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Mangusta Oceano 42, l'infinito

18 agosto 2017
di Marta Gasparini
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    Quarantadue metri per navigazioni a lungo raggio, tre ponti, una “carrozzeria” di tipo automobilistico e un perfetto bilanciamento tra spazi esterni ed interni con soluzioni che sorprendono. È il nuovo corso del cantiere Overmarine a cura di Alberto Mancini

    Succede solo con Mangusta. Ogni nuovo modello è una notizia, un evento. In sintesi un passo avanti. Sì perché il cantiere toscano, specializzato nella costruzione di maxi open semicustom, è ufficialmente entrato nel mondo delle navi dislocanti o long range per usare un termine che fa tendenza. E lo ha fatto alla grande con questo tre ponti, il primo in metallo, il primo costruito nel nuovo sito produttivo di Pisa e il primo affidato alla matita di Alberto Mancini. Il designer triestino, un passato nel team di progettazione del cantiere Riva, un susseguirsi di collaborazioni con studi prestigiosi, da Ken Freivockh a Carlo Nuvolari e Dan Lenard, ha infatti delineato il nuovo corso di Mangusta. Dal suo tratto esclusivo, caratterizzato da linee ispirate al mondo aeronautico e automobilistico, unito al preciso incipit di non tradire la filosofia Mangusta fatta di profili filanti, spazi di respiro, performance e comfort, è nato Namasté che in sanscrito significa “saluto”. Quarantadue metri plasmati per soddisfare il desiderio di mare, luce ed emozioni del suo armatore.

    Iniziamo la visita dalla piattaforma di poppa. All’àncora, il portellone, caratterizzato da una serie di tagli trasversali che permettono di intravvedere una beach area arredata, si estende sul mare creando una piattaforma dove le superfici vetrate si trasformano in fonte di luce naturale e lasciano filtrare, di giorno, il riflesso del sole sull’acqua e, di notte, l’illuminazione dei fari subacquei. Semplice artificio? No, piuttosto impegno, capacità progettuale, importanti collaudi e approvazioni da parte degli enti certificatori per soddisfare quella voglia di luce e di contatto visivo con l’acqua che troveremo ancor più dirompente a prua.
    Sempre nel ponte inferiore, a centro barca, si sviluppa la zona studiata per gli ospiti con quattro cabine, due matrimoniali e due gemelle, ciascuna con bagno dedicato. In ogni ambiente uno stile diverso che si ispira a celebri località di mare, indicate sulle porte d’ingresso, con abbinamenti di colori, materiali e decorazioni a tema.

    Saliamo al ponte principale, che seduce alla prima occhiata. Un open space organizzato in salone e sala da pranzo dove la sensazione è di essere sospesi sul mare grazie a finestrature a tutta altezza, un trait d’union con l’esterno. Evidente la mano di Mancini che, banditi gli spigoli, opta per arredi dalle forme morbide e avvolgenti. E poi alternanze di materiali di nature opposte: parquet di rovere piallato, pannelli di rovere naturale, giochi di alcantara e cuoio, acciaio abbinato a tessuti e pannelli di lino, seta e pelle nabuk cucita capitonné. Una ricerca che ha messo a dura prova falegnami e tappezzieri, ma il cui risultato sorprende per raffinatezza e precisione.
    Uno sguardo alla zona conversazione, anticipata, all’ingresso, da due mobili contrapposti dalla forma di baule, simbolo del viaggio, che rimandano a Louis Vuitton, dove l’iconica cinghia diventa un intermezzo di pelle. Al loro interno i fan coil, un frigo e un lavandino che servono la zona esterna, sapientemente celati alla vista. Tra divani dalle linee e proporzioni leggere, un mobile basso in cristallo nero, pelle e acciaio separa idealmente la zona pranzo, caratterizzata da fughe verso l’alto e linee verticali sottolineate da un sistema di luci a led. E a proposito del lighting design, la combinazione di luce diretta e indiretta ha un impatto importante anche a livello estetico: dilata la percezione degli spazi senza subire la presenza di soluzioni ingombranti e facilmente riconducibili ai classici punti luce.

    Procediamo verso prua, passiamo la cucina, la lobby con la scala che collega il ponte inferiore e superiore e un corridoio con armadi ci introduce alla suite armatoriale a tutto baglio. Qui la zona notte e il bagno comunicano attraverso porte a specchio scorrevoli, che creano un ambiente unico in cui il cielo trasparente è “decorato” dall’acqua della piscina nel sunbridge sovrastante. Uno spettacolo a effetti speciali che continua all’esterno nel balconcino privato che cancella ogni barriera con il mare.
    Ed eccoci a scoprire l’elemento simbolo del progetto: l’infinity pool nell’area di prua del ponte superiore. Unica nel suo genere a bordo di uno yacht di queste dimensioni, integra due “isole” prendisole e una cascata a estrema prua. Sul fondo, tre lucernari inondano di luce il bagno dell’armatoriale nel ponte sottostante, riproponendo quel gioco di collegamenti che caratterizza il progetto.
    Alle sue spalle la timoneria d’ispirazione automotive e il contiguo alloggio del comandante. A poppa un salone convertibile in sala cinema con tv panoramica curva e tre divani avvolgenti, componibili in un’unica grande dormeuse. L’invito all’ozio prosegue nel pozzetto esterno, arredato con mobili disegnati per creare un effetto sospeso.
    Sul flybridge, l’hard top rivestito in teak con file di led è una soluzione funzionale, capace di offrire uno spazio protetto dal sole, una zona pranzo e un bar, oltre che un’opera d’arte di pregio.

    Nel cuore tecnico del Mangusta Oceano 42, attenzione è stata dedicata al comfort: rumorosità ai minimi, stabilità all’àncora e in navigazione, impiego di tecnologie e materiali di ultima generazione. Alimentato da due Mtu 12V 2000 M72, ha una velocità di crociera di 11 nodi, che consente di coprire in autonomia una distanza di oltre 4.000 miglia, e una massima di 15 nodi. Degne di nota la silenziosità in navigazione e la quasi totale assenza di vibrazioni. Un risultato raggiunto grazie a uno studio del modello nave tramite software specifici e, in fase di costruzione, all’adozione di soluzioni per ottimizzare la silenziosità delle sorgenti rumorose. Provare per credere!

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