Storie di uomini e donne, la Volvo siamo noi

12 October 2014
Storie di uomini e donne, la Volvo siamo noi
La Volvo Ocean Race è partita e vi proponiamo le interviste a cinque protagonisti di queste edizione. Sono Antonio Zoido, medico del team femminile SCA; Bruno Dubois, team director di Dongfeng; Chris Nicholson, skipper di Team Vestas; Carolijn Brouwer, membro di equipaggio di Team SCA e il nostro Alberto Bolzan, unico italiano imbarcato...

Storie di uomini e donne, la volvo siamo noi

La Volvo Ocean Race è una regata lunga, estenuante, complessa. Proprietà di Volvo dall'inizio degli anni 2000, l'ha trasformata con gli anni secondo i propri valori aziendali: la natura, la sicurezza, la centralità dell'uomo. Mentre se la natura è elemento fondante di questo evento per l'idea stessa di navigare intorno al mondo con una barca a vela, l'aumento della sicurezza è stato uno degli obiettivi primari fin dal primo momento, in questa regata che ha visto nei suoi oltre quaranta anni di storia cinque marinai lasciare la loro vita negli oceani; l'ultimo solamente tre edizioni fa. Se la ricerca di sicurezza è uno sviluppo continuo col passare degli anni, il vero sforzo di questa edizione rispetto alle scorse è stato portare l'elemento umano al centro dell'obiettivo: questo, oltre alla necessità di riduzione dei costi, il motivo fondante della decisione di correre con barche one design, uguali per tutti. Non più discorsi (e comunicazione) sulle differenze di prestazioni tra le diverse barche, ma tutta la concentrazioni sugli uomini e le donne a bordo, gli unici veri e indiscussi artefici delle vittorie e delle sconfitte. A partire da questo anche gli investimenti e l'organizzazione dei Team si sono trasformati: non più uno shore team incentrato sui boatbuilder, velai, esperti di elettronica e compositi (questi sono forniti dall'organizzazione), ma maggiore attenzione su temi come l'affiatamento a bordo, la dietologia e l'alimentazione. Di questi ultimi argomenti abbiamo parlato con Antonio Zoido, medico del team femminile SCA.

 

Per loro la sfida è ancora più dura dal punto di vista della forza fisica, e mantenere la forma durante i nove mesi di regata sarà cruciale per le performance. Antonio è reduce da due vittorie consecutive della Volvo Ocean Race, prima con Ericcson 4 e poi con Groupama: sa quello di cui parla quando racconta che “ho analizzato ognuna delle ragazze e il loro metabolismo, questo è stato uno dei criteri della selezione. So quello che consumano durante la navigazione e quindi quello che devono mangiare per reintegrarsi. Uno dei problemi dei velisti è che in barca non hanno abbastanza fame, o voglia, di mangiare il corrispettivo delle calorie necessarie. Gli uomini non ci danno abbastanza importanza e per questo perdono molti chili, e questo con le ragazze vogliamo assolutamente evitarlo” E va oltre: “credo fermamente che nel calo di Telefonica durante la scorsa VOR sia centrata anche l'alimentazione. Poi è una reazione a catena: sei nervoso, riposi male, sei di malumore, e non reagisci più bene”.

 

Team che vai, problema che trovi: se SCA deve fare i conti con un equipaggio femminile in una regata dominata da maschi, Team Dongfeng si confronta con barriere culturali non indifferenti: un equipaggio con cinque francesi (tra cui lo skipper), sei cinesi e uno svedese non è un mix facile, considerando che alcuni cinesi hanno cominciato da poco ad andare in barca. Bruno Dubois, Team Director di Dongfeng, non ha dubbi “l'integrazione dell'equipaggio è sicuramente la nostra più grande sfida, ma io credo davvero che il background multiculturale sia allo stesso tempo il nostro vantaggio, una volta superato il problema della lingua. Per questo abbiamo deciso di parlare inglese a bordo.” E racconta dello spirito nel gruppo: “i ragazzi si sono accorti che devono essere disposti a “dare” agli altri. Certamente ogni tanto i francesi parlano francese e i cinesi cinese, ma si sono accorti che se non fanno sforzi per venirsi incontro non vanno da nessuna parte: questo è lo spirito giusto per andare a fare un giro del mondo”.

 

Dongfeng è entrato nella sfida nove mesi fa, ed è tra i team che ha avuto più tempo per allenarsi. Avere delle barche uguali ha permesso a squadre come Vestas di annunciare la sfida con un mese di anticipo sulla partenza, e ed è il team che ha avuto meno tempo di allenarsi. “È già tanto che siamo arrivati con tutti gli adesivi sulla barca” scherza l'australiano Chris Nicholson, lo skipper della barca svedese. Ma non bisogna farsi ingannare dall'understatement dell'ultimo arrivato, il team è di primissimo livello e Nicholson un veterano, con due Olimpiadi e quattro Volvo al suo attivo, di cui l'ultima da skipper di Camper in cui terminò secondo. “Se pensassimo di non avere chance di vittoria non saremmo qui. Sicuramente l'allenamento è quello che ci manca rispetto agli altri team, ma sono fiducioso che durante le prime tappe sapremo recuperare questo svantaggio, ovviamente ci aspettiamo un forte miglioramento con il progredire della regata”.

 

Diverso lo spirito in Team SCA: “sono molto eccitata - racconta la olandese Carolijn Brouwer - ma allo stesso tempo è quasi surreale che questo stia davvero accadendo, ci siamo allenate per cosi tanto tempo, 18 mesi, e oggi è il grande giorno. Credo che a bordo siamo davvero preparate ed è proprio tempo di andare: siamo forti, in forma, sane. L'atmosfera è davvero buona e non vediamo l'ora di partire!”

 

Tra tutti i sette team sono presenti velisti di 18 nazionalità: anche l'Italia è presente con il triestino Alberto Bolzan su Team Alvimedica, equipaggio giovanissimo che ha già dimostrato di fare sul serio vincendo la In-port race di domenica scorsa. Alberto è al suo esordio nella Volvo, ed è sicuro che per lui questa regata sarà un life-changer: "Penso che imparerò più in questi mesi che in anni ed anni di vela normale; nel senso che si passa un sacco di tempo in mare ed ovviamente più si naviga e più si impara. Ma la cosa che mi cambierà di più è senza dubbio l'aspetto umano, tanto è vero che le persone che conosco bene che hanno già preso parte a scorse edizioni della VOR sono poi le più disponibili ad accettare compromessi con gli altri: quando si vive con nove persone per nove mesi su una barca bisogna per forza cercare di trovare un punto in comune nelle decisioni altrimenti diventa impossibile".

 

Lamberto Cesari

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