Fuga dai ghiacci

Dal 12 maggio 2002 al 13 ottobre 2003: ci sono voluti 17 mesi di spedizione e 20.000 miglia percorse intorno all’Artico, la barca francese Vagabond è stata la prima nel suo genere a circumnavigare l’Artico dopo aver superato il Passaggio a Nord-Est e il Passaggio a Nord-Ovest, le due rotte artiche che collegano gli oceani Atlantico e Pacifico. Un motivo di grande orgoglio per il suo comandante Eric Brossier e il suo equipaggio. La successione di questi due leggendari ...

Fuga dai ghiacci
Dal 12 maggio 2002 al 13 ottobre 2003: ci sono voluti 17 mesi di spedizione e 20.000 miglia percorse intorno all’Artico, la barca francese Vagabond è stata la prima nel suo genere a circumnavigare l’Artico dopo aver superato il Passaggio a Nord-Est e il Passaggio a Nord-Ovest, le due rotte artiche che collegano gli oceani Atlantico e Pacifico. Un motivo di grande orgoglio per il suo comandante Eric Brossier e il suo equipaggio. La successione di questi due leggendari passaggi, ciascuno superato senza sosta per l’inverno e senza l’ausilio del rompighiaccio, è una “prima” nella storia della navigazione. Ma soprattutto, le emozioni sono state all’ altezza dell’avventura. Luglio 99. Sono geofisico da cinque anni, ma un altro progetto mi tenta. Sono alla ricerca di una barca a vela in grado di portare un equipaggio nelle regioni più estreme dell’Artico, alla scoperta di montagne e fiordi sconosciuti, di villaggi isolati. Ecco che trovo Vagabond, non esito ad acquistarlo non appena riesco a mettere insieme i soldi necessari e lasciare per un po’ la geofisica. L’idea è di organizzare un vero laboratorio itinerante, un appoggio alle spedizioni polari, scientifiche, sportive o cinematografiche. Devo quindi preparare e provare la barca, formare un equipaggio e trovare degli sponsor. Il mio vecchio sogno di tornare in Giappone, dove ho passato solo i primi tre mesi della mia vita, mi ha spinto verso il passaggio a Nord-Est, ancora prima di conoscere Vagabond. Si tratta della via più breve e l’occasione di percorrere la metà meno conosciuta dell’ Artico. Poco a poco, mi rendo conto della grandezza della sfida che mi sono posto… L’avventura continua in due Ho conosciuto France Pinczon du Sel al Salone Nautico di Parigi, nel dicembre 99, quando cercavo degli sponsor per la barca appena comprata, che era ancora in cantiere a Croisic. France è diplomata in Belle Arti, specializzata in disegno navale, navigatrice, acquerellista, viaggiatrice. Si è buttata a capofitto nell’avventura con una motivazione sincera e infallibile, ne sono ancora sorpreso. Dal nostro primo periplo della Groenlandia, da giugno a ottobre 2000, viviamo insieme a bordo di Vagabond, tutto l’anno. Inviati dall’ Istituto Polare a continuare una missione di ricerca geologica sulla costa est groenlandese, organizziamo una seconda spedizione da giugno a ottobre 2001, durante la quale ci occupiamo della logistica di due spedizioni sportive (alpinismo e kayak da mare). Alla fine siamo pronti per provare a raggiungere il Pacifico attraverso l’Artico e nel frattempo, il concetto di veliero polare come supporto della spedizione prende consistenza. Il Passaggio a Nord-Est Il 12 maggio 2002 lasciamo Saint Quay Portrieux, porto di attracco di Vagabond lungo la Costa d’Armor. Un giro tra i canali olandesi ci offre un gradevole scalo ad Amsterdam, prima di costeggiare la Norvegia lungo fiordi stretti.La navigazione è facile grazie alle carte nautiche elettroniche. Vagabond doppia Capo Nord e gira intorno alla Scandinavia per entrare in Russia il 17 giugno 2002. Malgrado i negoziati in corso con le autorità russe da tre anni e i miei due viaggi a Mosca, dobbiamo ancora aspettare sei settimane a Mourmansk prima di completare le pratiche amministrative. Durante questo lungo scalo, mi reco una terza volta a Mosca, mentre l’equipaggio aspetta… Alla fine, il 30 luglio 2002, Vagabond lascia il Mare di Barents e inizia il Passaggio a Nord Est, due giorni dopo la vecchia barca di legno Dagmar Aaen, che tenta il passaggio per la quarta volta. Nel Mar di Kara l’appuntamento è con i