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E' in edicola Vela e Motore di marzo

Un numero ricco, con un'inchiesta su costi di gestione della barca (e con i nostri consigli) e un servizio sul Big Blu di Roma...

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La passione non si misura a metri

 

In attesa della ripresa, si colgono segnali di un nuovo modo di avvicinarsi alla nautica. Partendo anche da piccole imbarcazioni che il taglio dei prezzi rende sempre più abbordabili. Come abbiamo visto al Big Blu di Roma

 

All’improvviso non è più chi vende a fare il mercato, ma è chi compra. I prezzi sono davvero convenienti. Resi ancora più allettanti dal fatto che si stanno recuperando – o meglio scoprendo i vecchi valori, quello che gli americani chiamano “back to basis”, un’operazione che riporta in pozzetto e non in banchina il mondo nautico, più vicino alle passioni che alle esibizioni.

Mai come oggi, chi può comprare ha a disposizione una flotta di barche ampia e variegata, offerta con modalità sempre più vantaggiose, modellate sulle esigenze e disponibilità del singolo cliente.

E’ ciò che abbiamo visto al Big Blu di Roma di febbraio, una fiera dai confini certamente contenuti, ma concreta e dalle forti potenzialità di crescita: con un quartiere nuovo, efficiente, ben collegato, circondato da strutture ricettive adeguate, dove il “ricatto” dei costi non è la variabile che fa decidere se esporre o meno.

L’impostazione della rassegna romana sicuramente verrà replicata. Vedremo tanti altri “piccoli” saloni dove passeggiare cercando di comprare modelli gestibili, o magari solo accessori per la vecchia e amata barca. Dall’estero abbiamo molto da imparare. In Francia e Inghilterra, ma anche in Germania e nel nord Europa, la nautica non è solo sopra i quindici metri, ma abbraccia tutti coloro che nutrono la passione di chi va per mare. Basta del resto spingersi ogni estate in Corsica o in Grecia per notare la straordinaria quantità di barche sotto i dieci metri, quasi tutte a vela, che battono bandiera francese, tedesca, belga, quasi mai italiana. La ragione, come sappiamo, è che da sempre nel nostro Paese coltiviamo una straordinaria predisposizione a ostentare una passione piuttosto che a praticarla. La nostra incultura del mare (alla quale forse non è del tutto estranea la barbara devastazione che continuiamo a perpetrare delle nostre coste) ha radici difficili da estirpare. Il “boom” dei decenni passati ha fatto vendere tante barche, ma la vera voglia di navigare non è cresciuta di pari passo. Oggi, in questa infinita vigilia di ripresa economica, dove l’austerità torna a essere considerata un valore, in attesa di possedere più denaro cerchiamo di far fruttare fino all’ultimo euro quello di cui faticosamente disponiamo. Così, come abbiamo visto al Big Blu, possiamo anche scoprire che la bellezza del mare e del navigare non dipende dalla lunghezza della chiglia che lo solca. Anzi...

 

Marta Gasparini

 

 

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