di Alberto Mariotti - 01 marzo 2020

Test Amel 60 vincitore dell'European Yacht of the Year, come naviga: pregi e difetti

Bluewater per lunghe navigazioni, ha vinto l’European yacht of the Year nella categoria Luxury Cruiser. Ha randa avvolgibile nell’albero, due pale del timone e armatoriale a poppa

Mari lontani, lunghe navigazioni e quel feeling di solidità, prerogativa di molte barche oceaniche. L’Amel 60 è tutto questo, e anche di più. Ha vinto il premio European Yacht of the Year nella categoria Luxury Cruiser, battendo concorrenti come Oyster 565 e Grand Soleil 42 LC, non esattamente gli ultimi arrivati in fatto di lusso e comfort di navigazione.

Per il cantiere è un bis: il precedente 50 piedi, varato appena due anni fa, lo aveva vinto nell’edizione 2018, nella medesima categoria. Di quel modello Amel ne ha vendute quindici unità, mentre il 60 è arrivato a quattro nel primo anno di vita. Con un prezzo base di 1.520.000 euro + Iva, la barca che abbiamo tra le mani si aggira intorno ai 1.850.000 + Iva.

Basato a La Rochelle, in Francia, Amel Yachts ha una lunga storia iniziata nel 1962 da Henry Amel e una serie di barche molto conosciute, affidabili e robuste, che hanno contribuito a crearne il mito.

Parliamo ad esempio del Super Maramu, ketch di 16 metri prodotto tra il 1988 e il 1998, seguito poi dal Super Maramu 2000 varato appunto nel 2000. Diventato famoso con i ketch (armo a due alberi), il primo modello del genere fu Euros 39, un 11,75 metri prodotto dal 1966 al 1972.

Oggi il cantiere ha abbandonato quel tipo di armo per tornare agli sloop e la gamma attuale è composta da appena due modelli con una produzione di circa 20 barche all’anno per entrambi. Pochi pezzi, molto curati e armatori seguiti da vicino, passo dopo passo, dalla fase di acquisto a dopo il varo. Uno dei punti di forza del cantiere è infatti il servizio post vendita: un tecnico Amel resta insieme all’armatore una settimana intera per spiegare il corretto funzionamento della barca.

Con uno scafo lungo 18 metri e largo 5,35, l’Amel 60 è un bluewater disegnato dallo studio francese Berret-Racoupeau Yacht Design. Alle solite doti da “brochure” come comfort e ampi spazi, scontate su imbarcazioni di questa classe, abbina soluzioni tecniche interessanti, che hanno lo scopo di facilitare e rendere più sicura la gestione di una barca di grandi dimensioni.

Ecco quindi la possibilità di issare o ammainare elettricamente la randa senza mettersi controvento; gestire tutte le manovre restando comodamente seduti sotto alla deck house; navigare in coppia con autonomie enormi e contando su una dose massiccia di elettronica e idraulica, che riducono la fatica e prolungano i momenti di puro godimento.

Siamo d’accordo, è uno stile di navigazione non adatto a tutti, come non a tutti potrebbe piacere navigare quasi al chiuso e con un tale livello di automazione, soprattutto su una barca di 18 metri con forze in gioco e pesi (delle vele) molto importanti. Ma ogni avvolgitore elettrico ha il suo back up manuale da usare in caso di guasto agli impianti e la sicurezza generale di barca ed equipaggio viene prima di tutti gli altri aspetti.

Basti pensare che nella cabina armatoriale c’è un inserto di vetro per osservare lo stato dell’elica senza doversi immergere, operazione necessaria solo dopo aver constatato la presenza di un problema. Non solo, le due porte a prua e poppa sono a tenuta stagna, per non parlare della sala macchine, un gioiello dove diventa persino piacevole calarsi.

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Sottocoperta si distingue per la cabina armatoriale a poppa, con vetrata e oblò apribili che guardano verso lo specchio, e la cucina lineare sistemata nel corridoio tra salone e cabina armatore.

Uno spazio nascosto alla vista quando si scende, perfettamente funzionale grazie al numero e qualità delle dotazioni: macchina del gas a quattro fuochi, forno, microonde e lavapiatti per un servizio da 12 persone (tutto Miele), frigorifero a colonna da 180 litri con due cassetti freezer, secondo freezer da 80 litri con accesso dall’alto, lavatrice/asciugatrice (7 e 4 kg).

