciamo a dare una spiegazione. Tutto
intorno a noi iniziamo a vedere delle “esplosioni” di luce fosforescente, che
durano una frazione di secondo ma che illuminano un bel metro quadro d’acqua.
Cosa sia non sta a noi saperlo. Questa esperienza ci fa capire quanto ancora
sia da scoprire questo mondo che senza pietà stiamo distruggendo.
Fu un'esperienza indimenticabile, come quella dei delfini di notte illuminati
dal placton, che al contatto con la loro pelle diveniva fosforescente.
Due fenomeni, due eventi indimenticabili che mi hanno riportato ad una
dimensione molto più naturale del mio essere -
Partono le e-mail alla ricerca di un nuovo equipaggio, mentre trascorrono il
Natale e il Capodanno. L’equipaggio si forma ed è alquanto cosmopolita: Andrei,
sud africano, Tobia, canadese e Samuele italiano.
Salpano il 17 gennaio, passando molto larghi davanti all’estuario del Rio delle
Amazzoni ed il 23 si approda all’isola della Salut-Royale, (Guaiana francese).
Un giorno di riposo e il 24 gennaio, navigano verso Trinidad , dove arrivano il
28 gennaio. Qui passano il carnevale e, dopo qualche problema burocratico,
salpano il 21.2 verso l’isola Margarita in cui arrivano il 22/2. Il 24.2 la
prua di Baruffa punta verso l’arcipelago di Los Roques, dove è previsto un
incontro con alcuni soci, venuti dall’Italia. Il 26.2 Baruffa arriva a Gran
Roque, dove viene abbordata dagli amici italiani con una lancia dei pescatori
locali. Passano alcuni giorni tra le spiagge e le isole.
Tante cose in me sono cambiate: su come vedere la vela, la navigazione a vela.
Ho imparato a dare il giusto peso, il giusto valore alle paure, alle ansie che
ti possono venire. Ho capito, o almeno credo, molte cose sull’amicizia. Ho
imparato a condividere e a rispettare il mio amico, il mio compagno di viaggio.
Ho imparato che in barca e nella vita ogni cosa che tu puoi fare per lui, in
realtà la stai facendo a te stesso.
Con Giulio, alla fine della traversata bastava guardarci per capirci.
Il 3 marzo 2007 si riparte con destinazione Puerto La Cruz, dove Baruffa viene
portata in secco per riposare alcuni mesi: a ottobre riprenderà il mare!
Matteo Liberotti