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Il guardiano dei fari

Il faro è anche un segmento della memoria di un luogo, monumento alla civiltà e alla cultura marinara di una nazione oltre che un ausilio fondamentale alla navigazione Scopriamo subito le dimensioni e le grandi responsabilità dell’Ufficio Fari. «L’Ufficio Tecnico non ha giurisdizione amministrativa ma appunto, tecnica. Svolge funzioni tecnico-logistiche per tutta la rete nazionale dei segnalamenti marittimi e degli ausilii alla navigazione. La “dimensione” dei comp...

Il faro è anche un segmento della memoria di un luogo, monumento alla civiltà e alla cultura marinara di una nazione oltre che un ausilio fondamentale alla navigazione Scopriamo subito le dimensioni e le grandi responsabilità dell’Ufficio Fari. «L’Ufficio Tecnico non ha giurisdizione amministrativa ma appunto, tecnica. Svolge funzioni tecnico-logistiche per tutta la rete nazionale dei segnalamenti marittimi e degli ausilii alla navigazione. La “dimensione” dei compiti affidati all’Ufficio sta tutta nelle cifre: lungo i 7.500 chilometri di coste sono dislocati circa 2.400 tra fari a ottica fissa e rotante, boe, mede, nautofoni (sistemi di segnalazione acustici da nebbia), fanali (si differenziano dai fari per la portata luminosa, inferiore alle 15 miglia), risponditori radar (Racons) e dromi, costruzioni naturali o artificiali utilizzate ai fini della navigazione costiera. Il totale dei segnalamenti affidati al Servizio Fari Nazionale comprende circa 160 fari principali, 670 fanali (di cui 90 fra boe e mede), 25 nautofoni, 19 risponditori radar. I nostri compiti comprendono il collaudo dei materiali e delle apparecchiature, la progettazione e lo sviluppo, lo studio, la ricerca e la sperimentazione, il telemonitoraggio e i rapporti di avaria dei segnalamenti, la redazione di monografie». Prima di salire le scale che portano all’ufficio del Comandante, abbiamo “occhieggiato” una grande officina. L’invito a visitarla è immediato. «Andiamo, vedrà la parte manuale del nostro lavoro». Pavimento tirato a lucido, tecnici intenti su torni, frese e trapani. Un magazzino di materiali pregiati: barre di ottone, acciaio inox, alluminio, cristalli curvi. Scaffali su cui si allineano utensili e ricambi di ogni tipo. Cassettiere contrassegnate da codici che identificano i contenuti. La scena è illuminata, oltre che dai neon e dal sole, da una altissima lente rotante di Fresnel, in manutenzione, che gira sul suo cardano. Baschieri la osserva e sorride. «Dentro di me sussurra sempre il perito meccanico che a diciannove anni ha scelto di vivere in mare. La poesia che sprigiona un’apparecchiatura come questa, che per decenni ha guidato con il suo fascio di luce la navigazione di tanti marinai, è straordinaria. Condividono la mia passione tutti i miei uomini. Qui realizziamo parti di ricambio introvabili sul mercato, adattiamo i materiali alle più diverse esigenze. Ogni giorno è un giorno nuovo, dalle urgenze mutevoli». Antico e moderno, passato, presente e futuro in una linea di continuità operativa. «Manteniamo in perfetta efficienza tutto quanto giustifichi appieno il rapporto costo-prestazioni. Studiamo nuove tecnologie per incrementare l’affidabilità, la facilità della manutenzione, il risparmio energetico. La tecnica moderna, che si evolve ora dopo ora, ci permette un continuo confronto tra i materiali». Un esempio? Lampade che durano mille volte di più e consumano dieci volte di meno. Strumenti di monitoraggio a distanza contenuti in un chip sostituiscono apparecchiature grandi come scatole da scarpe con uno standard di efficienza imparagonabile. «Facciamo i conti con il budget - rimarca Baschieri- che si è andato via via assottigliando e purtroppo non è più coerente con le necessità. La nostra struttura, venti anni fa, si componeva di circa 100 elementi, ridotti ora a 36 civili e 8 militari». Si lavora sul fino e sul grosso. L’officina è anche carpenteria. Travi zincate di piloni reggeranno strutture in punti battuti dai venti e frustati dalle onde. «Il bello del nostro lavoro sta anche nell’ esigenza di predisporre, per i nostri interventi, le attrezzature necessarie. Ci è capitato di progettare e realizzare una teleferica per trasportare il materiale, dai pannelli solari alle batterie, pesanti anche quaranta chili l’ una. Dal punto di vista tecnico sfruttiamo la tecnologia ai fini dell’ automazione, della revisione e della riprogettazione dei sistemi giudicati obsoleti e della loro standardizzazione. Ci confrontiamo con le risorse messe a