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Defibrilatore a bordo, perché è utile

18 novembre 2017
Defibrilatore a bordo, perché è utile
L'importanza della presenza di un defibrilatore a bordo per interventi decisivi volti alla sopravvivenza della persona. Ce ne parla Giovanni Staffilano, cardiologo e medico dello sport

Il sinistro che ha visto la morte di un uomo per arresto cardiaco durante una battuta di pesca a Giulianova ripropone il tema della sicurezza a bordo delle imbarcazioni, soprattutto con riferimento al primo soccorso nelle patologie cardiache, che in più episodi hanno portato al decesso di personale imbarcato o di passeggeri.
Ci si pone soprattutto il tema dell’attrezzatura da tenere a bordo e del suo utilizzo: basti pensare alla importanza del defibrillatore che in più settori è imposto per legge in quanto in molte circostanze, infatti, si è evidenziato quanto il defibrillatore sia strumento che incrementa in modo decisivo le possibilità di sopravvivenza della persona.

Il trasporto di defibrillatori

Defibrilatore a bordo, perché è utile

su imbarcazioni rappresenta una questione già affrontata a livello internazionale: il Comitato per la sicurezza marittima (MSC) dell’Organizzazione marittima internazionale (OMI) raccomandava il trasporto a bordo di tali attrezzature quali parte del kit o della borsa di pronto soccorso medico.
Questa raccomandazione era però limitata a precise e limitate categorie di navi passeggeri, che di norma non dispongono di medico a bordo. Accanto alla presenza dei kit occorre poi personale medico qualificato costituito da un’infermiera diplomata, da paramedici o da un membro dell’equipaggio responsabile dell’assistenza medica a bordo sotto la supervisione di personale medico.
Il Decreto del Ministero della Salute del 1 ottobre 2015 “Modificazioni della Tabella allegata al decreto 25maggio 1988, n. 279, che indica i medicinali, gli oggetti di medicatura e gli utensili di cui devono essere provviste le navi nazionali destinate al traffico mercantile, alla pesca e al diporto nautico” ha previsto la presenza di un defibrillatore semiautomatico esterno solo in caso di presenza di medico a bordo o a discrezione dell’armatore.
A livello comunitario, nel settore del diporto, la direttiva 2013/53/CE sul ravvicinamento delle disposizioni legislative, regolamentari e amministrative degli Stati membri riguardanti le imbarcazioni da diporto pone in capo agli Stati membri il diritto di adottare disposizioni sull’impiego di tali imbarcazioni in acque soggette alla loro giurisdizione, al fine di garantire la sicurezza.

Intervista a Giovanni Staffilano cardiologo

Defibrilatore a bordo, perché è utile

Nel nostro ordinamento, da tempo, alcuni progetti di legge hanno tentato di porre l’accento sulla necessità di rendere obbligatoria la presenza a bordo dei defibrillatori per un intervento tempestivo.
Abbiamo chiesto un commento al dottor Giovanni Staffilano, cardiologo e medico dello sport, che si occupa anche di applicazioni della telemedicina alla cardiologia. «Se si riesce ad intervenire correttamente con il primo soccorso e il defibrillatore entro i primi 5 minuti -afferma Staffilano - possiamo ridare vita a chiunque subisca un arresto cardiaco: l’esempio più calzante è quello degli aeroporti nella maggior parte dei quali la mortalità per arresto cardiaco è del 75%. Invece nell’aeroporto di Chicago la mortalità scende al 7- 8% per la presenza di un defibrillatore ogni 300 m circa. Tutto ció dimostra l’importanza sia del defibrillatore sia della presenza di personale specializzato nel primo soccorso e nell’utilizzo del defibrillatore stesso. La tempestività si esprime in primis nel primo soccorso e successivamente nell’allarme ai presidi di 118 ed emergenza sanitaria territoriale, deputati al trasporto in emergenza ospedaliera».
«Le navi e i porti - aggiunge Staffilano - hanno di per sé un indice di rischio cardiologico più elevato ben conosciuto a chi si interessa di fisiopatologia cardiaca. Infatti tra i principali stress acuti che possono scatenare una sindrome coronarica o un infarto vi è l’attività fisica isometrica (cioè di elevata intensità senza movimento articolare) aggravata se la stessa viene svolta in condizioni climatiche avverse come freddo, pioggia, nebbia, in cui la vasocostrizione viene peggiorata dallo sbalzo termico. Il lavoro sulle navi è spesso caratterizzato da attività da isometrica e quindi è fondamentale avere delle postazioni cardio protette sulle imbarcazioni».
E il settore del diporto? Ne è coinvolto in egual misura?
«Certamente, questo non riguarda solo l’attività lavorativa a bordo, ma anche il diportista la cui etá media e le modificazioni indotte dal benessere (stress cronico, patologie cardio polmonari, sindrome ipocinetica, diabete) costituiscono un ulteriore fattore di rischio verso le cardiopatie ischemiche acute».
E dunque ipotizzando le azioni e le dotazioni necessarie?
«Oggi, conclude Staffilano - è necessario un controllod el territorio attraverso un incremento delle postazioni di defibrillazione:nei porti turistici (molte marine sono oggi già cardioprotette) e sulle navi. Ciò deve essere accompagnato dalla formazione di personale che abbia una formazione specifica sul primo soccorso e sull’uso del defibrillatore. Non da ultime sono necessarie ed auspicabili nuove strumentazioni che permettano non soltanto l’utilizzo del defibrillatore in modo sicuro affidabile e ripetibile (anche attraverso di sistemi di audio video guida), di geolocalizzare la sede dell’emergenza e di avvertire direttamente il 118, in modo da ottimizzare tutta la catena della sopravvivenza».

Giovanni Staffilano è cardiologo e medico dello sport. Formatosi alla Scuola di Chieti è membro di Commissioni ministerialie di Isfeth

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