25 luglio 2005
Stabilire un programma di crociera/immersione è principalmente una questione di
previsione e di organizzazione. Questo vale ancora di più se trovandosi su una
barca priva di compressore bisogna pensare alle soste in porto necessarie per
la ricarica delle bombole.
Naturalmente è tutto più semplice se si percorre una rotta ben nota, in acque
conosciute dove si può contare sull’esperienza di immersioni precedenti.
Il discorso cambia se la crociera si svolge lungo coste mai viste prima, ma con
un po’ d’occhio si può individuare con la carta nautica, le zone che sono
potenzialmente più interessanti per fare immersioni.
La prima parte della ricerca sarà a tavolino: studiando le batimetriche della
carta, si cercano eventuali secche vicine alla costa che risalgono da fondali
profondi fino a quote accessibili ai sub. Facciamo subito un esempio vicino: in
Liguria, qualche centinaio di metri al largo di Punta Chiappa, la Secca dell’
Isuela, che risale da 45 m a circa 13 m di profondità , è una delle immersioni
più belle del Levante.
Restando in Liguria, poco al largo di Capo Montenero, un’interessante secca
rivestita di gorgonie risale fino alla profondità di circa 20 metri. Queste
zone offrono un’abbondante fauna marina, in particolare è possibile avvistare
grandi pesci pelagici. Altri punti interessanti sono le pareti rocciose
verticali dove sono di solito presenti gorgonie e altri invertebrati sessili
variopinti, ricercati dai fotografi subacquei.
Sulla carta nautica, le pareti sottomarine sono evidenziate da linee
batimetriche vicine o addirittura sovrapposte. Osservando la corrispondente
fascia costiera emersa, si può identificare il tipo di roccia che caratterizza
la parete sommersa, come il granito, il basalto (rocce molto dure), oppure il
tufo (roccia tenera), ecc. Un modo semplice di individuare i siti da visitare
in immersione è portarsi dietro una libro di itinerari subacquei, ma in genere
il libro non dice molto. Un altro problema diportistico è quello di collocare
la barca e l’equipaggio durante l’immersione. Due lo soluzioni sostanziali:
trovare un ancoraggio dove sia possibile fare un’immersione interessante, o
disporre di un tender abbastanza grande e potente per lasciare la barca in un
ridosso sicuro e raggiungere il sito interessante. A tal proposito, i programmi
dei diving center della zona sono in genere illuminanti. Siti di immersione
lungo coste e isole esposte e lontane dalla costa, lontani da ancoraggi
affidabili, pongono enormi problemi logistici anche ai sub professionisti.
Facciamo un esempio: il Grand Congloué è un isolotto roccioso al largo di
Cassis, in Provenza. A circa 40 metri di profondità fu trovata, negli anni 70,
una nave oneraria di enorme interesse archeologico, ma il sito era così
complesso logisticamente che le ricerche dovettero essere continuamente
interrotte e le barche appoggio ancorate a enormi boe fisse dovevano sovente
rientrare in porto per via delle cattive condizioni meteomarine.
Per citare un esempio di una località che unisce un ridosso affidabile a una
costa ricca di falesie e grotte: nel nord-est della Sardegna la rada di Porto
Conte, profonda tre miglia, si trova a ridosso nell’imponente rupe calcarea di
Capo Caccia, un impressionante sperone che si protende verso le Baleari che
offre una ventina di punti di immersione interessanti, tra cui la grotta di
Nereo, una delle più interessanti della Sardegna.