A bordo di Vagabond siamo in tre, un equipaggio forte e unito, che si dà il
cambio nel corso degli scali. Il terzo è Gérard Guérin, meccanico, musher
(guidatore di tiri di slitte con cani), parapendista, fotografo, ha vissuto
molti anni nell’Artico (Lapponia, Groenlandia, Canada).
Ci siamo conosciuti proprio all’inizio del mio progetto, ha organizzato i
preparativi di Vagabond prima di ogni partenza e si è imbarcato con noi per
questa grande spedizione. Gérard passa l’inverno in città, per scrivere i
racconti dei suoi viaggi, mentre France e io lo trascorriamo a bordo, non
lontano, prigionieri dei ghiacci del porto russo di Petropavlovsk-Kamtcharsky
per sei mesi. Tutti e tre, forti della nostra esperienza nell’Artico russo,
abbiamo deciso di tentare il giro del mondo da nord attraversando il passaggio
a Nord-Ovest. Nella scrupolosa preparazione del seguito della spedizione
circumpolare siamo aiutati dai nostri nuovi amici russi e il caso vuole che
tutto il ghiaccio intorno alla barca venga frantumato da una tempesta, proprio
due giorni prima della partenza.
Scalo in Giappone
Sono nato a Nagoya, in Giappone, e sogno di conoscere il mio paese natale.
Prima che i ghiacci si aprano per permettere a Vagabond di proseguire la sua
strada intorno all’Artico, l’equipaggio si regala un cabotaggio primaverile
lungo le coste giapponesi. Il primo aprile 2003 lasciamo la Russia per
raggiungere Hokkaido, otto giorni più tardi, dopo aver contornato qualche
grande banco di ghiacci staccatisi dalle magnifiche isole Curili ed evitato per
un pelo un controllo dei guardacosta russi ai quali abbiamo dovuto elencare
tutte le nostre autorizzazioni via Vhf. Ci immergiamo in una civiltà
sconosciuta e siamo incantati dalla discrezione e efficienza dei giapponesi che
ci accolgono calorosamente a ogni scalo. Il 14 maggio, entrando nel porto di
Nagoya, il mio progetto iniziale diventa realtà. All’arrivo ci sono fiori,
giornalisti e un panettiere francese che ci offre del pane fresco. Veniamo
invitati dalle autorità portuali a visitare il Fuji, il primo rompighiaccio
giapponese, da una ventina di anni trasformato in museo. Il fatto di trovare un
rompighiaccio, e non uno qualsiasi, a Nagoya, una grande città di due milioni
di abitanti lontano dalle regioni polari, crea un legame incredibile tra il mio
luogo di nascita e la nostra vita attuale. I preparativi tecnici e della
cambusa sono attentamente controllati dai nostri ospiti e il 26 maggio, il
giorno dopo dell’Erika Cup, la più grande regata del Giappone, che si tiene
ogni anno nella baia di Nagaya, Vagabond riprende la sua rotta verso l’Artico.
Le balene del Mare di Bering
In giugno 2003, Vagabond arriva nello stretto di Bering nel nord del Pacifico.
Navighiamo lungo le coste delle isole Curili ancora innevate e raggiungiamo la
baia di Avacha, dove avevamo passato l’inverno, per un breve scalo. Ci vorranno
in ogni caso due giorni per farci accettare di nuovo nel porto di
Petropavlovsk-Kamtchatsky sebbene i nostri documenti siano in regola. Dalla
Kamchatka, facciamo rotta verso l’isola Bering a sud est dell’omonimo mare e
gettiamo l’àncora non lontano dalla tomba di Vitus Bering. E’ l’occasione per
rendere omaggio a uno dei più grandi esploratori che diede nome al famoso
stretto che separa l’Asia dall’America. Per noi questo stretto significa essere
arrivati a metà del percorso e segna l’uscita dal Passaggio a Nord Est e l’
entrata nel Passaggio a Nord Ovest. Ci assale un’emozione profonda di questa
tomba isolata, inaccessibile, esposta agli umori del Pacifico del Nord.
Proseguiamo verso nord, incontriamo orche, balene e ritroviamo con gioia la
Cutka. Riceviamo a bordo alcune guide russe, l’addetto del governatore di Cutka
e la presidentessa della Croce Rossa. In collaborazione con il direttoredel
museo di Provideniya, visitiamo alcuni dei siti più importanti della regione
come il canale delle balene e una colonia di trichechi.
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