Da un mare all’altro percorriamo bellissimi e poco conosciuti mari di questo
Paese. Adagiata sul Tropico del Capricorno è la quarta isola per estensione del
sud Pacifico, dalla laguna più grande del mondo e dalla barriera corallina di
1600 km.
L’arrivo a Noumea è avvenuto di notte. Solitamente quando si naviga nei luoghi
disseminati di reef, è buona norma affrontare i passaggi impegnativi con la
luce del giorno (le compagnie di assicurazione, tra l’ altro, non coprono gli
eventuali danni avvenuti col buio) e capita, quindi, di passare la notte alla
cappa, aspettando il mattino. La situazione a volte, però, si presenta così
chiara e perfettamente delineata, che anche un’entrata notturna è realizzabile
in tutta sicurezza (evitando così di ciondolare fuori per ore).
E’ stato il nostro caso davanti alla passe di Bourail che immette nell’immensa
laguna che circonda la Nuova Caledonia: il faro di Amedée, alto 53 metri,
bianco, bello, svettava suggestivo sotto il chiarore di mezza luna. Luci verdi
e rosse radarabili, tutto perfetto, tutto come indicato nelle carte, tutto
facile.
Noumea ha uno yacht club con una darsena affollatissima, uno specchio di mare
circostante (la baia di Orphenilat) dove si può stare all’à ncora e Port
Moselle, un altro marina altrettanto affollato, dove ci si deve
obbligatoriamente fermare per le formalità d’entrata.
Siamo andati anche a curiosare dalla parte opposta della baia di Port Moselle,
dove si trova una nuovissima zona tecnica, Nouville Plaisance, dotata di un’
ottima attrezzatura per l’alaggio e la messa a secco delle barche. L’
impressione che ne abbiamo ricavato è stata così positiva, da ritenere questo
cantiere una valida opportunità per una barca che volesse trascorrere qui la
stagione ciclonica.
La nostra permanenza sulla Grande Terre e nella capitale, senza essere stata
molto lunga, ci è servita però per trarne un’idea abbastanza precisa. Ci è
piaciuto molto il “Centre Culturel Jean-Marie Tjibaou”, che ospita una rassegna
permanente delle arti e delle culture kanak e del sud Pacifico. Il Centro, come
si sa, è stato progettato dal nostro Renzo Piano.
Abbiamo anche fatto un giro dell’isola prendendo a noleggio un’ automobile,
incontrando però parecchie difficoltà di viabilità: le strade asfaltate non
sono molte e quando si imboccano le piste sterrate, non è facile conoscere dove
portano (senza parlare del vantaggio che si avrebbe con una 4x4). Meglio forse,
quindi, organizzare le cose con più calma accettando di “fare i turisti” e
affidandosi a organizzazioni già collaudate.
Una cosa che ci ha sorpreso, durante il nostro giro a terra e passando, dove
abbiamo potuto, a dare un’occhiatina a quelli che sono i principali ancoraggi
della costa ovest, è stata quella di vedere pochissime barche nelle varie baie.
Va bene che gli angolini sono numerosissimi lungo tutta la costa, ma la
presenza di imbarcazioni a vela è davvero minima. Più ; consistente è invece il
numero di barche a motore da diporto, che escono prevalentemente per pescare.
Ritornati in mare, la maggior parte del nostro tempo l’abbiamo dedicato alla
perlustrazione della laguna sud, che ci era stata vivamente raccomandata da
locali o da amici e che ci ha conquistati e stupiti per la quantità e per la
bellezza davvero notevoli di ancoraggi e fondali.
Difficilmente dimenticheremo le smagliature di terra rossa, in mezzo al verde,
delle coste ai lati del canale di Woodin, o gli ancoraggi magnifici e sicuri
dell’isola di Ouen, o ancora il piccolo universo della baia di Prony, o gli
isolotti di Mato, Kouare, Ndo: sabbia bianca finissima, acqua trasparente e
fondali molto pescosi (a parte la presenza un po’ troppo nutrita, per i miei
gusti, di serpenti del corallo...). La temperatura dell’acqua è attorno ai
22-23 gradi: ottima per fare una nuotata, ma un po’ fredda se si vuole poltrire
ad ammirare i coralli e i pesci colorati o se ci si vuole immergere con le
bombole. In questi casi è consigliabile indossare una muta leggera.
E che dire dell’isola dei Pini? Kunie (così la chiamano i kanak) è una
concentrazione non usuale di splendide baie, come Kuto, Kanumera, Gadgji, la
baia de Oro, Port Vao, l’ìlot Brosse. Tutte con un comune denominatore: i
meravigliosi e giganteschi pini locali (Norfolk pine) che qui convivono da
sempre assieme a filoe e palme. Nonostante, comunque, ci trovassimo a
veleggiare nella zona più attraente e frequentata di tutta la Nuova Caledonia,
il numero di barche presenti rimane irrisorio.
La popolazione è in pratica interamente melanesiana, ma nonostante questo, l’
isoletta è stata forse l’unica parte del territorio a essere risparmiata dalle
violenze degli anni 80. In alcuni punti sono invece ancora presenti le vestigia
di quelli che soltanto un centinaio di anni orsono, furono i bagni penali: “l’
inferno in paradiso”, “ relitti nel paradiso terrestre”, “prigionieri in
paradiso”; definizioni riferite ai deportati costretti a vivere una severa
prigionia in un luogo naturisticamente molto bello. Il nostro ricordo è andato
alle isole della Salute, le isole di Papillon, nella Guyana francese, dove i
deportati subirono la stessa sorte di “infelici in paradiso”.