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Poche luci, molte ombre

In pratica Facendo due rapidi conti si può dire che una barca a vela che navighi a 6 nodi in circa 7 minuti perde di vista, nelle condizioni meteomarine quasi ideali del nostro test, tutti i dispositivi luminosi che abbiamo provato. Una barca a motore che navighi a 26 nodi ce ne impiega meno di due. Ipotizzando una situazione di mare, vento e visibilità ben peggiori (quelle in cui ci si può aspettare che qualcuno dell’equipaggio cada in mare) i tempi vanno prob...

Poche luci, molte ombre
In pratica Facendo due rapidi conti si può dire che una barca a vela che navighi a 6 nodi in circa 7 minuti perde di vista, nelle condizioni meteomarine quasi ideali del nostro test, tutti i dispositivi luminosi che abbiamo provato. Una barca a motore che navighi a 26 nodi ce ne impiega meno di due. Ipotizzando una situazione di mare, vento e visibilità ben peggiori (quelle in cui ci si può aspettare che qualcuno dell’equipaggio cada in mare) i tempi vanno probabilmente più che dimezzati. La morale è ovvia, meglio non cadere in mare. Visto che però questo comunque a volte accade, vediamo cosa abbiamo imparato dal nostro test (ma, sottolineiamo, non vogliamo fare una lezione sul recupero di uomo a mare, che può essere oggetto di altri articoli, ma semplicemente riportare la nostra esperienza pratica). Primo, meglio, visti i tempi medi in cui si perde di vista il naufrago, utilizzare le cinture di salvataggio che tengono sempre l’uomo in contatto con la barca. Secondo, tra le procedure di emergenza fondamentali c’è l’attivazione del MOB, con la semplice pressione di un tasto sul Gps si memorizza la posizione dell’ uomo a mare. Il Gps all’istante ci fornirà in automatico la rotta di avvicinamento e la distanza dal punto. Questo è importante perché già nei primi momenti di confusione dopo la perdita dell’uomo, avremo modo di aver un punto di riferimento da seguire, senza dover fare nessun tipo di calcolo al carteggio, e anche se tutti i dispositivi visivi fossero già diventati “invisibili”. Terzo, visto che la boetta è obbligatoria, meglio usarla al massimo delle sue potenzialità, può diventare un efficace strumento di sicurezza. Quindi scegliete il modello a luce continua, assicuratevi che sia in buono stato (pile cariche, lampadina integra, guarnizione non “cotta”), che la cima galleggiante sia ben colta, che tutto l’insieme (con anche il salvagente) sia facile da gettare in acqua e che non sia assicurato alla barca. Lo stesso vale ovviamente per chi volesse intraprendere la spesa e l’ installazione di un’asta Ior. Qui ovviamente i controlli sono più complessi. Quarto, visto che la pelle è la vostra, dotatevi dei vostri personali strumenti di sicurezza. Dal nostro test emerge che un “trio” vincente è: giubbotto autogonfiabile ad attivazione automatica, la sua lucina (tipo Aquaspec) anche lei ad attivazione manuale più i razzi personali (quelli Miniflare sono un prodotto bello ma un po’ troppo costoso). In questo modo ci si garantiscono galleggiabilità, individuazione dalontano e da vicino. Nell’insieme sono tre strumenti poco ingombranti e ragionevolmente economici. Se in più da bordo attivano il MOB e lanciano prontamente la boetta lampeggiante in acqua, allora qualche speranza “di farcela” c’è. Infine un’idea, perché non rendere riconoscibile con un codice tipico le luci per segnalare l’uomo a mare (quindi con un caratteristico periodo e colore), da non confondere da tutte le altre, prima di tutto quelle dei pescatori? Magari non passerebbero inosservate da tutti, così come è successo durante il nostro test.

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