La Grecia è associata inevitabilmente, nella mente di quasi tutti, a un numero
impressionante di isole, Dodecanneso, Cicladi, Ionie, Sporadi. Pochi, almeno
tra i velisti, prendono in considerazione le “dita” della Grecia, quella serie
di penisole protese verso sud, che non rimandano immagini di veleggiate epiche,
ma che, per chi vi si avventura, emanano un fascino intenso e particolare. Il
viaggio parte da Atene, città mitica per storia, ma ormai, soprattutto se vista
dal mare, diventata ben poco affascinante, fatta salva l’Acropoli e poco altro.
La prima navigazione ci porta ad attraversare il golfo Sardonico, incontrando a
dritta l’isola di Aigina. Centro turistico apprezzato dai greci come dagli
stranieri, ha rivestito un ruolo di primissimo piano nella storia, come
antagonista di Atene. Il paese è piacevole, ma spesso troppo affollato, come le
baie circostanti. La nostra destinazione per la notte è l’isola di Poros, così
vicina alla terraferma da sembrare a prima vista solamente un promontorio. Il
nome significa appunto “stretto”. Il paese si è sviluppato anticamente sulla
sponda insulare dello stretto, salvo ultimamente crescere anche sulla riva
opposta. Una sosta in questo delizioso paese arrampicato dolcemente sulla
collina vulcanica dell’isola vale davvero una visita. Se la banchina non avesse
posti liberi, a nord-ovest del paese vi sono numerosi ormeggi perfettamente
rimossati, tranquilli e piacevoli, dove dare àncora.
Facendo rotta a sud, passando tra le isolette Spathi e Skilli, raggiungiamo
Idra. Sotto il dominio turco la città era molto fiorente, ma dopo la fine della
guerra d’indipendenza ha perso questa caratteristica, per cominciare a
risollevarsi solamente negli anni ’70, quando fu scelta da un enclave di
artisti e musicisti. Leonard Cohen ancor oggi passa lunghi periodi qui. Il
paese è bello e gran parte delle costruzioni risalgono al XVIII e XIX secolo,
affacciate sullo specchio d’acqua del piccolissimo porto.
A ovest di Idra, all’estremità sudorientale del golfo Argolico, l’isola di
Spetsai accoglie il navigatore con un aspetto ben diverso dal paesaggio cui si
è abituato. Questo dipende dal gran numero di pini che la ricoprono, frutto di
un programma di rimboschimento degli inizi del ‘900. La cittadina di Spetsai e
il vecchio porticciolo sono splendidi, suggeriamo una passeggiata, almeno fino
ai cantieri dove si costruiscono i caicchi, pare i migliori di tutta la Grecia,
poi è da assaggiare il piatto tipico: pesce in casseruola con pomodori e
peperoni ricoperti di formaggio.
Porto Keli viene considerato dai locali la “Portofino di Grecia”, probabilmente
chi lo dice non è mai stato a Portofino. La baia comunque è davvero bella,
profonda e ben ridossata. Se si trova posto, visto l’affollamento estivo, vale
la pena ormeggiarsi, peccato che sulla spiaggia siano stati costruiti dei
grossi alberghi, che di certo non migliorano il panorama.
All’estremità nord del golfo Argolico incontriamo un forte costruito dai
Veneziani sul pelo dell’acqua, che ci preannuncia l’arrivo nella città di
Navplion. Il porto non è bello e con vento da nord, oltre al cattivo odore, l’
ormeggio non è del tutto sicuro. Ciononostante questa è una tappa cui
difficilmente si può rinunciare, perché la cittadina è meravigliosa, con le
case antiche di pietra immerse nel verde e nel rosa intenso delle
bougainvilles. Questo è anche il punto di partenza migliore per un’escursione
alle rovine di Micene, dove si arriva in poco tempo noleggiando una macchina o
un motorino.
La costa ovest del golfo Argolico, ripartendo da Navplion, è per un lungo
tratto rettilinea senza insenature né paesi interessanti, almeno fino all’
arrivo al fiordo di Yerakas al cui interno sorge un piccolo paese che sembra
davvero essere rimasto del tutto isolato nella sua insenatura difficile da
raggiungere. L’ingresso nel fiordo può essere pericoloso se soffia il meltemi,
perché si crea un’onda confusa e disordinata proprio all’imboccatura.
Qualche miglio più a sud incontriamo un’altra vera perla di questo itinerario:
Monemvasia. Un paesino fortificato sorto sulla costa sud di una piccola isola,
oggi collegata alla terraferma da un ponte. Purtroppo il paese è ormai molto
turistico, ma se si cerca di non vedere i negozietti di souvenir è una delle
tappe più affascinanti dell’intero Mediterraneo. L’ormeggio non è sempre
semplice, il marina, che si prevedeva subito a sud del ponte, non è stato
completato che per metà, dunque i posti sono davvero pochi. Se non soffia il
meltemi ci si può attraccare, dando àncora, al pontile costruito a nord del
ponte e dove arrivano i traghetti.
Poco dopo aver doppiato il capo Maleas incontriamo l’isola di Elafonissos. Le
due baie sul lato sud dell’isola, in particolar modo la più a est, baia
Frangos, sembrano uscite per sbaglio da una cartolina dei Caraibi. La spiaggia
bianchissima, l’acqua turchese intenso, e solo i cardi a sostituire le palme e
a ricordarci che in fondo siamo ancora nel Mediterraneo.
Lasciando l’isola e volgendo la prua a nord, entriamo nel golfo Lakonikos, alla
cui estremità nord occidentale sorge il paesino di Yition. La sosta è piacevole
e rilassante, la banchina è affollata di soli pescherecci, mentre le barche da
diporto si vedono assai di rado da queste parti. La strada lungomare a sud
della banchina, verso l’isola di Krani (ora unita alla terraferma) è un
susseguirsi di ristorantini e taverne a prezzi ottimi, se paragonati alle zone
più turistiche che abbiamo lasciato alle spalle.
La penisola di Mani si conclude in capo Tainaron, ma appena prima di doppiarlo
incontriamo una bella baia perfettamente ridossata che prende il nome di Porto
Kaio dall’antico Porto Quaglio dei Veneziani che da qui esportavano sotto sale
appunto le quaglie. Nella baia vi è anche un monumento dedicato a Katsonis, il
più famoso pirata maniota.
Il nostro viaggio volge al termine, sia mo ormai entrati nel golfo Messiniakos,
alla cui estremità troveremo Kalamata, un marina ben attrezzato dove lasciare
la barca. Prima di concludere la vacanza, per chiudere in bellezza, facciamo
rotta verso la costa ovest del golfo, e precisamente verso Koroni. Un grande forte costruito dai Veneziani domina dall’alto di un promontorio
tutto il grande golfo. Difficile trovare posto in banchina, affollata di
colorati gozzi di pescatori, ma il fondo è buon tenitore e ci si può mettere
alla ruota, oppure, con mare calmo, all’esterno della diga foranea. Una
passeggiata per le strade tortuose del paese, fino al grande portale del forte
dove ora si trova un monastero è un’esperienza meravigliosa, per l’incredibile
pace di cui si gode, per la vista mozzafiato e per l’allegria del paese.
L’arrivo a Kalamata ci lascia un po’ senza fiato, dopo così tanti giorni senza
quasi incontrare turisti, abituati solamente alle barche dei pescatori e a
porticcioli minuscoli. Questo grande marina ormai quasi ultimato, è una
struttura moderna e attrezzata di tutto punto, di certo non gode del fascino
degli altri paesi della zona, ma qui si può lasciare la barca in sicurezza e
tranquillità.