segui Velaemotore.it su:

La Storia di Vela e Motore

Gli anni del conflitto obbligano, in assenza o quasi di eventi sportivi o di crociere, a discutere astrattamente sul futuro della nautica: Vela e Motore contribuisce a eliminare le cosiddette «classi nazionali», un esperimento degli anni Trenta fallito per la scarsa diffusione di questo tipo di imbarcazioni a vela. Dopo il ’45 parte la ricostruzione e anche Vela e Motore riprende le pubblicazioni, nell’agosto di quell’anno, dopo varie traversie legate al conflitto che...

La Storia di Vela e Motore
Gli anni del conflitto obbligano, in assenza o quasi di eventi sportivi o di crociere, a discutere astrattamente sul futuro della nautica: Vela e Motore contribuisce a eliminare le cosiddette «classi nazionali», un esperimento degli anni Trenta fallito per la scarsa diffusione di questo tipo di imbarcazioni a vela. Dopo il ’45 parte la ricostruzione e anche Vela e Motore riprende le pubblicazioni, nell’agosto di quell’anno, dopo varie traversie legate al conflitto che avevano portato a sospendere per qualche mese la rivista: è l’ unica pausa della sua storia. L’aria di novità che si respira da subito è dovuta alla scoperta del pianeta America, con una nautica sbalorditiva per l’ italiano del 1945: per esempio, per gli americani già allora è normale cercare la barca su cataloghi che permettono di scegliere tra centinaia di modelli nuovi e tra migliaia di imbarcazioni usate (già nel 1940 una ditta di Filadelfia aveva in catalogo 5.000 imbarcazioni in vendita, tutte corredate di fotografia). Sconvolgenti per noi i prezzi: con 65 dollari è già possibile acquistare un piccolo motoscafo con motore fuoribordo. La spiegazione di tutto ciò è la standardizzazione delle barche e degli interni, lontanissima dalla mentalità e dalla pratica dei cantieri italiani che tendono a creare la barca su misura per il cliente. In Italia prima di ogni altra cosa si discute di politica, ovvero, del destino della Regia Federazione Italiana della Vela. Si scontrano due linee: la prima è impersonata dallo Y.C.I. e dal suo segretario Beppe Croce che propone lo smantellamento totale della vecchia struttura federale. L’altra tendenza, più moderata, è quella che preferisce una struttura centralizzata: dalla necessità di cambiare nome nasce la U.S.V.I. (Unione Società Veliche Italiane), che tornerà dopo qualche tempo a essere la Federazione Italiana Vela. Nel primo dopoguerra è la vela a svilupparsi più in fretta, soprattutto per ragioni economiche. Cambia il modo di andar per mare: Vela e Motore ospita i primi articoli di “consigli ai regatanti”, impensabili negli anni Trenta. È un segnale del fatto che non sono più i marinai a pagamento a correre le regate per il proprietario, ma è il proprietario stesso che guida la propria barca. Compaiono perfino i progetti delle prime regate “d’altura”, come la Rapallo - Isola d’Elba - Rapallo presentata all’inizio del 1947. Nel 1953 si disputa la prima regata della Giraglia. Per la crociera invece, già allora il problema è quello dei porti, soprattutto sulla Riviera di Ponente. Il confronto con la Costa Azzurra è già perdente: “ogni cittadina per piccola che sia è dotata del suo porto” scrive un articolo del 1952, dove la Liguria è descritta come la “cenerentola degli approdi”. Su questo problema Vela e Motore era in quegli anni troppo ottimista, dal momento che indicava come “svolta decisiva” per risolvere il problema dell’attracco in Liguria la nascita dei porticcioli di Alassio e di Varazze… Nel ’52 fa la sua apparizione la vetroresina, ma l'alto costo di costruzione rende ancora lontana la diffusione di barche a basso costo. Quasi contemporaneamente si fa invece strada un altro materiale, il compensato marino, che conquista i suoi spazi sia nella vela (col Vaurien, celeberrima deriva da iniziazione) sia nei motoscafi come i famosi Riva che più avanti saranno considerati tra le bandiere del “lusso”. Vela e Motore, nel 1961, al primo Salone Nautico di Milano lancia Sintesi, il progetto di una barca a vela da crociera economica. È la prima di una serie: negli anni successivi nascono il QR 5,20, il Vento del Sud, l’Eleonora e soprattutto l’ Alpa 7, l’equivalente della Cinquecento per il mondo della vela. Ma gli anni Sessanta sono gli anni dei motoscafi (non per niente al Salone di Milano del ’ 61 erano esposte solo due barche a vela!). Gradualmente il benessere economico che si sta diffondendo in Italia permette di comprare barche nuove, di dimensioni abbastanza contenute, con motori potenti. La diffusione di un nuovo protagonista, il gommone, avvicina ancora più italiani al mare.

Tutto su: