La porta del Marocco
Di prima mattina eravamo pronti a salpare e lasciare a poppa l’Europa e
Gibilterra con la sua rocca che finalmente era tutta visibile grazie all’aria
secca che aveva dissipato le perenni nubi che nascondevano la vetta. Un vento
gentile ci spinse verso sud e una volta doppiata punta Carnero dirigemmo la
prua più verso ovest cercando di sfruttare al meglio la forte corrente in
uscita.
Poco prima di Tarifa puntammo nuovamente verso sud e attraversammo il
trafficato canale virtuale assegnato alla navigazione commerciale. Alcune navi
mercantili dalle dimensioni ciclopiche modificarono la loro rotta di qualche
grado consentendoci di continuare a veleggiare senza variare la nostra rotta.
Altre, invece, fecero finta di non vederci e ci costrinsero a lavorare sulle
vele per evitare possibili collisioni. La giornata era stupenda e la visibilitÃ
ottima. Il vento proveniente da nord est manteneva pulita l’aria e faceva
viaggiare la barca con tutte e tre le vele spiegate.
Dopo mezzogiorno la corrente cambiò e ci trovammo ad andare veloci sull’acqua,
ma con due nodi in meno di velocità effettiva. Decidemmo quindi di portarci al
più presto a ridosso della costa africana per sfuggire alla corrente che,
avanzando contro il vento, alzava anche un’onda corta e ripida che a volte
frangeva sul ponte bagnando il biondo teak.
A poche miglia di distanza da punta de Alcazar la corrente diminuì, mentre il
vento, forse per effetto termico, aumentò considerevolmente costringendoci a
rollare un po’ di fiocco e ammainare la mezzana che tendeva a far orzare troppo
Jancris. La velocità aumentò e Punta Malabata fu raggiunta in meno di un’ora.
Una volta doppiata entrammo nell’ampia baia di Tangeri e improvvisamente ci
sembrò di essere lontanissimi da casa e dall’Europa.
Avevamo percorso appena 25 miglia, però era come se avessimo attraversato mezzo
mondo, tanto ci sentivamo emozionati nell’essere così vicini a un continente
nuovo per noi.
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