di Davide Zerbinati - 30 gennaio 2019

Sun Odyssey 42i usato, ecco la prova

Uno scafo moderno, ben bilanciato che non delude chi ama la crociera, ma regala emozioni anche al velista convinto. A bordo, ogni manovra può essere svolta senza sforzo

Nella nautica ci sono modelli riusciti e vincenti, che diventano dei best seller e dei riferimenti nell’usato. Il Sun Odyssey 42i è un progetto indovinato e molto attuale.
La gamma Sun Odyssey si è sempre rivelata la risposta più equilibrata del cantiere francese per la crociera, in concorrenza alla gamma Oceanis. Nel tempo la linea si è evoluta leggermente nelle forme e nell’estetica, mantenendo quel gusto del bello classico e linee proporzionate.

Nel 2006-2007 la gamma viene lanciata con il sistema di stampaggio della coperta ad infusione (Prisma Process), da qui la lettera I aggiunta dopo il nome. La struttura dello scafo è con controstampo fascettato, poi abbandonato sugli altri modelli della gamma che saranno solo incollati, rendendo l’insieme più delicato agli urti.

La carena, di Marc Lombard

È veloce con un dislocamento medio leggero e modesto volume nelle estremità, ha una deriva in ghisa con bulbo e un timone abbastanza lungo per la media.

Gli slanci sono modesti ottimizzando la lunghezza al galleggiamento e il piano velico offre un genoa di dimensioni medio piccole (120 per cento), legato anche alle lande in murata. Ottimale per le ariette leggere la versione Performance con circa 50 cm di albero in più e una zavorra più leggera di circa 200 kg e con il pescaggio che passa da 2,10 m a 2,30, l’armo è sempre un 9/10 con sartiame in dyform solo per questa versione.

La rivoluzione della barca, tale da renderla ricercatissima, è nelle due ruote del timone e l’ampio pozzetto. Se questo elemento una dozzina di anni fa risultava una forzatura, così come nel Sun Odyssey 51 di Bruce Farr degli anni ‘90, oggi la soluzione si presenta come un vantaggio. La coperta è semplice, razionale, passavanti larghi, la scotta del genoa passa tra la sartia bassa e la verticale. Il rivestimento in teak è incollato. Il gavone dell’ancora è abbastanza ampio e non sono rari i bompressi montati con qualche piccola modifica. Le scotte del genoa sono rinviate alle timonerie e le panche del gavone hanno la seduta sagomata. L’attrezzatura è tutta Harken o Facnor, gli osteriggi Lewmar ribassati.

Dettagli apprezzabili

Interni

La barca ha una cucina a L contrapposta al bagno diurno, subito vicino all’ingresso. Il locale è controstampato con doccia integrata. Si tratta di una toilette capiente per le due cabine gemelle di poppa, mentre a prua la classica cuccetta a V è servita da un bagno dedicato.

Nella versione due cabine, abbastanza rara, il box doccia a poppavia è separato dal locale toilette. La dinette si trova appena avanti al centro baglio, mediamente ha la selleria in pelle. Il carteggio è trasformabile e può scorrere per creare due sedute contrapposte, anche se spesso viene lasciato contro la paratia.

Impianti

La prova

La barca si muove sempre bene, anche con arie leggere, ma a noi sono capitati 30 nodi e un mare corto, ma non impossibile. La versione era con randa avvolgibile e quindi abbiamo aperto solo parzialmente le due vele, per contenere lo sbandamento. Le vele standard in dacron, andavano bene, ma la pancia si notava e lo sbandamento era tale da mettere la falchetta in acqua. La barca risponde sempre al timone e riesce a tenere anche il pilota automatico.
Il motore spinge la barca a 7,2-7,5 nodi con elica orientabile

I dati

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