05 febbraio 2019

Baglietto la storia in due libri

Una ricerca storica, puntualmente ricostruita e ampiamente documentata, sulla vita dei famosi cantieri Baglietto di Varazze e della famiglia proprietaria dalla fondazione al 1983. L'autore è l'architetto Piero Gibellini
Una vita che è permeata dagli eventi storici italiani, legata alla Marina Militare Italiana per i famosi M.A.S. e gli idrovolanti, alla nascita della motonautica da competizione, alle regate a vela nelle classi metriche. Infine una storia famosa per la produzione in serie, nel dopoguerra, di yacht a motore. Così, accanto alla scorrere della storia in cantiere, anno per anno, si raccontano i personaggi, con gli eventi connessi e le vittorie nelle regate.
A corredo di quest’opera inossidabile, un’imponente documentazione fotografica d’epoca e attuale e di disegni originali di piani e particolari costruttivi. Completano i volumi i registri d’archivio e di produzione.

BAGLIETTO VARAZZE
1854-1939 VOLUME 1
1940-1983 VOLUME 2
di Piero Gibellini
Prefazione di Carlo Riva, introduzione di Emanuela Baglietto
Formato 32,5x 25, pagine 288 a colori, per ciascun volume (numerati da 1 a 100)
Carta patinata lucida, copertina cartonata plastificata
in cofanetto rigido
con targhetta d’acciaio numerata e firmata
Edizioni Piem
euro 240, da ordinare su:
http://shop.edisport.it/vela-e-motore/12-libri/36441-baglietto-varazze-1854-1939-volume-1-1940-1983-volume2
(spese spedizione incluse)
Piero Maria Gibellini, l’architetto milanese fondatore e presidente della Riva Historical Society
I motor yacht di serie di Baglietto sono uno dei simboli dello sviluppo economico italiano degli anni ’60, accanto ai motoscafi di Carlo Riva. Gli uni e gli altri furono ben presto imitati, tant’è che un motor yacht veniva chiamato “un Baglietto” e un motoscafo “un Riva” anche se non lo erano.

Sono cresciuto con l’ammirazione per le barche in legno e per questi due simboli del design italiano. Quando ho potuto, alla fine degli anni ’80 ho acquistato un Super Ariston Riva di 6,50 metri del 1961 e un motoscafo entrobordo, tipo Turismo, di circa 5 metri, dell’inizio degli anni ’30, vendutomi come Baglietto. Quando scrissi la biografia di Carlo Riva gli mostrai il piccolo Baglietto, che giudicò, invece, come una barca del padre Serafino.

Sfogliando le pagine di un numero del 1932 di Vela e Motore, bibbia della storia della nautica, trovai la foto di un motoscafo uguale al mio, con lo stesso motore Gray Marine 32, esposto alla Fiera di Milano. Era assieme a un altro con lo stesso motore, e la didascalia diceva “un Baglietto e un Riva”, ma non era indicato quale era l’uno e quale l’altro.
Di contro, in seguito, ebbi occasione di vedere un piccolo fuoribordo Baglietto a Marina degli Aregai e constatai che le attrezzature di coperta erano identiche a quelle del mio entrobordo. Trovai spiegazioni nei successivi ricordi di Carlo Riva. La zia di Carlo, sorella di Serafino, andava in vacanza a Varazze e aveva conosciuto e sposato Gerolamo Caviglia, un disegnatore dell’ufficio tecnico diretto dall’ingegner Vincenzo Vittorio Baglietto.

Alla fine degli anni ’20 Caviglia, trasferitosi a Sarnico, diventò il progettista di Serafino Riva, cosa che ha determinato anche la somiglianza tra i motoscafi degli anni ’30 di Serafino e dei fratelli Baglietto. Il cantiere Riva e Baglietto erano tra i pochi in Italia a costruire barche non con l’esperienza di un maestro d’ascia, ma con un progetto sulla carta.

Nato nel 1922, andava in estate a Varazze, perché la provincia di Bergamo aveva a Varazze la colonia estiva. Mentre i suoi compagni giocavano Carlo ogni giorno si affacciava alle aperture del cantiere Baglietto per ammirare il procedere delle costruzioni e cercare di conoscerne le tecniche. In seguito, negli anni ’30, tornando a casa dall’istituto tecnico, cercò d’imparare il più possibile dallo zio Gerolamo.

Alla fine degli anni ’50 l’ammirazione di Carlo Riva per le barche Baglietto fu contraccambiata da Pietro Baglietto, quando ebbero modo di conoscersi e diventare amici. Infatti, il distributore esclusivo dei motoscafi Riva, il cavaliere Guido Mello Prina, proprietario della Nautica Durini, con una rete di concessionari in Italia e due esposizioni a Milano, nel 1957 divenne rivenditore esclusivo anche di Baglietto.

Le storie dei due costruttori si incontravano di nuovo, uno sarebbe diventato il più famoso costruttore italiano, l’altro il più importante cantiere per la storia patria e il più prolifico, oltre che per le sue barche a vela vittoriose nelle classi internazionali e per barche e idrovolanti militari, anche per i motor yacht di serie.

Nel 1995 Alex Mazzoni, estimatore di Baglietto, mi aveva invitato a far visita all’archivio Baglietto, per documentarne disegni e modelli, prima che, per le vicissitudini fallimentari, potessero andare dispersi, o se ne perdesse la conoscenza. Mi si è così aperto un mondo sconosciuto per la sua molteplicità ed ho realizzato che avrei dovuto approfondirne la storia. Dopo aver esaurito il mio desiderio di conoscenza delle barche di Carlo Riva, trascritto in sette libri, era diventato impellente il desiderio di dedicarmi alla ricerca sulle costruzioni dei Cantieri Baglietto, che, come Riva, erano nati alla metà dell’ottocento e ancora attivi.

La mia ricerca, iniziata nel 2015 nella redazione di Vela e Motore, si è conclusa nel 2018, talmente estesa da dover essere raccolta in due libri, dal titolo: Baglietto Varazze 1885-1939 e 1940-1983. Essi documentano con un corredo di circa tremila tra foto e disegni, la storia della famiglia Baglietto, che, oltre aver fatto navigare tanti personaggi, è stata per Varazze un’istituzione, dando lavoro a 400 dipendenti, oltre a molti altri dell’indotto.

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