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Tra i fiordi del Montenegro

Fiordi balcanici Le Bocche di Cattaro, un altro mondo oltre l’Adriatico. Il fascino della scoperta, 60 miglia di costa che s’addentra tra i monti di un paese che si apre al diporto. Ci fermavamo poco sotto Dubrovnik. Prima ci distraeva la bella città, poi le isole ci bloccavano l’avanzata verso meridione come sirene di pietra. Come resistere al fascino di Mljet? Veniva voglia di esplorare le Elafiti poco lontane, i campi di lavanda di Hvar, i campanili di K...

Tra i fiordi del Montenegro
Fiordi balcanici Le Bocche di Cattaro, un altro mondo oltre l’Adriatico. Il fascino della scoperta, 60 miglia di costa che s’addentra tra i monti di un paese che si apre al diporto. Ci fermavamo poco sotto Dubrovnik. Prima ci distraeva la bella città, poi le isole ci bloccavano l’avanzata verso meridione come sirene di pietra. Come resistere al fascino di Mljet? Veniva voglia di esplorare le Elafiti poco lontane, i campi di lavanda di Hvar, i campanili di Korkula. A sole 20 miglia a sud-est, però, si entrava in Montenegro, la Montagna Nera. Un Paese che non sembrava richiamare con fervore i visitatori in barca. Ma adesso, ragazzi, tutto è cambiato. Il Montenegro, dal 2006, diventato Repubblica indipendente, chiede diporto. Accoglie e propone. Per le barche sta preparando una serie di servizi, un nuovo marina che vuole attirare anche le grandi unità, e mette sul tappeto le sue risorse notevoli, i paesaggi marini unici, i suoi 300 km di coste varie, rocciose e sabbiose, una meraviglia celata nelle pieghe dell’orografia come le Bocche di Cattaro. Ma cosa sono queste Bocche? Una porta. Un ingresso liquido verso il mondo balcanico. Le sue isole-monastero, gli attracchi davanti alle vecchie pietre, le foreste e le rocce che si riflettono sull’acqua nelle lunghe serate. Per Petar II Petrovic´ Njegoš, il principe-poeta che nella prima metà dell’800 governava la nazione circondato dai suoi libri, ancor oggi venerato, autore di poemi di sapore epico sul difficile e bellicoso passato di questo popolo il sole non sarebbe tramontato vedendo qualcosa di più bello delle Bocche di Cattaro. Per i veneziani, pragmaticamente, in queste gole liquide si potevano annidare strategicamente innumerevoli navi invisibili dall’Adriatico. Lo stretto che oggi è conosciuto come Prolaz Verige, di soli di 300 metri di apertura, veniva chiamato Le Catene perché poteva essere chiuso con catene tese da una sponda all’altra a bloccare il passo allo scafo nemico. Il grande bacino interno delle Bocche fu sempre utilizzato per la tua protezione, ai tempi della Jugoslavia era porto militare. E oggi? A poco più di 20 miglia da Dubrovnik, passato il confine con la Croazia, Herceg Novi è la porta d’ingresso a un mondo nuovo. Qui le barche che battono ogni angolo della Dalmazia estiva si rarefanno, ma qualcuna arriva ad annusare questo pezzetto di costa. Minuscoli villaggi dove, forse ancora per poco, è possibile attraccare. Pochi servizi, pochi punti carburante, ma il richiamo della scoperta. Quello che si scopre è un Paese in rapido cambiamento. Che si è affrettato ad adottare l’euro già nel 2002. Che si è auto-proclamato “primo stato ecologico”. Forse a rimarcare che qui, alla loro natura, ci tengono e che non la svenderanno, non la cederanno a investitori europei, russi, canadesi che già battono alla porta per realizzare residence, alberghi, stazioni sciistiche… vedremo. Natura che molto ha elargito a questa piccola nazione balcanica. Le Bocche di Cattaro con i oltre 60 mg di sviluppo costiero, la superficie di 87 kmq e la lunghezza di 20 miglia. Il Lago di Scutari, condiviso con l’Albania, uno dei più ampi d’Europa con 391 kmq. Cime oltre i 2.500 m. Il fiume Tara che si è scavato tra le aspre montagne del Durmitor uno dei canyon più profondi del continente, 1.300 metri. Un paese che ora lancia la navigazione da diporto, ma che ancora non vede allineate le flotte del