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Fondali senza segreti

31 luglio 2009
Fondali senza segreti
Settembre 2001, il titolo Echi Profondi introduceva un test di 10 pagine e otto ecoscandagli di nuova generazione, per l’epoca. I prezzi andavano da un minimo di 686.000 lire a un massimo di 1.267.000. Tutti rigorosamente con schermo in bianco e nero. Di colore, in quel periodo, neanche a parlarne, era un lusso dei costosissimi modelli professionali. Settembre 2005, altra prova (con titolo Il fondale in diretta), dieci modelli con una proporzione colore/bianco e nero ...

Fondali senza segreti

Settembre 2001, il titolo Echi Profondi introduceva un test di 10 pagine e otto ecoscandagli di nuova generazione, per l’epoca. I prezzi andavano da un minimo di 686.000 lire a un massimo di 1.267.000. Tutti rigorosamente con schermo in bianco e nero. Di colore, in quel periodo, neanche a parlarne, era un lusso dei costosissimi modelli professionali. Settembre 2005, altra prova (con titolo Il fondale in diretta), dieci modelli con una proporzione colore/bianco e nero cambiata nettamente: 7 a 3. I prezzi andavano da un minimo di 346 euro a un massimo di 1.188. Giugno 2009, ancora dieci modelli per tutte le tasche, per ogni utilizzo ed esigenza, soprattutto quelle “amatoriali”. Le categorie sono due: multifunzione chartplotter/fishfinder e solo eco. Le differenze di prezzo sono decise. Per i primi ci vuole una cifra che va dai 900 ai 1.500 euro, per gli altri tra i 300 e 540 euro, con l’eccezione di un modello entry level in bianco e nero che ne costa solo 100. Ovviamente il mercato propone molti altri modelli e questo non vuol essere un test comparativo né di confronto bensì una guida ai prodotti più interessanti per il diportista. Differenze tra le due categorie? Soprattutto di praticità nella gestione delle schermate. I multifunzione hanno schermi più grandi, tra i 5” e i 7”, più agevoli da consultare e dalla risoluzione maggiore. Vanno meglio su barche di medie dimensioni, in cui c’è bisogno anche di carteggiare, per spingersi in battute di pesca che non siano solo una facile, per quanto gustosa, traina costiera. Possono memorizzare waypoint, rotte, secche. Un sistema completo per gestire tutta la giornata, dal raggiungimento della zona di pesca allo studio del fondale, alla ricerca di pesce. I più piccoli hanno display tra i 4,3” e i 5”, sono ideali per barche dove lo spazio a disposizione non eccede, dove c’è bisogno di uno strumento più compatto come barche aperte, gommoni, piccoli fisherman. E per chi vuole spendere meno. Nella nostra prova abbiamo cercato di esaminare prodotti di “primo prezzo”, ovvero in kit con trasduttori di plastica da specchio di poppa. Sono più economici e più facili da installare. Ma per chi vuole prestazioni maggiori e immagini più nitide esistono trasduttori con prestazioni superiori. Sono quelli passanti in bronzo. Non possono essere montati su tutti i tipi di carene, costano cari – qualche centinaio di euro – e richiedono installazioni molto precise, visto che si deve bucare lo scafo. Come scegliere Prima di esaminare alcuni trucchi è importante fare una breve premessa per meglio comprendere il funzionamento di questi strumenti. Esistono tre dati tecnici fondamentali: la potenza (Watt), la frequenza del sonar (Hz) e l’angolo del cono con cui il segnale viene emesso, misurato in gradi. Nella scelta del modello di eco e di trasduttore più adatto alle nostre esigenze di pesca è quindi fondamentale ricordare questi tre dati tecnici e comprenderli a fondo. Uno dei principali errori commessi da chi si avvicina per la prima volta a questo settore è la falsa convinzione che strumenti più potenti garantiscano prestazioni migliori in senso assoluto. La potenza non è direttamente proporzionale alla capacità di leggere con precisione i fondali più profondi, infatti il suono ha maggiore capacità di propagarsi in un fluido più è bassa la sua frequenza. Ne consegue che è la frequenza che, abbinata alla potenza dello strumento, incide in modo deciso sulle prestazioni degli ecoscandagli. Le frequenze disponibili sul mercato sono le più varie e ne esistono da 400, 200, 125, 50 e anche 28 kHz. Si potrebbe ora pensare che la soluzione migliore sia scegliere un ecoscandaglio ad alta potenza e con bassa frequenza, ma questa soluzione non è sempre ideale per due motivi. Il primo è che un’alta potenza porta a qualche problema quando si pesca su bassi fondali. Quindi per chi pratica la traina con il vivo, o qualsiasi tipo di traina lenta con esche affondate - di solito praticata su batimetriche comprese tra i 20 e i 30 metri - gli eco troppo potenti non rappresentano la soluzione ideale. Il secondo problema è invece che le basse frequenze hanno un cono d’uscita del suono