disposizione dallo Stato. Le facciamo bastare, ma non è facile». Il Servizio Fari dispone anche di una flotta di 90 piccoli mezzi navali tra cui quattro navi maggiori dedicate, idonee per la messa a mare dei segnalamenti. Non si interviene “solo” sul territorio nazionale. «Intratteniamo collaborazioni internazionali con l’Albania e la Tunisia e colloqui bilaterali con la Francia e la Croazia» precisa il Comandante Baschieri. «L’integrale riorganizzazione dei sistemi di segnalamento dell’Albania è opera nostra». Tra le variabili dell’ attività, le condizioni meteorologiche. Il mare formato, il vento fresco, se non la burrasca, rendono difficile il raggiungimento dei siti in mare aperto. «Capita che si tenti ripetutamente lo sbarco, senza fortuna. E’ stato questo il caso del faro collocato sullo Scoglio Africa». Tempo di ponentate, bassi fondali, risacca. «Un’impresa nell’impresa, andata a buon fine dopo ripetuti tentativi». Le competenze dell’Ufficio di La Spezia non si fermano qui. «Gestiamo il magazzino delle apparecchiature e dei materiali per le 90 Reggenze, facciamo didattica formando il personale farista e quello tecnico, svolgiamo un pubblico servizio con le prescrizioni dei segnalamenti marittimi e il loro accatastamento e forniamo quotidianamente una messe di informazioni all’ Istituto Idrografico della Marina Militare di Genova». Il faro è “anche” una parte della memoria di un luogo, monumento alla civiltà e alla cultura marinara di una nazione oltre che un ausilio fondamentale alla navigazione, particolarmente a quella diportistica. «Il sistema dei fari, nel mondo, vive di risorse pubbliche e private, con tendenza a evolversi verso forme di gestione miste», sottolinea Baschieri. «Le strutture hanno costi di manutenzione altissimi anche per Paesi come la Francia, che dispone di fondi non paragonabili a quelli italiani pur tenendo in debito conto che il corpus è formato da più di 8.000 elementi di segnalazione». Una via praticabile per consentire all’Italia l’adeguato mantenimento in efficienza dei fari con pertinenze abitative è la concessione in uso ai sensi del D.P.R. 13 settembre 2005, n. 296. Al privato può venire concessa la disponibilità dell’immobile, ferma restando ovviamente l’assoluta disponibilità della Marina Militare riguardo la struttura adibita al segnalamento. «Con le poche risorse assegnate stiamo facendo il possibile» rimarca Baschieri. «Le richieste verranno valutate di volta in volta da parte dei Dipartimenti Militari Marittimi di giurisdizione dell’immobile in base a una serie di elementi che terranno conto della specificità del faro in questione. Il nostro patrimonio si compone anche di gioielli inalienabili, e penso alla Lanterna di Genova e al Faro della Vittoria di Trieste. Ma l’intervento del privato può rivelarsi se non risolutivo, di certo importantissimo nel mantenimento dei luoghi e delle strutture. Chiunque abbia una casa affacciata sul mare sa con quale frequenza sia necessario intervenire sull’intonaco, sugli infissi, sulle parti murarie. Le cifre, immediatamente, diventano imponenti. Occorre, credo, un cambio di mentalità nell’affrontare quella che non è un’emergenza ma una questione che si confronta con tempi ragionevolmente ristretti. Da parte mia continuo a pensare che al pubblico vada lasciata, intonsa, la poesia del luogo e del momento, che fa parte del nostro Dna di italiani, abitanti di un paese che ha 7.500 chilometri di coste e una straordinaria varietà di scenari. E dico: sì all’innovazione sia nel settore tecnico sia in quello gestionale, ma mantenimento in servizio, finché costo-efficace, di quanto i miei predecessori hanno ideato in periodi in cui la tecnologia non era certo di aiuto come lo è ai nostri giorni. Con questa visione noi lavoriamo». Il sole è oltre lo zenith. «Prima di congedarci vorrei mostrarle qualcosa di straordinario» sussurra il Comandante. Chi scrive potrebbe citare l’ “apriti Sesamo” anche se, invece di una grotta, l’ ufficiale ha spalancato una porta, oltre la quale brillano i cristalli di ottiche alte come la cabina di un autoarticolato. Ogni definizione rischia di essere riduttiva. Il Comandante sorride. «Qui non c’è prezzo né valore venale. C’è la storia, irripetibile, della maestrìa dell’uomo che ha realizzato queste meraviglie uniche ed eccezionali. Sono antiche ma non hanno tempo. Conceda all’ uomo di mare... e al perito meccanico... un fremito d’orgoglio». Lo condividiamo appieno, Comandante Baschieri. Grazie di questa emozione.

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