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Intervista a Diego Negri, classe Star ai Giochi di Londra

L'atleta delle Fiamme Gialle a Londra correrà la sua quarta olimpiade, dopo Sydney e Atene in Laser e Pechino in Star. È stato vice-campione mondiale nel 2008 ed è campione europeo 2011 in carica.

Cosa significa regatare e vincere nella classe Star?

«Ogni giorno è un’emozione bellissima, sia per le sensazioni che si provano navigando con la Star sia per l’opportunità di affrontare i più grandi campioni della vela. In certi eventi ci sono anche 10/12 ex campioni del mondo, europei o medaglie olimpiche e bisogna essere preparati per mettere la prua davanti a gente come Grael, Percy, Scheidt, Rohart, e solo per citarne alcuni».

I mondiali australiani, lo scorso dicembre sono stati un flop. Cos’è successo?

«A Perth si sono verificate contemporaneamente una serie di situazioni negative che ci hanno portati al disastro. Avevamo usato la barca nuova all’europeo, ma per non correre rischi al mondiale abbiamo portato quella vecchia e non ho avuto le stesse sensazioni: con l’onda corta non riuscivo a essere performante in poppa come al mio solito. Inoltre ero stato al top tutta la stagione, mentre i miei avversari avevano tutti fatto dei “passi falsi”. Proprio a Perth, purtroppo, è stato il mio turno. E la pressione non ha aiutato».

Quali sono i programmi per Londra?

«Ora il focus è sul mondiale Star, dove dobbiamo qualificare la classe per Londra. Il nostro obiettivo è continuare a lavorare sulla bolina, perché la poppa ci dà grande sicurezza».

Come pensi che la vela possa diventare più “televisiva”?

«Credo che ora lo sia già molto, tra regate sottocosta, regate corte e medal race. Il rischio semmai è di eccedere».

Secondo lei ricerca dello spettacolo televisivo rovina la vela?

«Non credo. Guardando gli Extreme 40 e gli AC45 sono rimasto stupito di questo utilizzo della vela a livello marketing: mi è piaciuto molto. Per quanto riguarda le classi olimpiche è ormai necessario andare in quella direzione, le regate sottocosta sono belle da seguire. Certo non bisogna esagerare, ma alla fine sono sempre i più forti a vincere».

Anche lei è tranquillo per il ritorno della Star ai Giochi di Rio, nel 2016?

«Critico molto il comportamento della classe Star, perché quando c’era stato il preavviso dell’esclusione, nessuno si è mosso per promuoverla a causa l’eccessiva sicurezza nella sua forza. Il fatto che il comitato brasiliano abbia ventilato la possibilità di aggiungere l'undicesima rappresenta purtroppo l’ultima spiaggia».

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