I tempi dell’ipotermia
In realtà non si hanno dati del tutto certi. Non è facile sapere con esattezza
quali sono i tempi dell’ipotermia, tecnicamente quando il corpo scende sotto i
35°C, due in meno rispetto ai 37°C fisiologici, arrecando i primi seri danni al
corpo umano. La banca dati scientifica si basa sull’esperienza di alcuni
tragici episodi storici (come l’affondamento di alcuni traghetti di linea nel
Nord Europa) e addirittura sui mostruosi esperimenti che i nazisti portarono
avanti, utilizzando i prigioneri come cavie, durante la seconda guerra
mondiale. La condizione di ipotermia è molto più probabile in acqua che non
fuori, per la sua maggiore conducibilità del calore (il corpo si raffredda 25
volte più velocemente in acqua che non in aria). Questi sono i valori base che
vengono attualmente considerati come validi:
Temp. corp. sintomi
37°C temperatura corporea normale
36/35°C brividi e tremori
35/32°C confusione mentale, amnesia
33°C cessazione tremore, rigidità muscolare, pulsazioni irregolari
31°C semi-incoscienza
30°C incoscienza
28/25°C morte apparente, arresto cardio circolatorio
Con l’acqua del mare a 10° C, come nel corso della nostra prova (febbraio a
Marina di Ravenna) dopo circa due ore e mezzo si entra nella fascia di “alta
probabilità di morte per ipotermia”. A 17/18° C, il tempo sale a 8/9 ore. Nei
mari Italiani in agosto di notte ci sono circa 19°C. Le zone più sensibili alla
perdita di calore sono: la testa, l’inguine, le ascelle e i lati del torace. Se
si cade in mare di notte il giubbotto salvagente è lo strumento che garantisce
galleggiabilità e la minor dispersione possibile di calore. Per ottenere i
miglior risultati in quest’ottica bisogna assumere la posizione HELP (Heat
Escape Lessening Position), quindi il più raggomitolati possibile, con le gambe
vicine al torace, le braccia conserte.