Potenza sì, ma in spazi ridotti. Seguendo soluzioni automotive di ultima
generazione. Componenti in miniatura e un’elettronica super delineano gli
scenari futuri.
Domanda. Per quale motivo il risultato che ci si presenta davanti aprendo il
forno, seppur perseguito con tecnica scrupolosa, non è mai all’altezza della
foto pubblicata sul ricettario di turno? Bella domanda. Eppure abbiamo
utilizzato gli stessi ingredienti. Spendendo, magari, un occhio della testa per
acquistare quelle spezie rare e impronunciabili che avrebbero dovuto fare la
differenza. Mannaggia. Come ogni volta, disattendendo (a voce alta) i più
elementari dogmi giudaico-cristiani si getta tutto nel bidone dell’umido,
testimone silenziosa dei nostri fallimenti.
E qui il passo per diventare intimi amici di ragazzi che convivono con un casco
in testa e che ci sbattono il cartone della pizza ad altezza diaframma è
brevissimo.
Seconda domanda. Che relazione esiste tra una pietanza mal riuscita e un motore
da diporto?
Nella sostanza nulla, ma nell’approccio moltissimo. È prassi comune accettare
per vera, apodittica e incontestabile la seguente frase: un motore vale l’
altro. Non è proprio così. Ma in fin dei conti, potrebbe obiettare il tuttologo
che piantona il bar sotto casa, si tratta pur sempre di cilindri che fanno su e
giù facendo girare un albero motore il quale trasferisce il moto (tramite mille
ammennicoli) a un’elica. Se ascoltandolo avete una visione nitida del vostro
bidone dell’umido, beh allora avete la testa fuori dal fango.
Perché non è questione solo d’ingredienti (e qui siete oramai diventati
maestri), ma soprattutto di tecnica ed esperienza. Fiato sprecato con il
tuttologo che ormai è arrivato a dire che il problema dei motore diesel è il
carburatore, ma una nozione da tenere ben presente se state acquistando una
barca o più semplicemente un motore.
Sul ricettario dei costruttori di motori da diporto si legge: tanta potenza, ci
mancherebbe altro, coppia generosa (non sia mai) e rumore contenuto. Ma ancora.
Basse emissioni gassose, oggi una regola inderogabile. E, ciliegina sulla
torta, ingombri ridotti all’osso. Shakerate il tutto e servite a un pubblico
goloso di chilowatt. Quello del diporto, appunto. Golosità e appetito che, nel
caso della nautica, suonano come termini riduttivi incapaci di fotografare il
segmento. Meglio parlare allora di vera e propria bulimia che non si quieta
neanche di fronte all’ultimo ritrovato.
Una fortuna per gli appassionati (seduti a guardare uno spettacolo
impareggiabile) e una sfida per i costruttori che ogni volta devono superare se
stessi.