In Africa
In mezza giornata di viaggio avevamo proprio cambiato pianeta e in quel momento
diventammo consapevoli che il nostro viaggio che durava da mesi lungo le sponde
europee, si era concluso a Gibilterra. Da Tangeri ne iniziava un altro.
Differente e affascinante, ricco di incognite e per questo eccitante. Non
avremmo incontrato marine con tutti i servizi, non avremmo utilizzato l’euro
per pagare i conti. La vita sarebbe stata meno costosa, avremmo gustato nuovi
sapori e odorato nuovi profumi. Eravamo in Africa.
Dopo aver trascorso alcuni piacevoli giorni a Tangeri salpammo per entrare
definitivamente in oceano. La navigazione fino a Capo Spartel fu scomoda a
causa del poco vento e dell’onda incrociata. Qualche miglio dopo il capo però l’
onda oceanica lunga e regolare annullò il mare incrociato, e un vento di 15
nodi proveniente da nord ovest ci fece veleggiare verso Asilah.
Avvicinandoci alla piatta costa il mare assunse un colore verdastro e le onde
divennero più ravvicinate e alte. Nulla di pericoloso con tempo buono, ma con
forte vento e mare mosso, lo stretto ingresso di Asilah potrebbe divenire
pericoloso a causa del basso fondale. Le grosse pietre che formano il
frangiflutti divennero visibili poche miglia prima dell’ingresso, le basse
costruzioni di colore chiaro avevano chiazzato l’orizzonte già prima.
Entrammo tenendoci più vicini al frangiflutti alla nostra dritta dove il colore
dell’acqua sembrava indicare acque più profonde. Entrammo, e una volta ottenuto
il ridosso dalle onde calammo l’à ncora in tre metri di fondo sabbioso. Il
porticciolo era tranquillo e poco congestionato da scafi di pescatori. Alcune
piccole barche erano attaccate a corpi morti in acque basse, la larga banchina
di cemento era sgombra.
Una postazione della Polizia locale si trovava lungo la banchina e un ragazzo
in divisa ci fece cenno di raggiungerlo a terra.
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