più ampio degli altri strumenti. Di conseguenza quando si legge il fondo si crede di esaminare la porzione di fondale proprio sotto la barca, mentre in realtà, se il cono è troppo ampio, la porzione di fondale letta dall’eco aumenta in modo esponenziale. Questa volta il problema è legato alle alte profondità, infatti leggendo lo scandaglio si potrebbe essere convinti di calare i nostri filaccioni o bolentini di profondità sulla cigliata di una secca mentre magari siamo a 50 metri dalla stessa. Facciamo un esempio pratico per spiegare meglio: poniamo per assurdo di avere una frequenza così bassa da emettere un cono con un angolo di 45°, questo fascio di onde colpisce una fascia di fondo quasi pari alla profondità che viene letta. Di conseguenza se stiamo calando le nostre esche su una secca posta a 80 metri, quello che leggiamo sullo schermo del nostro eco è il fondo sotto la nostra barca per un raggio di 40 metri. Per risolvere questo problema ci vengono in aiuto gli strumenti con trasduttore a doppia frequenza e funzione dual screen, infatti esaminando in contemporanea le due letture effettuate con frequenze differenti si potranno notare le differenze e meglio comprendere la conformazione del fondale. Appare quindi evidente che non esiste un ecoscandaglio migliore di altri in senso assoluto, ma che in base al tipo di pesca che pratichiamo, alle batimetrie su cui caliamo le nostre esche, e ai luoghi in cui ci rechiamo di solito, occorrerà scegliere un eco con potenza e frequenza coerenti con i nostri obiettivi. Come riconoscere i pesci Per molte tecniche di pesca risulta poi fondamentale capire quali siano i pesci che passano sotto la nostra barca. Una volta ottenuta una certa esperienza riusciremo infatti a capire, in base al tipo di segnale riportato sullo schermo, se sotto di noi stia passando un tonno piuttosto che una ricciola o un dentice. L’identificazione del pesce presente sotto la nostra barca dipenderà, oltre che dalle informazioni riportate dall’eco, anche dalla conoscenza delle abitudini delle prede e dal luogo in cui ci troviamo nel momento in cui viene effettuata la lettura. Se stiamo pescando in drifting su un fondale di oltre 100 metri sarà improbabile che i pesci segnalati sullo schermo siano rappresentati da ricciole o dentici, altresì se stiamo trainando un’esca viva su un fondale di 25 metri difficilmente sarà un tonno a formare una V rovesciata sul nostro schermo. Tutti i pesci di una certa dimensione sono infatti letti dall’eco con una forma che ricorda una V rovesciata e in base alle dimensioni e alla forma di questo segno dovremo arrivare a capire quale sia la potenziale preda di passaggio sotto il nostro scafo. Più il pesce si muove in modo veloce più la V rovesciata sarà stretta. La V che indica la presenza di tonni è infatti strettissima, per via della grande velocità di movimento di questo tunnide, mentre il dentice, caratterizzato da basse velocità avrà V piuttosto ampie. Un caso particolare è dato dalla ricciola che tende a cambiare spesso la profondità a cui staziona in modo repentino. Il risultato in questo caso è rappresentato da strani archi invece delle classiche V. Anche il tombarello, però, si comporta spesso nello stesso modo e di conseguenza la traccia sullo schermo sarà uguale nel caso di due pesci così diversi. Come si può allora capire quale delle due specie stia nuotando sotto la nostra chiglia? In questo caso l’unica possibilità per il pescatore è abbinare una certa deduttività a una buona esperienza che consenta una corretta “pesatura” del pesce in base al segnale sullo schermo. In questi casi un grande aiuto al pescatore è dato dagli schermi a colori che rendono la “pesatura” della nostra potenziale preda più intuitiva e precisa. Il trasduttore Quando si deve posizionare il trasduttore sulla carena di solito occorre forare lo scafo nella zona poppiera e lasciare che lo stesso lavori a diretto contatto con l’acqua. Per evitare tutta una serie di problematiche legate a questa prassi esiste una soluzione alternativa attuabile però solo se la nostra barca ha una carena in vetroresina a sezione unica. In questo caso si può creare un contenitore cilindrico di dimensioni ridotte riempito di acqua o olio di vaselina dentro al quale posizionare il trasduttore e fissare poi il contenitore nella parte interna della carena. In questo caso il trasduttore non è a diretto contatto con l’acqua marina, ma nonostante ciò il fascio di ultrasuoni passa senza problemi attraverso la vetroresina garantendoci comunque una lettura del fondo ottimale. In questi casi si è registrata al massimo una perdita di potenza del 5%, valore peraltro compensabile dallo strumento stesso intervenendo sulla sua regolazione.

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