Usato sotto la lente: Najad 373

25 marzo 2018
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    In poco più di 11 metri, una barca dal fascino intatto per navigare sicuri in piena libertà in ogni mare del mondo. Interni comodi con tre cabine e un bagno
    Usato sotto la lente: Najad 373

    Il cantiere Najad nasce come allestitore Hallberg Rassy e in seguito diventa produttore indipendente di imbarcazioni a vela. Fino al 2010 anno in cui i colpi della crisi si fanno sentire in maniera pesante. Oggi, dopo un lungo periodo di difficoltà, il peggio sembrerebbe alle spalle e le prospettive più rosee.
    Uno dei difetti che, in banchina, si attribuiscono alla flotta Najad è che sia molto simile agli Hallberg Rassy e, in effetti, le barche si ricordano molto, se non che Najad si distingue per la sua fascia rossa e per la motorizzazione Yanmar.
    Il Najad 73 è stato lanciato nel 1999 e prodotto fino al 2005 su disegno di Judel/Vrolijk, partnership che accompagna il cantiere dalla sua fondazione nel 1971.

    La carena si presenta voluminosa con forme a calice, moderata immersione a prua con una certa stellatura, timone protetto da un piccolo skeg e zavorra in piombo. Il pescaggio standard è di m 1,90, ma esiste anche la versione da 1,65, poco diffusa.
    Il punto di attacco tra la deriva e lo scafo, è obliquo e va controllato nella parte terminale. Curioso che sul lato destro, si trovi un tappo per il drenaggio della sentina. Seppur l’albero non sia passante, per l’invernaggio a terra nei paesi freddi è previsto un sistema di drenaggio della sentina per evitare che si formi ghiaccio e che possa rompere qualche cosa.

    Lo specchio di poppa è attrezzato per la discesa e gli slanci sono moderati, mentre il cavallino verso prua è slanciato. Interessante notare che il pulpito è aperto, poiché spesso i nordici ormeggiano di prua, in quanto più comodo e sicuro.
    Il gelcoat è di qualità quindi anche se le barche hanno quasi 20 anni, basta una lucidata leggera per farle tornare a splendere. Un accessorio che non manca è l’elica di prua, che riteniamo superflua su queste dimensioni, salvo per chi disponga di un ormeggio scomodo o in spazio ristretto. Molte unità hanno il bompresso in coperta.

    Qualche dato di costruzione: lo scafo è in sandwich e le prese a mare in bronzo sono installate su zone dedicate, la sentina è ampia e prevede il ragno strutturale fascettato.
    La coperta è quella tipica del pozzetto centrale con una tuga un po’ squadrata e un ampio parabrezza in vetro che protegge l’ingresso. La coperta e la tuga sono rifinite in teak, così come il capodibanda e la falchetta.
    Il teak è bello, ma richiede cura e spesso i danni sono fatti da armatori che lo tengono e lo spazzolano nel senso sbagliato, diminuendone la durata ed esponendo le viti da cui si generano infiltrazioni nel composito. Oggi i ponti sono incollati e questo li rende più longevi, anche se comunque i costi di ripristino restano alti, all’incirca non meno di 1.000 euro al metro quadro. Il teak sulla tuga era un’opzione, quindi su diversi modelli in circolazione è in vetroresina.
    Le manovre sono all’albero sia per chi ha la randa tradizionale da drizzare, sia per chi ha la randa avvolgibile (opzione più diffusa).
    Il rigging è semplice, senza acquartieramenti delle crocette.

    A bordo abbiamo notato molti dettagli che ci convincono: a partire dalle grandi bitte, alle sedute integrate nei pulpiti e ai dorade.
    La ruota della timoneria è grande, ma senza intralciare il passaggio sulle panche. Uno dei vantaggi del pozzetto centrale è che si può chiudere integralmente e diventare un’anticamera per l’ingresso dove togliersi gli indumenti bagnati o proteggersi meglio dalla pioggia e dal freddo.
    Un grande gavone offre un ulteriore accesso alla sala macchine, rimuovendo un doppiofondo e consentendo l’estrazione del serbatoi del gasolio, comunque munito di botole per la pulizia.
    Pochi sanno che queste barche sono allestite a coperta montata e pertanto tutto quello che è al suo interno esce dal tambuccio o come sopra dal gavone.

    Interni e impianti

    Usato sotto la lente: Najad 373

    L’ambiente sottocoperta, in legno, è molto tradizionale e accogliente, mentre la tappezzeria, per gli standard di oggi, è un po’ obsoleta. Bene i volumi delle cabine, che sono ampie grazie al layout con un solo bagno vicino all’ingresso.
    La cucina nel passaggio offre una buona altezza, mentre la cabina di poppa dispone di un letto doppio in murata o due singoli.
    Il carteggio è ampio ed è previsto molto spazio per gli strumenti.
    Interessante è la soluzione di accesso al motore, che oltre ad avere un ingresso laterale sotto al pozzetto, ne ha uno frontale, una volta rimossa la scala.
    La scelta del layout con un unico grande bagno (finito in corian) con doccia incorporata, rende questa barca molto vivibile e tutti gli ambienti ben godibili, considerando che siamo su un modello lungo meno di 11 metri.
    Gli impianti sono curati e razionali, oltre che accessibili: le batterie servizi sono a poppa, separate da quella del motore, la cucina ha due frigoriferi all’occorrenza, la timoneria è a cavo, infine in sala macchine sono raggruppate le pompe di servizio.

    LA PROVA
    La versione senza avvolgiranda si apprezza già dai 10 nodi, ama la bolina una volta vinta la sua inerzia. Di poppa serve più vento, il peso si sente o in alternativa si devono fare bordi al lasco.
    Il timone richiede minime correzioni e anche il pilota lavora molto poco, segno della bontà della stabilità di rotta della carena. A motore si raggiungono bene i 6 nodi e anche oltre. Il motore è molto silenzioso.

    CONCLUSIONI
    Solida e robusta, è una barca ideale per chi vuole viaggiare. L’equipaggio ideale è la coppia, ma bisogna considerare che le manovre di ormeggio in solitario sono leggermente più scomode, per la distanza del pozzetto dalla poppa e quindi dalla banchina.

    I dati

    L’armatore tipo
    Per chi ama lo stile tradizionale e i prodotti scandinavi.

    I dati
    Lunghezza f.t. m 11,30
    Lunghezza scafom 9,75
    Pesokg 3.650
    Pescaggiom 1,90
    Pesokg 8.300
    Zavorrakg 3.100
    Superficie velicamq 76 (R+G 140%)
    Alberi1
    Motorecv 54
    Serbatoio carburantelt 180
    Serbatoio acqualt 315

    I difetti
    Fare attenzione alla potenziale usura del teak e alle infiltrazioni delle lande.

    La quotazione

    Si parte da 130.000 euro per un esemplare più usato e può arrivare a circa 160.000 euro per una versione recente e ben conservata.

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