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Primi bordi in Toscana

di Ambrogio Rocca Quattro isole, Capraia, Elba, Giglio e Giannutri, per una classica navigazione d’inizio stagione. Mete ideali per le prime uscite e notti in rada. Tre barche, tre equipaggi, un gruppo eterogeneo. E tre skipper con un po’ d’ esperienza: Matteo e Pietro, oltre a me. Nomi barche: Sole, Cuore e Amore come una canzone di qualche anno fa. La prima navigazione è un classico, una mèta ideale per la primavera, facile da raggiungere e buon “rodaggio” p...

Primi bordi in Toscana
di Ambrogio Rocca Quattro isole, Capraia, Elba, Giglio e Giannutri, per una classica navigazione d’inizio stagione. Mete ideali per le prime uscite e notti in rada. Tre barche, tre equipaggi, un gruppo eterogeneo. E tre skipper con un po’ d’ esperienza: Matteo e Pietro, oltre a me. Nomi barche: Sole, Cuore e Amore come una canzone di qualche anno fa. La prima navigazione è un classico, una mèta ideale per la primavera, facile da raggiungere e buon “rodaggio” per equipaggi ancora non molto esperti. L’Arcipelago Toscano, sette isole sorelle tra la costa toscana e la Corsica. Tre sono precluse alla navigazione Gorgona e Pianosa, sedi o ex sedi di penitenziari, e Montecristo, riserva naturale integrale. Le altre quattro offrono coste variate, sono rocciosi massicci con dirupi a picco sul mare e lati pianeggianti. Un viaggio che alternerà navigazione a piaceri enogastronomici. “Anche il vino di queste zone è ottimo, vale la pena di assaggiare l’Aleatico, vino dolce liquoroso, da accompagnare a un dolce (tipica la schiaccia briaca)”, è un annotazione che sul mio diario di bordo risalta in rosso accanto alla data. Il porto di imbarco, scelto per l’offerta di barche a noleggio, è il Marina di Salivoli. Capraia La prima tappa, quella più a nord, è Capraia. Non è difficile da avvistare in navigazione, così massiccia e con alte scogliere; “il suo nome, infatti, deriva da un tema mediterraneo karpa, che significherebbe roccia” come ci legge via radio Massimo che si è autonominato intrattenitore del gruppo. Coste frastagliate e con numerosi ridossi, ma praticabili con tempo molto buono. Il porticciolo è l’unica sosta sicura. Il paesino è piacevole, rumoroso e colorato. L’abitato storico si trova in posizione protetta ed elevata e domina dall’alto la scogliera di punta Ferraione, dove sorgono le imponenti mura del forte San Giorgio. Il giorno seguente facciamo tappa nell’affascinante, nonostante il nome, Ansa Il Morto, sulla punta meridionale dell’isola, circondata da scogli vulcanici scuri e gremita di gabbiani e cormorani. Portoferraio Quando riprendiamo il largo concordiamo una rotta per 110° verso la punta nord orientale dell’isola d’Elba, verso Portoferraio. Pietro e la sua barca Sole, competitivi al massimo, ci distaccano. La darsena medicea è sempre affollatissima, ormeggiare qui è una missione impossibile. Si può provare ai cantieri Esaom Cesa (ciò che facciamo) o lasciare la barca nella vasta rada, dove il fondo è ottimo tenitore. “Il paese, con le case intonacate, risale al XVIII secolo, mentre la cittadella al XVI e merita una visita” ci istruisce Massimo che ha già studiato la guida e il portolano, il cui autore, Rod Heykell, continua il nostro cicerone, dice “Non riesco proprio a capire perché Napoleone abbia voluto andarsene.” E prosegue descrivendoci la Palazzina dei Mulini e Villa San Martino, residenze dell’imperatore tra l’aprile 1814 e il marzo 1815, oltre alle miniere, le strade e le fortificazioni fatte costruire da lui. Marciana Marina La mattina seguente, molliamo gli ormeggi diretti al porto di Marciana Marina, centro balneare cresciuto attorno a un borgo di pescatori. Il porto è sicuro e protetto da un lungo molo. Se in porto non ci fosse posto, cosa frequente in agosto, si può tornare sulla propria scia, un miglio più a est, dove tre golfi offrono numerosi ormeggi: Viticccio, Biodola e quello di Procchio. Viticcio è considerata la spiaggia più bella dell’isola e, con tempo buono, l’ormeggio è piacevole, su un fondo di sabbia chiara, proprio sotto al promontorio di Capo d’ Enfola. Il