Al centro, grande importanza alla zona carteggio con uno spazio dedicato e una generosa superficie d’appoggio. Verso prua infine altre due cabine matrimoniali per gli ospiti, entrambe con bagno riservato.

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Siamo al largo di Port Ginesta, in Spagna, e quando saliamo a bordo il mare è calmo e ci sono appena 10 nodi d’aria, a bordo siamo in tre. L’Amel 60 ha un albero di carbonio con randa avvolgibile, tre ordini di crocette, boma di alluminio e due pale del timone. Tutte le vele sono gestite tramite un pannello sulla destra del cruscotto: nella parte superiore quattro joystick permettono di svolgere e riavvolgere randa, fiocco, staysail e Code 0. Nella parte centrale tre interruttori gestiscono invece la velocità dei winch e tre pulsanti morbidi li azionano. In basso c’è infine il controllo del trasto di randa. Il winch della randa è sempre sotto alla tuga, nella parte destra, mentre i quattro per il fiocco e le vele di prua sono sui paramare, in pozzetto.

Senza curarci di rotta, direzione e forza del vento svolgiamo la randa e quindi il Code 0. Lo facciamo senza alcun problema e in modo intuitivo, tre minuti dopo essere saliti per la prima volta a bordo. Con un’andatura di 90° al vento il 60 naviga sempre sopra agli 8 nodi, con punte fino a 8,5. Sebbene la sezione centrale del parabrezza sia apribile e sopra ci siano due passauomo, l’aria che circola intorno al timone non è molta.

Gli Amel sono barche macina miglia e in caso di vento forte, onda formata e magari pioggia, navigare così protetti è impagabile, oltre che molto sicuro. E lo stesso con il sole a picco dei Caraibi, dove molti degli armatori – ci racconta il cantiere – spendono parte dei circa quattro mesi all’anno di permanenza a bordo. Interessante notare, sempre a detta del cantiere, come pochi proprietari si impegnino a fare il giro del mondo, preferendo sfruttare il comfort e le doti marine delle barche per crociere più “normali” tra Mediterraneo e Caraibi.

Alle vele di prua aggiungiamo ora anche lo staysail che ci permette di toccare i 10 nodi di velocità. Di bolina invece, con randa e fiocco autovirante, la velocità cala intorno ai 7 nodi. Da notare l’elettronica, divisa tra i marchi B&G per gli schermi e Furuno, scelta soprattutto per le prestazioni del radar, considerato da tanti il top disponibile oggi sul mercato. Finita la prova, molliamo la scotta randa e come avevamo fatto all’inizio, avvolgiamo la vela nell’albero senza dover cambiare rotta.

Guardando ai concorrenti “europei”, Hallberg-Rassy 57, Oyster 595, Cigale 16 e Finot-Conq FC3-53 sono i primi a venirci in mente (la lista è ovviamente molto più densa). Tutte barche per lunghe permanenze a bordo ma con filosofie a volte opposte. Amel ha fatto una scelta estetica e funzionale molto personale, che si discosta dalla concorrenza e tiene lontani gli indecisi. Privilegia il comfort alla prestazione assoluta, i momenti di relax alle sensazioni al timone e la protezione costante della tuga al vento tra i capelli.

Da segnalare il gruppo Amel Yacht Owners Group, disponibile all’indirizzo https://amelyachtowners.groups.io/ e alimentato da oltre 1.300 membri dove trovare informazione sulle barche del cantiere.

Scheda tecnica

Prezzo di listino

Euro 1.520.000 Iva esclusa, f.co cantiere con Volvo Penta 180 cv con trasmissione in linea d'asse.

I dati

Lunghezza f.t. m 19

Lunghezza scafo m 18

Lunghezza al gall. m 16,85

Larghezza m 5,35

Pescaggio m 2,35

Dislocamento a vuoto kg 26.000

Dislocamento a carico kg 30.000

Serbatoio acqua lt 700

Serbatoio carburante lt 900

Superficie velica totale mq 170

Motore Volvo Penta 180 cv

Omologazione CE categoria A

Progetto Berret Racoupeau YD

Indirizzi

Amel Yachts, Francia. In Italia, Sail Away

www.amel.frwww.sailaway.it

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