Poche luci, molte ombre

Misure La notte del nostro test c’erano una luna crescente quasi piena, mare poco mosso (con 40/50 cm d’onda), 10/12 nodi di vento che garantivano una discreta visibilità. La temperatura dell’acqua era di 10° C. Allo sguardo di chi era in piedi nel pozzetto dell’Altair il gommone (di circa 5 metri) a luci spente è scomparso a 200/220 metri di distanza. Vista la temperatura dell’acqua ci è stato impossibile prendere le misure con un vero uomo a mare, ma questa è ...

Poche luci, molte ombre
Misure La notte del nostro test c’erano una luna crescente quasi piena, mare poco mosso (con 40/50 cm d’onda), 10/12 nodi di vento che garantivano una discreta visibilità. La temperatura dell’acqua era di 10° C. Allo sguardo di chi era in piedi nel pozzetto dell’Altair il gommone (di circa 5 metri) a luci spente è scomparso a 200/220 metri di distanza. Vista la temperatura dell’acqua ci è stato impossibile prendere le misure con un vero uomo a mare, ma questa è comunque una prima misura di riferimento e si può (ottimisticamente) pensare che la testa di un naufrago, nelle nostre più che favorevoli condizioni, sia visibile fino a circa 100 metri. Nel nostro progressivo allontanarci dal gommone abbiamo rilevato che fino a 500/600 metri tutte le luci erano ancora visibili in maniera accettabile, utile per individuare realmente l’uomo a mare. Da li in poi i rendimenti cominciano a peggiorare decisamente. A 800 metri la boetta lampeggiante è già quasi impercettibile. I suoi periodi di eclissi si sommano a quelli creati dalle onde che la fanno scomparire alla vista di chi è in barca. Leggermente meglio quella strobo, discreta quella a luce continua. Una bella sorpresa è stata l’Aquaspec, piccola lucina personale che a 800/900 metri di distanza si distingueva nel buio meglio delle boette omologate. La tenevamo a circa 20 cm dalla superficie dell’acqua, all’altezza a cui sarebbe stata se normalmente installata su un giubbotto di salvataggio e orientata verso la barca. Tra i suoi limiti c’è però la non visibilità per tutti e 360° dell’orizzonte, anche se installata correttamente sulla parte più alta del giubbotto resta comunque parzialmente oscurata dalla testa del naufrago. Il comportamento delle due torce stroboscopiche a mano è molto simile quello della boetta strobo. A 1.300 metri (0.7 miglia) la boetta galleggiante lampeggiante diventava del tutto invisibile, della stroboscopica rilevavamo un lampo ogni 25/30 secondi (in maniera a nostro avviso inutile per il reale recupero dell’uomo a mare, visto che noi in più sapevamo anche esattamente verso dove puntare lo sguardo), e la fissa arrivava ad eclissi di 9/10 secondi, restando quindi efficace ai fini dell’individuazione del naufrago (così come l’ Aquaspec, che confermava un buon rendimento). Anche a questa distanza il comportamento delle due torce stroboscopiche a mano era molto simile a quello della “collega” galleggiante. A 1.600 metri (0,86 miglia) tutte le luci diventano invisibili, si riuscivano solo a intravedere le luci fisse in testa alle aste Ior, anche se con eclissi molto lunghe. Già a 1.800 metri scomparivano anche queste. Si facevano invece vedere, e anche benissimo i razzi Miniflare a mano: lanciati leggermente controvento pigliano una parabola molto alta per una durata di 8 secondi. Noi abbiamo rilevato una loro perfetta visibilità a 2 miglia (e non siamo andati oltre), ma sicuramente, grazie alle loro 3.000 candele, sono visibili anche da molto più lontano (10 miglia secondo il costruttore).

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