ghiacci, ma per fortuna si lasciano superare senzagrandi difficoltà. Anche nel Mar di Laptev e della Siberia Orientale, l’anno si rivela molto favorevole. Ognuno di noi cerca di approfittare al meglio dei soli scali autorizzati, Dikson, Tchéliouskine (il punto più a nord di tutti i continenti), e Tiksi, fino al giorno in cui Boris non gradisce i nostri scali improvvisati nel mar di Tchouktches. Boris è russo, ex pilota della Rotta del Nord (il nome russo del Passaggio a Nord Est), pensionato (70 anni!), è a bordo da Mourmansk per assicurare le buone relazioni con le autorità, più che per sorvegliare i ghiacci… Malgrado i suoi rimproveri, il nostro ottimo avanzamento e la nostra curiosità ci spingono a esplorare la regione dove passò l’inverno la Vega, la barca del barone Nordenskjold che per primo aprì il Passaggio a Nord-Est nel 1878-79. In un mese, Vagabond ricongiunge così l’Oceano Atlantico al Pacifico e il 31 agosto 2002, passando per lo stretto di Bering, Vagabond diventa la prima barca a vela a passare il Passaggio a Nord-Est senza invernaggio e senza rompighiaccio. Dagmar Aaen ci raggiunge cinque giorni più tardi a Providenya. Poco dopo, l’equipaggio riceve il Premio Alain Bombard, il premio Conseil dello Yacht Club di Francia, il premio Morite de l’Oceana Cruising Club (Inghilterra) e la medaglia di Tilman del Royal Cruising Club (Inghilterra). Autorizzazioni, un calvario L’idea di attrezzare una barca per spedizioni mi è venuta alle Kerguelen nel 1994, quando a piedi tentavamo di scoprire l’omonimo arcipelago. L’idea di rivedere il Pacifico e il mio paese natale, il Giappone, così come la mia attrazione per l’Artico, sono all’origine del mio interesse per il Passaggio a Nord-Est, la via più breve dalla Bretagna. In seguito ho scoperto la storia, le caratteristiche di questa rotta e il progetto ha preso forma nel 1999. Ho fatto conoscenza con Vagabond, poi con la navigazione nei ghiacci, in occasione delle nostre due prime spedizioni in Groenlandia, nel 2000 e nel 2001. In quel tempo, tenevo le relazioni con le autorità di Mosca. In occasione delle due missioni in Siberia in inverno, in qualità di geofisico indipendente, ho colto l’ occasione per recarmi al Ministero russo in marzo e in dicembre 2001 per confermare il mio progetto e riuscire ad avere qualche risposta alle numerose domande ancora aperte. Adattato alle navi cargo che devono integrarsi in un convoglio guidato da un rompighiaccio, il regolamento non è fatto per le barche a vela private, ancor meno per una piccola barca che cerca l’autonomia. Il dialogo si era interrotto, le procedure cambiavano, i responsabili anche, ma mai nessuno mi ha mai esplicitamente rifiutato il passaggio. Pazienza e diplomazia non sono bastate per partire con i documenti in tasca, allora discretamente incrociavo le dita... arrivato a Mourmansk, ho avuto la sensazione che la nostra pratica non avanzasse, sono partito per Mosca inquieto, pieno di speranza e di dubbi, pronto a tutto ma senza budget per pagare un’agenzia che mi potesse aiutare, due settimane difficili. Vagabond e tutto l’equipaggio in attesa… Una nuova pratica completa era stata consegnata, bisognava aspettare ancora… Ritornato a Mourmansk, mi incontro con Arved Fuchs che era in procinto di provare il quarto tentativo del Passaggio a Nord-Est con la Dagmar Aaen, superbo armo aurico. Ottiene l’autorizzazione il 22 luglio, e il giorno dopo, non osiamo crederci, i nostri documenti sono là, firmati, timbrati. Ancora una settimana di discussioni, di firme di contratti, di pratiche amministrative e, cosa incredibile, la strada è di colpo sgombra. Spossato, non avevo la forza di sorridere con grande sorpresa dei guardacoste che ci auguravano buona fortuna e capivano l’importanza di quello che avevamo ottenuto. Questo lavoro è stato lungo e difficile, ma arricchente e appassionante. Ho la sensazione d’aver appena avuto il tempo di mettere fuori il naso dalle mie pratiche, le mie carte, prima dello Stretto di Bering ed eccoci da più di un mese e mezzo nel Pacifico…

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