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Il giro del mondo in 15 tappe

Nell’isola di Viti Levu, alle Fiji, vi sono un paio di cantieri e di marina ben attrezzati, come ad esempio a Lautoka, cittadina portuale che si trova nella costa occidentale dell’isola. Chi decide di lasciare la barca in un marina non potrà farlo durante i mesi a rischio di tempeste tropicali. L’unica possibilità di tenere la barca in questa zona durante il periodo a rischio è quella di metterla fuori dall’acqua. Dovrà farla alare e tenerla fuori dall’acqua per tutto...

Il giro del mondo in 15 tappe
Nell’isola di Viti Levu, alle Fiji, vi sono un paio di cantieri e di marina ben attrezzati, come ad esempio a Lautoka, cittadina portuale che si trova nella costa occidentale dell’isola. Chi decide di lasciare la barca in un marina non potrà farlo durante i mesi a rischio di tempeste tropicali. L’unica possibilità di tenere la barca in questa zona durante il periodo a rischio è quella di metterla fuori dall’acqua. Dovrà farla alare e tenerla fuori dall’acqua per tutto il tempo della sua assenza, con la deriva sotto terra in una buca, in modo che lo yacht sia meno in alto e quindi sia meno esposto alle raffiche di vento. Tutti i cantieri nautici della zona sono attrezzati per questa sistemazione. Noi durante la tappa abbiamo trovato una navigazione piuttosto scomoda ma veloce. L’aliseo di Sud Est soffiava già una settimana prima della partenza sopra i trenta nodi. Appena usciti dalla protezione della barriera corallina l’ oceano Pacifico si fece subito sentire. Un’alta onda proveniente da Sud faceva rollare Jancris che navigava veloce. Genova un po’ rullato, randa di maestra con una mano di terzaroli e mezzana piena, questa era la velatura che avevo scelto infine di tenere. Si viaggiava sempre veloci sebbene un po’ ridotti come tela, però il confort a bordo era migliorato rispetto a quando avevamo a riva tutte le vele piene. Il vento soffiava incessantemente intorno ai venti nodi con raffiche anche a venticinque. Per tutti e tre i giorni di navigazione il vento non diminuì ; di intensità e continuò a tenere ben gonfie le vele. Il mare non divenne meno mosso e quindi la navigazione “ballerina” durò ; fino alla fine, poche onde per la verità invasero la coperta di Jancris grazie alla velocità e alla riduzione della velatura in alto che ci faceva sbandare meno. Una buona regolazione delle vele permette di navigare meglio e più comodamente, soprattutto su barche da crociera dove non ha importanza la perdita di mezzo nodo di velocità, bisognerebbe sempre cercare di navigare comodi. Durante le lunghe navigazioni è meglio arrivare un po’ dopo ma più riposati e con la barca meno logorata che non sfruttare al cento per cento il proprio fisico e la propria barca. Grazie anche a questo mio modo di navigare, io e Nicoletta siamo ritornati dal giro del mondo in grande forma fisica e con la barca in ordine senza subire grossi guai o importanti rotture. Tutte le sessanta imbarcazioni della Millennium arrivarono nel giro di quattro giorni a Port Vila, a conferma delle condizioni meteo che hanno permesso di tenere ottime medie. Nel prossimo numero descriverò la navigazione da Porto Santo (Vanuatu ) a Mackay nel Qeensland in Australia. L’oceano Pacifico era lasciato quasi tutto a poppa ormai, con la tappa che dal paradiso delle isole del sud Pacifico porta in Australia avremmo abbandonato definitivamente anche questo mare enorme e generoso che ci ha concesso il privilegio e la fortuna di navigarlo.

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