Aerazione
L’aerazione però non va limitata solo alla sala macchine, ma deve essere
rivolta agli altri locali di bordo e soprattutto alla zona cucina. Un
imbarcazione necessita sempre di una buona ed efficace aerazione, e se a vela,
soprattutto navigando di bolina e in tutte le condizioni “bagnate” o nei mari
tropicali, dove le temperature sono particolarmente alte.
Per le navigazioni di bolina servono soprattutto le maniche a vento con
trappola per l’acqua, tipo Dorade, per le altre situazioni servono oblò
laterali sulla tuga e passauomo. In alternativa o in aggiunta, si possono
montare i tannoy o gli estrattori con ventola elettrica azionata da una piccola
cellula solare di giorno e di notte da una mini batteria ricaricata durante le
ore di luce dalla stessa cellula solare. Ogni ambiente deve essere munito di
dorade o presa d’aria, solo così si mantiene fresca la barca, si toglie l’
umidità e la condensa e si riesce a vivere a bordo in qualunque condizione.
Le maniche a vento possono funzionare come presa d’aria se orientate al vento o
come estrattori se orientate in senso contrario. L’aria sotto coperta circola
bene solo se può entrare ed uscire, in modo da creare un ciclo entrata -
uscita. Una capottina per esempio lavora come un grosso aspiratore e così anche
un oblò aperto sottovento. Il limite delle maniche a vento è che sono
ingombranti e appesantiscono la coperta, e quindi per avere una coperta
“pulita” si è costretti a volte a dover montare un impianto di condizionamento
costoso sia come spesa iniziale che come bilancio energetico.
Non va inoltre dimenticato che un buon giro d’aria eliminerà cattivi odori e
muffe nel celino, specialmente quando la barca viene lasciata chiusa nelle
soste invernali. Un aeratore dedicato a pescare aria in sentina è assai
consigliabile in tutte le barche e praticamente indispensabile in quelle con
scafo in metallo.
Le cucine
In tutte le imbarcazioni, la zona cucina prevede un piano cottura, che può
essere alimentato a gasolio, ad alcol, a gas liquido (bombole) o con la
corrente elettrica. I primi due sistemi anche se efficaci dal punto di vista
energetico, sono scarsamente diffusi, perché richiedono manutenzione costante e
molta pulizia, e i loro ricambi sono di scarsa reperibilità. Il gas liquido si
è diffuso in tutto il mondo e anche se in molti paesi gli attacchi delle
bombole sono diversi, con dei riduttori si riesce ad utilizzare tutti i tipi.
Le piastre di cottura a 220 V sono installate sui grandi motoryacht e
funzionano solitamente solo in porto o con un potente gruppo elettrogeno in
funzione.
Sono molto affidabili, richiedono solo una cura particolare nell’isolare
termicamente la zona sottostante le piastre. Ci soffermiamo sulla cucina con
forno a gas perché utilizzati dalla maggior parte dei diportisti.
Nelle unità a vela la cucina è basculante e disposta longitudinalmente, ogni
piano di cottura è munito di ferma pentole che devono essere ben dimensionati e
da utilizzarsi sempre, sia in porto, che in navigazione. Tutta la zona mobilio
circostante al forno deve essere protetta con piastre in acciaio inox e
possibilmente isolata con appositi materiali ignifughi. Un buon impianto del
gas prevede un locale autonomo per la bombola, completamente stagno rispetto
agli altri locali, con accesso dal ponte, protetto dalle irradiazioni solari e
munito di ventilazione naturale.
Questa ventilazione può consistere in un semplice tubo che serve a cambiare l’
aria nel vano bombole in caso perdite. Essendo il gas più pesante dell’aria ,
questo tende a cadere verso il basso e quindi il foro di uscita all’esterno del
vano bombola sarà in basso; in questo modo potrà uscirà anche l’eventuale acqua
entrata, evitando così la formazione di ruggine se si usano bombole di acciaio
invece che di alluminio.
La bombola è solitamente munita di una valvola che regola la pressione nell’
impianto; questa valvola è collegata con un tubo di gomma speciale ad una
condotta in rame che arriva fino al piano cottura, con l’ultimo tratto in gomma
con l’interposizione in linea di una ultima valvola/rubinetto di sicurezza.
Di solito la valvola sulla bombola resta sempre aperta, mentre la valvola di
servizio posta in prossimità del fornello viene chiusa ogni qualvolta si
termini di cucinare. Esistono poi valvole di intercettazione elettriche che,
comandate dall’interno, chiudono l’uscita della bombola; alcuni modelli sono
abbinati ad un rilevatore di fughe di gas (opportuna l’installazione) con
allarme e di solito posizionato dietro al forno. Periodicamente va controllato
sia lo stato di usura dei tubi in gomma sostituendoli alla scadenza indicata,
se non prima, sia la condotta in rame, che tende ad ossidarsi con conseguente
infragilimento. Se la barca ha una tubazione in rame nudo, conviene cambiarla
con tubi con anima in rame all’interno e rivestiti in gomma/plastica all’
esterno; questi sono gli unici adatti per le barche con scafo in metallo.
Per cercare una fuga, si usano dei rilevatori spray, che contengono una
soluzione di acqua e sapone, da spruzzare sul tubo: la formazione di bolle di
sapone indica il luogo della perdita. A fine stagione conviene poi pulire i
componenti del fornello e gli accenditori piezo elettrici, se montati. Secondo
l’ultima normativa CE la zona cucina deve essere munita di un apertura o di un
estrattore le cui dimensioni sono in funzione dei Kw di potenza del forno.
Malgrado questa norma, molte barche non sono ben aerate nella cucina e per
evitare accumulo di calore, ma anche la formazione di muffe e cattivi odori, l’
ideale resta un passauomo in coperta sopra la zona cottura. Su barche più
grandi si installa un estrattore elettrico, magari a scomparsa, che aspira
tutti i vapori durante la cottura.