Il sud che resiste
(e che conosciamo)
Nelle regioni meridionali è prodotto un terzo delle barche italiane, spesso di eccellente qualità. Frutto dell’impegno di aziende e di uomini che, come raccontiamo nel grande dossier di questo mese, non chiedono di essere assistiti, ma sostenuti
Una barca italiana su tre viene costruita al Sud. Cantieri di tradizione antica o di nascita recente, specializzati in piccoli natanti o in imbarcazioni importanti, impiantati sulla costa o nell’entroterra, contribuiscono a fare grande il made in Italy nella nautica. Eppure il loro lavoro continua a non ottenere il giusto riconoscimento. Il mercato li apprezza, molti di essi sono più noti all’estero che in Italia. Ma per stare a galla faticano sempre più perché sulla loro attività si addensano, come una tempesta perfetta, tutti i mali del nostro Paese: alto costo del lavoro, fisco oppressivo, burocrazia soffocante, mancanza di infrastrutture e di sostegno finanziario a chi ne avrebbe più bisogno. Aggiungete che qualunque attività nel nostro Mezzogiorno - inutile nasconderci dietro un dito - è drammaticamente esposta agli appetiti e ai ricatti della criminalità, e avrete il quadro completo. Se avviare qualunque impresa al Sud è quasi sempre eroico, costruire e vendere barche è quasi un miracolo. Fino a quando non alzeranno bandiera bianca?
Il fatto è che la nautica da Roma in giù è lo specchio di un’abbagliante chiarezza del patrimonio sprecato. Un patrimonio che potrebbe renderci tutti più ricchi e che facciamo di tutto per dilapidare. Per questo abbiamo deciso di realizzare e pubblicare in questo numero di Vela e Motore un ampio e approfondito rapporto sull’attività nautica, di costruzione ma anche di accoglienza, nelle regioni meridionali. Abbiamo visitato le aziende, ascoltato gli uomini che le mandano avanti, visto i prodotti del loro lavoro. Abbiamo toccato con mano qualità, professionalità e coraggio. Tanto coraggio. Fino a quando?
Ci auguriamo che il nostro modesto contributo serva almeno a far capire, soprattutto a quel potere politico che da anni promette una vera strategie di sostegno - non di assistenzialismo - per l’economia meridionale, quale enormi potenzialità abbiamo nelle nostre mani. E a farci vergognare, perché non si può continuare a blaterare di futuro del Sud, senza preoccuparci del suo presente.
Marta Gasparini
P.S. L’ampio rapporto pubblicato su questo numero della rivista non resterà un’iniziativa isolata. Ogni mese le notizie e i problemi della nautica del Sud riceveranno particolare attenzione e spazio, con importanti approfondimenti.
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