Navigare in flottiglia

12 August 2008
Navigare in flottiglia
Un gruppo di amici, due o tre barche e la vacanza perfetta è servita. Avere la fortuna di essere tra quelli che vivono almeno una volta nella vita l’ esperienza di una vacanza in barca è già tanto, vivere una flottiglia la rende ancora più eccezionale. Perché tutto vada per il verso giusto c’è qualche trucco da osservare e qualche norma di comportamento da mantenere, ma niente di troppo complicato o impegnativo. Innanzitutto, prima di partire, è essenziale venga...

Navigare in flottiglia

Un gruppo di amici, due o tre barche e la vacanza perfetta è servita. Avere la fortuna di essere tra quelli che vivono almeno una volta nella vita l’ esperienza di una vacanza in barca è già tanto, vivere una flottiglia la rende ancora più eccezionale. Perché tutto vada per il verso giusto c’è qualche trucco da osservare e qualche norma di comportamento da mantenere, ma niente di troppo complicato o impegnativo. Innanzitutto, prima di partire, è essenziale venga individuato un capoflottiglia. Non che debba comandare a bacchetta gli altri, ma una persona con più esperienza di mare o anche solamente una persona che conosca meglio la zona di navigazione, deve avere l’ultima parola nelle decisioni e il rispetto degli altri skipper. È buona norma che tutte le sere gli skipper si trovino qualche minuto, senza coinvolgere gli interi equipaggi, controllino il bollettino meteo e stabiliscano l’itinerario del giorno successivo e il posto per l’ormeggio notturno. Durante la navigazione poi, è consigliabile individuare un canale libero (o almeno poco affollato) sul Vhf e essere tutti sintonizzati sullo stesso, in modo da non intralciare il 16 con comunicazioni che interessino solamente la nostra flottiglia, ma anche in modo da essere sicuri di poter comunicare senza difficoltà. Una sosta per il bagno, essenziale al buon umore del gruppo e per mangiare tranquilli, è sempre un ottimo pretesto per giochi e scambi di equipaggi, non è necessario ormeggiarsi affiancati, ma nemmeno troppo lontani dagli altri, se vogliamo evitare di sentirci esclusi. Per la sera invece il discorso cambia non poco. Siamo in una splendida baia tutta per noi, la soluzione migliore è trovare il punto più ridossato e ormeggiarci a pacchetto. Questo significa che affiancheremo le barche, in modo da creare un unico grande ambiente. Per far questo, senza dover lottare a districare le ancore, o rischiare di rimanere legati durante un improvviso colpo di vento, non potremo essere alla ruota, ma sarà necessario avere delle cime a terra, che aiuteranno anche a rendere sicuro l’ormeggio. Il primo ad ormeggiarsi sarà il capoflottiglia, che deciderà anche se il posto scelto è davvero adatto per tutte le barche. Darà quindi ancora un po’ sopravento e porterà almeno una cima a terra, che abbitterà alla galloccia di sopravento. Il secondo a ormeggiare darà l’ancora un po’ meno sopravento e poi si affiancherà al capoflottiglia, cui passerà due traversini, uno a poppa e uno a prua con cui tenersi accostato (ricordate i parabordi), quindi porterà a sua volta una cima a terra. Così via fino all’ultimo, che darà ancora un po’ sottovento e porterà la cima sempre sottovento. Così facendo la sua ancora e la sua cima non saranno in tensione, ma serviranno assolutamente se dovesse cambiare il vento. Un problema che si può presentare e cui è bene fare attenzione si può presentare in caso di rollio delle barche: gli alberi potrebbero toccarsi, il che potrebbe provocare notevoli danni. Per evitare questo usiamo degli spring (cime portate dalla nostra poppa alla prua della barca accanto e viceversa) per sfalsare gli alberi. Prima di andare a dormire poi, dopo aver controllato che le ancore e le cime a terra tengano bene, filiamo un metro o due dei traversini, questo permetterà alle barche di muoversi in modo più naturale, meno a scatti, quindi di non rischiare colpi bruschi o trazioni improvvise sulle gaallocce. di Ambrogio Rocca

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