Un grande isolamento
Fra queste, per esempio, manovrare tra rocce e scogli a distanza molto
ravvicinata (fino a 20 piedi, 6-7 metri), affrontare stretti passaggi con
correnti che raggiungono i 7 nodi se le prendi per il verso sbagliato,
contendere lo spazio alle barche da pesca, in ancoraggi rocciosi e profondi
(fino a 28 metri) con poco agio per girare all’àncora. Si rimane a volte senza
comunicazioni a causa delle alte montagne, che isolano i vari sistemi: il Gps,
il telefono satellitare e l’Inmarsat-C. Punti di grande interesse paesaggistico
sono le cascate, alcune delle quali a livello del mare, le sorgenti termali
dove si può fare un bagno caldo e i sentieri nei boschi, alcuni su passerelle.
Sebbene si sia circondati dalla terra, gran parte di essa è del tutto
impenetrabile.
La gente del luogo è molto amichevole e parla inglese. È una zona in cui si
naviga in modo assai diverso, ma ha arricchito molto le nostre precedenti
esperienze, aiutandoci ad avere un quadro più completo della navigazione nel
Nord. Per riuscire a raggiungere il fronte dei ghiacciai bisogna imparare a
manovrare intorno agli iceberg, spingendo via i frammenti più piccoli di
ghiaccio. Le città che si toccano, oltre a Juneau, sono Prince Rupert,
Ketchikan, Wrangell, Petersburg, Sitka e Craig, tutte località dove ci siamo
fermati.
I rifornimenti di base sono disponibili nella maggior parte di questi posti. Ma
è una vita semplice e rustica. Adesso è molto di moda fare una crociera in nave
in Alaska, ma non è nemmeno paragonabile all’esperienza di andarci con la
propria barca. Per esempio, a Glacier Bay è permesso entrare a due sole navi da
crociera al giorno e al tramonto devono essere fuori. Noi invece vi abbiamo
trascorso quattro giorni, comprese tre notti all’àncora, una delle quali di
fronte a un ghiacciaio. Abbiamo potuto risalire bracci di mare e vedere
ghiacciai dove alle navi da crociera non è permesso arrivare.
Abbiamo passato ore alla deriva di fronte al Johns Hopkins Glacier il 4 luglio.
I nostri ‘fuochi d’artificio’ erano i ghiacciai stessi: uno schianto secco, un
brontolio profondo e poi un tonfo in acqua seguito da un’ondata.
Il tempo non sempre collabora perché piove spesso, con cielo coperto e uggioso,
nuvole basse e a volte nebbia. E con la vista delle montagne incappucciate di
neve che rimane completamente nascosta. Siamo comunque sempre riusciti a
muoverci e a mantenere il nostro programma di viaggio tutti i giorni, tranne
uno. Per una navigazione tranquilla e sicura, occorre essere dotati di plotter
e di radar. La temperatura varia tra fresca e fredda e può raggiungere i 10°C,
che diventano freddo vero e proprio senza sole e con un po’ di pioggia e vento.
Di giorno al sole si possono però toccare i 20 gradi.
Abbiamo attrezzato il pozzetto con teli laterali di plastica trasparente di
chiusura, che proteggevano dal vento e dalla pioggia migliorando il comfort e
in cabina ho installato una stufetta diesel, che ha sicuramente fatto la
differenza in termini di comodità a bordo.
Ci siamo goduti moltissimo il nostro viaggio in Alaska e le diverse sfide ed
esperienze che ci ha posto di fronte.
Lo raccomandiamo a coloro che hanno già visto il resto del mondo.
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