Superate le Colonne d’ Ercole si apre un mondo ricco di incognite. Tangeri, un
luogo dal grande passato che affascina il viaggiatore alla ricerca di luoghi
ancora veri.
La maggior parte dei navigatori che veleggiano verso le soleggiate isole
Canarie, una volta abbandonato lo Stretto di Gibilterra, punta verso il largo
alla ricerca degli alisei portoghesi che soffiano verso sud. Incuranti, per
motivi di tempo o perché “così fan tutti”, del fatto che la parte
nord-occidentale dell’Africa, fin proprio davanti alle Canarie, è occupata dal
Marocco. Jancris, la nostra barca a vela, ancorata nell’ampia baia di
Gibilterra, ancora qualche giorno, avrebbe nuovamente tuffato la prua nelle
acque atlantiche color cobalto. Eravamo nel suo accogliente ventre, indaffarati
con gli ultimi preparativi. Adagiata sul tavolo da carteggio c’era la grande
carta dell’Ammiragliato Britannico raffigurante l’oceano Atlantico meridionale.
Passavamo spesso davanti al carteggio e ogni volta l’occhio cadeva su quella
carta gialla, azzurra e bianca. La rotta che avremmo dovuto seguire era
tracciata a matita, e non potevamo fare a meno di osservarla a ogni occasione.
Dopo le Colonne d’Ercole, avremmo fatto rotta verso sud ovest per circa
settecento miglia, fino a raggiungere l’isola di Lanzarote.
Inevitabilmente, però, non potevamo fare a meno di considerare che la costa
marocchina seguiva parallela la nostra rotta. Più di una volta avevamo
carezzato l’idea di costeggiare il continente africano. Avevamo molto materiale
a bordo perché nel nostro programma iniziale, fatto a casa a tavolino durante
il freddo inverno padovano, ci eravamo ripromessi di fare almeno un paio di
tappe per “assaggiare” quel grande Paese. Poi, con il passare dei mesi, mentre
navigavamo dalla Turchia verso il mitico Stretto, non avevamo incontrato nessun
navigatore che fosse passato per il Marocco atlantico. Decidemmo così di
portarci vicini a Tangeri, la nostra prima tappa nord africana sul programma, e
vedere di raccogliere maggiori informazioni di prima mano, altrimenti avremmo
fatto la classica rotta sulle Canarie.
Sotto la Rocca di Gibilterra, speravamo di incontrare qualche navigatore
avventuroso che fosse passato di lì. Invece niente, nessuna notizia da poter
valutare. Ancora incerti sul da farsi, una sera, rompendo gli indugi, proposi a
mai moglie, Nicoletta, di attraversare lo Stretto e fare tappa a Tangeri. Lei
accettò di buon grado e prese subito tra le mani la guida nuova fiammante della
Imray scritta da Graham Hutt dal titolo ‘North Africa’ dalla libreria di bordo.
Le condizioni meteo sarebbero state buone per i successivi tre giorni, così
decidemmo di salpare verso Tangeri, la porta principale per entrare in Marocco.