Da maggio 2002 a ottobre 2003, in 17 mesi di spedizione e 20.000 miglia
percorse intorno all’Artico, Vagabond è stata la prima barca a vela a
circumnavigare l’Artico dopo aver superato il Passaggio a Nord-Est e il
Passaggio a Nord-Ovest, le due rotte che collegano gli oceani Atlantico e
Pacifico. La successione di questi due passaggi, ciascuno superato senza sosta
invernale e senza l’aiuto di un rompighiaccio, è stata una “prima” nella storia
della navigazione, ma soprattutto, le emozioni sono state all’altezza delle
aspettative. Da allora Eric e France vivono insieme e lavorano stabilmente
nelle terre dei ghiacci perenni, stregati dalla magia dei grandi silenzi e
degli orizzonti senza confini. Vagabond, la loro casa, è un mezzo per
spedizioni concepito per navigare e svernare alle latitudini polari. Lungo poco
più di 15 metri e largo 4,20, è stato modificato nel corso delle spedizioni
nell’Artico.
Eric Brossier ne ha fatto una base logistica attrezzata per scienziati,
sportivi o appassionati. Dal 2004, dopo l’epica circumnavigazione, il campo
base itinerante si è diretto alle isole Svalbard in Norvegia, poi in
Groenlandia e infine ancora alle Svalbard sulla costa Est dell’isola di
Spitzbergen dove rimarrà fino al 2008. Eric e France collaborano a Damocles, un
appassionante programma internazionale di oceanografia artica. Il 2007-2008 è
stato decretato Anno Polare Internazionale e Vagabond ha iniziato il suo terzo
inverno prigioniero volontario dei ghiacci. Diario di bordo a Spitsbergen Dopo
la circumnavigazione polare di Vagabond nel 2002 e il 2003, la voglia di
tornare nell’Artico, di rinnovare la sua funzione di rifugio polare diventava
sempre più forte. L’isola di Spitsbergen ci era ancora sconosciuta. Per una
fortunata coincidenza, eravamo stati contattati dalla comunità scientifica
interessata a svernare sulla costa Est dell’isola. Eric e io avevamo passato
tutto un inverno nella baia di Inglefield, con la funzione di base logistica e
d’appoggio per diversi gruppi di scienziati. L’anno successivo, la missione
oceanografica aveva preso maggior forma: i nostri interlocutori avevano
organizzato il programma Damocles, eletto dall’Europa come uno dei
progetti-guida nel contesto dell’Anno Polare Internazionale (2007-2008). L’
obiettivo era di sviluppare e mettere in opera un sistema di osservazioni e
previsioni a lungo termine dell’Oceano Glaciale Artico, con lo scopo di
verificarne l’arretramento, la scomparsa della banchisa artica e meglio capire
i mutamenti climatici. In questo contesto, Vagabond si lascerà intrappolare di
nuovo dai ghiacci per due inverni, ossia quattro invernaggi consecutivi nella
baia di Inglefield, dove proseguiranno i test degli strumenti tecnologici per
Damocles, prima di utilizzarli in tutto l’Oceano Artico.
Spitsbergen è la più grande isola delle Svalbard, una delle terre più a nord
del globo. Il clima artico è tuttavia temperato dall’influenza della corrente
del Golfo sulla costa ovest, che permette una navigazione estiva più facile che
nel resto dell’Artico. Dai primi giorni di ottobre, è ormai tempo per Vagabond
di raggiungere la baia di Inglefield, nel fiordo di Storfjord, sulla costa est
dove gli effetti del passaggio delle freddi correnti artiche si fanno sentire
in maniera pesante e se nessuno ci vive è per questa ragione... Se gli
scienziati si interessano a questa regione è proprio per questo motivo.
Lasciamo dunque Longyearbyen, ‘la capitale’ più a nord per latitudine (78°) per
fare il giro dell’isola da sud e raggiungere, in qualche giorno, la base del
nostro invernaggio. In questa stagione, la temperatura dell’aria è già di molto
inferiore allo zero, gli spruzzi d’acqua ghiacciano sul pulpito, sugli
avvolgitori, sulla battagliola e sulle cime, ispessendo e appesantendo tutto
ciò che investono. Per il momento bisogna mettersi al riparo, rompere il
ghiaccio per evitare danni. Vagabond entra sereno nel suo rifugio conosciuto
per il terzo invernaggio. Abbiamo adottato questo angolo nella morena a sud
della baia, che protegge dall’onda un piccolo specchio d’acqua. Da tempo ci
aspettano il bru sh accumulato (particolare tipo di ghiaccio n.d.r.), a volte
trasformato in lastre e dei pezzi di iceberg, staccatisi dal ghiacciaio vicino.
Bisogna spingere, avvicinarsi sufficientemente alla costa affinché la
profondità dell’acqua sbarri il passaggio a blocchi di ghiaccio troppo grossi.
Poi calare l’àncora, e lasciarsi prendere dalla magia dei luoghi ritrovati. La
salperemo solo nove mesi più tardi, quando il ghiaccio ci libererà, a metà
luglio. Vagabond, assicurato alle cime e immobilizzato, sarà in grado di
affrontare gli assalti del vento d’autunno a volte violenti provenienti da ogni
direzione. Ogni volta il ghiaccio si forma, si sfascia di nuovo, abbandona la
baia. Questo piccolo gioco dura circa un mese. Siamo impazienti di camminare
sul ghiaccio definitivo, piuttosto che valutare ogni giorno se raggiungere la
terra a piedi con o senza razioni di sopravvivenza...
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