E’ l’inizio del mese di luglio 2003, siamo impegnati nella navigazione del
Passaggio a Nord-Ovest per cercare di attraversare lo stretto di Bering in
Groenlandia via Alaska e Canada, esattamente 100 anni dopo l’impresa di
Amundsen. A causa dei ghiacci siamo bloccati da due settimane e abbiamo
percorso solo 660 miglia. Finalmente riusciamo a liberarci dalla fredda morsa
dello Stretto del Mackenzie. Procediamo senza intoppi, ma contrariamente ai
pronostici le condizioni del ghiaccio si rivelano molto difficili proprio in un
momento in cui c’è un discreto traffico di barche. Tre velieri gettano la
spugna e rinunciano a procedere, tra queste la norvegese Jotus Arctic che
doveva partecipare alla cerimonia commemorativa della spedizione di Amundsen.
Il Dagmar Aaen rimane prigioniero dell’inverno così come Polar Bound, una
robusta barca a motore costruita appositamente per navigare in condizioni
estreme. Queste ultime si trovano a sole 50 miglia dietro di noi, in un pack
denso e compatto. Per quel che ci riguarda è un forte colpo di vento a
permetterci di strappare Vagabond dalla morsa dei ghiacci dopo otto giorni di
attesa forzata nello Stretto di Franklin. Il 20 settembre, in compagnia del
veliero inglese Norwegian Blue, raggiungiamo la Baia di Baffin, e superiamo l’
ultima parte del Passaggio a Nord-Ovest attraversando lo Stretto di Davis.
Pochi giorni dopo, malgrado l’intervento di un rompighiaccio, Dagmar Aaen e
Polar Bound devono rassegnarsi a riparare a Cambridge Bay per trascorrere l’
inverno. Per loro l’avventura finisce qui.
Un colpo di fortuna
Nuuk, la capitale della Groenlandia, è il nostro ultimo scalo nell’Artico. Poi,
dopo quattro giorni di cattivo tempo, l’Atlantico ci regala un inatteso
anticiclone, che ci protegge e porta un buon vento da ovest. Per nostra fortuna
le tradizionali tempeste mancano l’appuntamento, un vero regalo. Vagabond fa
rotta verso la Manica e alle Isole Scilluoghily ritroviamo i nostri amici della
Norwegian Blue che brindano al nostro successo, poi raggiungiamo
Saint-Quay-Portrieux il 13 ottobre. Vagabond viene accolto dalla sua madrina,
Michèle Deami, a bordo di Nuage, la barca a vela con la quale due anni prima ha
superato il Passaggio a Nord-Ovest (2001-2002) e da una quindicina di barche e
una piccola folla in festa lungo le banchine. L’equipaggio riceve vari
riconoscimenti: il trofeo Peter Bird-SPB e il premio Mérit 2003 dell’inglese
Ocean Cruising Club per questo inedito giro del mondo. Vagabond sarà poi
accolto al Salone Nautico di Parigi di dicembre con grandi festeggiamenti.
Passaggio NO, rotta affollata?
Nel 2003 ben sette barche a vela hanno tentato il passaggio a Nord Ovest, cento
anni dopo Amundsen che fu il primo a riuscirci dal 1903 al 1906. Il veliero
norvegese Jotun Arctic, atteso a Gjoa Haven per commemorare l’impresa del
navigatore norvegese, ha scelto di rientrare mentre tentava il passaggio dalla
Groenlandia. Una seconda barca, Capitaine Hatteras, partita dalla Francia,
prima di dare forfait ha raggiunto Port Inlet all’inizio del Passaggio
dirigendosi più a sud a Ikaluit per trascorrere l’inverno. Sulla nostra rotta
(da ovest a est) si sono trovate la Dagmar Aaen (veliero tedesco) e il Polar
Bound (barca a motore inglese). Erano nello Stretto di Franklin cento miglia
dietro di noi e hanno trascorso l’inverno a Cambridge Bay dove sono arrivate
grazie all’aiuto di un rompighiaccio. Minke 1, la barca canadese, ha deciso di
fermarsi a Tuktoyaktuk. Solo i tedeschi di Norwegian Blue, oltre a noi di
Vagabond, hanno superato il Passaggio nello stesso anno. Di fatto, le
condizioni di ghiaccio sono relativamente più facili nelle ultime stagioni.
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