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Ranieri International, alla conquista della Cina

1 novembre 2017
di Tommasino Gazo
Ranieri International, alla conquista della Cina
Il cantiere di Soverato (Cz) vola e supera i 10 milioni di fatturato. Per il futuro, oltre all’Italia, punta ai mercati extra-europei, dove vende già il 24 per cento della produzione

Il coraggio e la sfida. Potrebbe essere il paradigma del cantiere Ranieri emerso più aggressivo che mai dalla crisi che, nel 2012, regnava in tutto il settore nautico e che, con il crollo del fatturato, rischiava di travolgere l’azienda calabrese di Soverato. Ma Pietro con i due figli Salvatore e Antonio non avevano alcuna intenzione di cedere alla contrazione del mercato e, anzi, decidevano di rilanciare.
Mantenendo la lavorazione in Italia, aprivano un’altra linea di prodotti entrando nel settore dei semirigidi. Una sfida vincente considerato che il fatturato previsto per quest’anno dovrebbe attestarsi a 10 milioni e 700 mila euro: un traguardo finanziario ottenuto con 68 dipendenti, 45 diversi modelli. Un successo, insomma, offerto da una coraggiosa visione del futuro e con una prospettiva precisa e lungimirante. Ne chiediamo conto a Salvatore Ranieri, direttore commerciale del cantiere.

Quale il progetto e la filosofia di Ranieri?
«Vogliamo progettare e produrre barche di alta qualità con la massima attenzione alla sicurezza e al comfort dei nostri clienti di elezione senza dimenticare l’ambiente e, soprattutto, anticipando i tempi».
Come avete superato la crisi del 2012 che aveva investito tutto il settore nautico?
«Abbiamo capito che l’unica possibilità per uscire dalle difficoltà di quel momento era investire e mettere in cantiere un prodotto alternativo alla barca in vetroresina, il gommone».
Una strategia che, a quanto pare, ha avuto successo.
«I numeri confermano che la scelta è stata vincente anche se siamo stati costretti, purtroppo, a considerare il mercato italiano di serie B. Nel 2010 il 70 per cento della nostra produzione era venduta in Italia, nel 2017 la percentuale si è ridotta al 32, mentre il 24 per cento è commercializzato in paesi extraeuropei».
Quindi avete allargato i vostri confini commerciali?
«Certo, attualmente vendiamo anche in Cina dove hanno chiesto la cessione dei nostri stampi, una richiesta a cui abbiamo risposto negativamente. Vogliamo continuare a produrre in Italia, non possiamo rischiare di abbassare gli standard qualitivi. Abbiamo un centro di 26 mila metri quadrati (di cui 12 mila coperti) con la prospettiva di incrementare i dipendenti di almeno venti unità nei prossimi tre anni».
Riuscite a essere concorrenziali sui mercati orientali e cinese in particolare dove la manodopera ha un costo decisamente inferiore?
«Assolutamente sì, anche in Cina viene premiata la qualità. Per quel paese manteniamo i nostri livelli qualitativi e otteniamo ugualmente adeguati margini di profitto».

www.ranieri-international.com

Ranieri International, alla conquista della Cina
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