golfo della Biodola, orlato da una spiaggia, ha un buon ancoraggio nel calanco che chiude il golfo, bisogna però fare molta attenzione a una secca. Infine il golfo di Procchio, che come i precedenti ha una spiaggia molto frequentata, d’estate ha anche numerosi gavitelli per le barchette dei proprietari delle case attorno. L’ormeggio più carino è “dietro” all’Isola Paolina, ma bisogna avere un po’ di dimestichezza, perché gli spazi sono limitati. Fetovaia e M. di Campo Fino a questo momento abbiamo passato tutte le notti in porto, ora riteniamoche i nostri equipaggi, anche i neofiti, siano stati svezzati e siano pronti per una notte in rada. Il golfo ideale per la notte si trova doppiato il capo occidentale dell’isola. Arriviamo quindi a Cala Fetovaia, una bella rada ridossata dove l’ormeggio è sicuro. E’ meglio arrivare in questa stagione, in estate inoltrata non è difficile contare fino a un centinaio di barche, tutti affascinati dalla bellezza della costa e della spiaggia e rassicurati dal fondo buon tenitore. Dopo la notte in rada, soli con il mare e le stelle, abbiamo voglia di una serata calati nella vita mondana. L’ideale in questo caso è Marina di Campo, la capitale della movida elbana. I posti in banchina sono pochi, in rada però ci sono molti gavitelli o si può dare àncora davanti alla spiaggia, dove il fondo è buon tenitore. Porto Azzurro Durante la navigazione nel tratto tra Capo Stella e Punta gettiamo in acqua una traina, perché alcuni pescatori incontrati in banchina ci hanno detto che questo tratto è il più pescoso. Non prendiamo niente, in compenso ci godiamo il meraviglioso paesaggio del promontorio di Capoliveri che la primavera ha tinto di un’esplosione di colori. Doppiato il capo puntiamo a nord, verso Porto Azzurro. L’ingresso al tramonto è uno spettacolo, con il cielo che si tinge di rosso dietro alle colline che orlano il golfo. I pontili galleggianti sono attrezzati, ma se non vi fosse posto, il fondo in rada è ottimo tenitore, anche se a volte la risacca può essere fastidiosa. La sera le vie del paese si animano di turisti e di bancarelle, in un’atmosfera allegra e rilassata. Giglio Ritorniamo a volgere la prua a sud-est e affrontiamo le 30 miglia che ci separano dall’isola del Giglio con le brezze diurne al traverso, lasciando a dritta Pianosa e Montecristo. Arrivando da nord, avvistiamo Punta del Fenaio, un incubo, i problemi di carteggio partono sempre da qui... Il porticciolo di Giglio Marina, con le case strette e colora te, è caratterizzato da due dighe che chiudono la bella insenatura. Il paese è piccolo, ma piacevole. Non bisogna perdersi una gita a Giglio Castello, il villaggio antico che sorge sulla montagna, al riparo delle fortificazioni del XIII secolo. Un pullman-navetta parte dal porto ogni mezz’ora. Dall’alto si gode una vista magnifica sulla costa ovest. Tra le viuzze lastricate si trovano anche ottime trattorie e ristorantini dove mangiare bene a prezzi purtroppo non sempre economici. Giannutri Il mattino dopo ci svegliamo tardi per colpa di stravizi notturni, ma ci aspetta una navigazione breve. Giannutri dista soltanto 8 miglia verso sud. È l’ isola più piccola dell’arcipelago e non ci sono porti, ma il golfo e la cala degli Spalmatoi offrono ridossi sicuri. L’insenatura è molto bella con le scogliere che la racchiudono, però il fondo non è buon tenitore, l’ormeggio quindi può presentare qualche difficoltà, la soluzione migliore è data dall’ angolo sud ovest, magari con una cima a terra. Ci spostiamo nella cala Spalmatoi che offre un ormeggio migliore. In estate è gremita di gavitelli per le barche degli abitanti delle ville circostanti, con un po’ d’esperienza è possibile ormeggiare all’imboccatura dell’ansa. Porto Ercole A sole 10 miglia dall’Argentario votiamo per una serata mondana a Porto Ercole. L’antico borgo di pescatori sormontato da una fortezza spagnola è già meta dei turisti e in estate sarà invaso. E’ un ottimo porto, quindi in agosto bisogna provare a prenotare. Facciamo rotta verso nord e ci prepariamo a lasciare la barca al marina di Salivoli.

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