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Ristoranti a bordo

La cucina, centinaia di cuochi e assistenti, una vera città nella città Non erano, quelli, gli anni dei precotti. Tutto, dai croissant al pane ai gelati, veniva confezionato a bordo senza possibilità di “riciclo”. Un detto forse di grana grossa ma efficace, sottolineava che sulle navi italiane “ i menù non comprenderanno mai le polpette”.La cucina di bordo non conosceva il riposo, agli ordini di monarchi assoluti, gli chef, non di rado a ruolino con stipendi anche ...

Ristoranti a bordo
La cucina, centinaia di cuochi e assistenti, una vera città nella città Non erano, quelli, gli anni dei precotti. Tutto, dai croissant al pane ai gelati, veniva confezionato a bordo senza possibilità di “riciclo”. Un detto forse di grana grossa ma efficace, sottolineava che sulle navi italiane “ i menù non comprenderanno mai le polpette”.La cucina di bordo non conosceva il riposo, agli ordini di monarchi assoluti, gli chef, non di rado a ruolino con stipendi anche più corposi di quelli dei comandanti. Le compagnie se li contendevano dopo averli “strappati” agli migliori alberghi di Parigi e Londra, ai ristoranti più esclusivi. La cucina, centinaia di cuochi e assistenti, una città nella città, inviolabile ai “non addetti addetti ai lavori”, che si assopiva per due, tre ore, nel cuore della notte dopo aver preparato sino a quattromila piatti, mentre i croissant lievitavano sotto i teli bianchi della pasticceria. Non c’era momento, in navigazione, che non fosse accompagnato dal servizio delle cucine, a partire dalla colazione, sontuosa e internazionale, così come imponeva lo standard dell’offerta. Quei cinque giorni “dovevano” essere indimenticabili, non solo nella cangianza dei colori dell’oceano, delle feste di bordo, delle attrazioni, delle celebrità presenti a bordo - Marlene Dietrich, nel 1935, portò con sé sul Normandie 82 bauli di effetti personali - ma per tutti i cinque sensi con cui l’uomo si relaziona al mondo. La tipografia, installata nei ponti inferiori stampava quotidianamente i menu su carta pregiata, arricchita da incisioni d’autore. Nomen omen: otto portate a pranzo e altrettante a cena per il menu “suggestion”, sino a quaranta per quello “à la carte”. Piatti come quadri, contorni come tavolozze di pittori, dolci come sculture. La nave: il transatlantico France. Il luogo: le acque della Corsica. La data: aprile 1969. Lo chef: Henry Le Huédé. Un dettaglio: il fois gras in forma di piccoli cuscini sormontati dalla croce della Légion d’Honneur disegnata con scaglie di tartufo precedono i semifreddi, arnie di zucchero filato affollate di api di pasta di mandorle. Bimbi a bordo? Nessun problema: diete personalizzate. Un passeggero diabetico? La cucina seguirà le indicazioni del medico di bordo. Passeggeri ebrei? Ecco la dieta kasher, cui sovrintende un cuoco-rabbino che taglia, impasta e cuoce con utensili dedicati. Il menu del New York dell’Hamburg Amerika Linie

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