charter, che sta ancora completando una rete di attracchi. È richiesto un permesso di navigazione a pagamento, come in Croazia. A sinistra la città vecchia di Cattaro. Acque chiuse Le Bocche di Cattaro (a destra) sono uno dei ridossi naturali più grandi del Mediterraneo, quattro bacini quasi separati rinserrati da gole e da montagne che sfiorano i duemila metri. Dar fondo all’àncora non è ovvio, i fondali sono quasi ovunque elevati e variabili dai 40 ai 60 metri. L’ingresso è segnato a nord dalla sottile penisola di Prevlaka (o Vittaglina) e dalla Punta d’Ostro (o Punta Acuta), che costituisce la propaggine più meridionale della Croazia, e a sud dalla Punta d’Arza; oltre questo passaggio vi è la baia di Topla o golfo di Herceg Novi (in italiano, Castelnuovo). Attraverso il canale di Combur il passaggio al secondo bacino, il più esteso e di forma triangolare: la baia di Tivat o Teodo. Da qui con lo stretto Le Catene lungo poco più di un miglio e ampio appena 300 m si arriva alla parte più interna, con i due golfi di Risano a NO e di Cattaro a SE. Da qui si vedono vicine - sembra di toccarle allungando un braccio - le aspre cime delle Alpi Dinariche , sopra Cattaro. Il super marina da 650 posti Nel bacino un tempo occupato dalla base navale austroungarica di Tivat, nella baia di Bijela, è vicino al completamento Porto Montenegro, un altro mondo. Marina con tutti i servizi per la nautica internazionale, resort di lusso, un investimento del businessman canadese Peter Munk, che intende fare un polo del diporto di prima grandezza con 650 posti studiati per i superyacht. In queste settimane viene inaugurato il primo dock con 90 ormeggi. (L’intervista al managing director del marina Oliver Corlette è stata pubblicata nel numero di maggio). Insomma, la sfida è aperta: riuscirà la giovane nazione balcanica a conservare la sua genuinità coniugandola alla crescita del turismo? Il Cattaro di Emir Kusturica ‘Non c’è paese al mondo come il Montenegro. Ve ne sono di più grandi, più ricchi, ma nessuno che si descrive già nel nome. Prima i re chiamavano il loro paese in modo che se ne potesse cogliere l’essenza. E il Montenegro è stato un regno. Nel tempo i regni e i grandi imperi sono scomparsi, i loro nomi persi, svaniti nel leggendario mondo delle fiabe (..) Alla guida del paese avevano uno scrittore, Petar Petrovic` Njegoš, molto prima dell’ultima moda che ha avvicinato gli intellettuali alla politica. E quando è morto lo hanno sepolto sulla cima del Lovcen. (…) Diceva mio padre che se qualcuno la stirasse, la Jugoslavia sarebbe più grande dell’Unione Sovietica. Lo stesso si può dire del Montenegro. Se guardi questa terra dal mare ti sembra di ascoltare le parole di Kant: “La tragedia libera il senso del sublime”. E questa la sensazione che si prova guardando le cime del Lovcen da Cattaro’'. Emir Kusturica, regista Risan pietre del passato In fondo a una baia omonima Risan è la città più antica delle Bocche, fu fondata nel IV secolo a. C. dagli Illiri. Nel 229 a. C. diventò la capitale del regno illirico e la base della sua flotta, dalla quale partivano gli attacchi pirati verso le colonie greche nell’Adriatico. Successivamente diventò una città romana. Oggi conserva i resti di edifici e cicli di mosaici antichissimi, risalenti al I e III secolo. L’architettura del XVII e XVIII secolo è rappresentata da alcuni palazzi e dalla chiesa di San Pietro e Paolo. La regata Salento-Montenegro Si svolge a fine giugno quest’anno la regata internazionale Segui la Stella Polare, dal Salento al Montenegro. Date 25-28 giugno. Partenza da San Foca, Puglia, in direzione di Bar, con arrivo a Herceg Novi. L’evento è organizzato dall’associazione “Il Gabbiere”, in collaborazione con Lega navale di San Foca, Circolo Nautico di Melendugno, Montenegrin Yachting Federation, Yacht Club Herceg Novi e Assonautica provinciale di Lecce. Per informazioni: http://www.ilgabbiere.it

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