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Editoriale

con un vademecum sulla nuova tassa di stazionamento, tutte le novità dai saloni di Parigi e Amsterdam e 8 prove in acqua di barche a vela, a motore, battelli e fuoribordo...

Il capro espiatorio

 

Ancora una volta la nautica  diventa terreno per demagogici  esercizi di lotta all’evasione. Per incassare un pugno di euro, si infligge una mazzata, ben più costosa, all’intero il settore

 

Ritorna la tassa di stazionamento. Dopo la sua abolizione nel 2003, non se ne sentiva proprio il bisogno. Allora le condizioni socio-economiche del nostro Paese permettevano allo Stato di rinunciare a un introito che, tra l’altro, già allora si era rivelato del tutto marginale. Oggi, invece, il governo Monti reintroduce il balzello prendendo di mira i beni di lusso di tra cui le barche, con un’iniziativa di evidente sapore demagogico che non tiene conto delle ripercussioni negative, ben maggiori dei benefici.

A salvarsi da questa nuova tassa sono soltanto i natanti e pochissime altre categorie ma è, invece, la nautica italiana a rischiare l’affondamento. Nel nostro servizio a pagina 14 presentiamo e commentiamo il testo completo della legge.

La tassa dovrebbe produrre un introito di 200 milioni di euro, ma si pensa di aver ragionato per difetto ed è cominciata la caccia a possibili integrazioni.

Comunque sia, un piccolo incasso. Dal quale scaturiranno ripercussioni negative che sono evidenti a tutti tranne che ai nostri governanti. Si continua a dire che per risollevare la nautica in ginocchio è indispensabile valorizzare i nostri approdi e creare una sinergia sempre più stretta con l’offerta turistica e i servizi a terra; si continua a dire che la nautica dovrebbe diventare uno strumento principe per far conoscere e valorizzare il nostro patrimonio culturale, soprattutto da parte dei viaggiatori stranieri. Invece, l’effetto della tassa sarà esattamente il contrario: allontanare le barche dall’Italia e riempire gli approdi della Costa Azzurra, della Croazia e, presto, del Montenegro. Diminuirà la voglia di ormeggiare e approdare in Italia, mentre il disagio di chi va per mare sentendosi un perseguitato, una sorta di capro espiatorio su cui esorcizzare il demone (finora invincibile) dell’evasione fiscale. Altro sarebbe stato se in cambio del salasso il governo si fosse impegnato a investire nel settore, e a usarne il ricavato per stimolare e sostenere le imprese che, tra occupazione diretta e indotto, danno lavoro a oltre 110 mila persone. Certo, sarebbe stato un po’ più complicato, e magari di minor impatto mediatico.

 

Marta Gasparini

Caporedattore

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