11 settembre 2019

L'antico leone

Il Leone di Caprera, la piccola baleniera armata a goletta a dedicata Giuseppe Garibaldi, fu la prima imbarcazione di quelle dimensioni che nel 1880 compì la prima traversata atlantica dall’Uruguay all’Italia con a bordo solo tre uomini di equipaggio

di Piero Maria Gibellini

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Giuseppe Garibaldi, l’eroe dei due mondi ritiratosi a Caprera, era per gli immigrati Italiani in Sud America una figura oggetto di una venerazione incommensurabile: un italiano che aveva tenuto alto il nome della sua patria, anche difendendo l’indipendenza in Argentina e Uruguay. Nel 1848 era deputato della Repubblica Uruguaiana quando decise di tornare “a casa” per combattere per l’unità d’Italia.

Talmente alta era l’ammirazione e la riconoscenza per il Generale, che gli italiani del Sud America decisero di fargli avere un libro con le firme di tutti loro. Su iniziativa di Vincenzo Fondacaro, originario di Bagnara Calabra, giunto in Uruguay dopo aver navigato come comandante mercantile della Marina inglese, fu deciso di costruire un’imbarcazione per attraversare l’Atlantico e portare a Garibaldi la testimonianza della loro ammirazione, unitamente al dono della barca stessa.

L’incarico della costruzione fu affidato nel 1879 al maestro d’ascia Luigi Briasco di Montevideo, presso cui lavorava anche un altro italiano, il carpentiere Pietro Troccoli nato a Marina di Camerota, che avrebbe anche fatto parte dell’equipaggio.

La costruzione proseguì con grandi difficoltà per il reperimento dei finanziamenti, a cui contribuirono in gran parte gli immigrati uruguaiani e argentini. Lo scopo era anche di dimostrare il valore della marineria italiana, che “spento non è l’italico ardire” (dal diario del Comandante Fondacaro), nonostante la disfatta di Lissa subita nel 1866 contro gli austriaci. Fu costruita una piccola baleniera armata a goletta, battezzata Leone di Caprera, così come era chiamato Garibaldi, con due alberi abbattibili.

Lunga 9 metri, raggiunge 10,10 m con un bompresso di 1,10, è larga 2,30 e alta 1,60 metri ed è ricca di accorgimenti, quali quattro serbatoi di galleggiamento in sentina per poter navigare anche semisommersa, una bussola notturna, un’àncora galleggiante e una gran quantità d’olio per placare i frangenti. È costruita con legni di varie essenze con finiture di pregio a intaglio e in bronzo.

Con Troccoli e un altro marinaio originario di Ancona, Orlando Grasseni, Fondacaro salpò il 3 ottobre 1890 e giunse a Las Palmas (Canarie) il 9 gennaio 1891, a Gibilterra il 23 e arrivò a Livorno il 9 giugno 1891. Accolti trionfalmente, Fondacaro ricevette la medaglia d’oro dal Re, mentre fu Troccoli a portare il libro delle firme di un’intera generazione di immigrati del Sud America a Garibaldi poco prima della sua morte.

Troccoli tornò in Sud America e il Leone di Caprera non fu quindi consegnato a Garibaldi. Ceduto allo Stato, fu prima trasferito a Milano per l’Esposizione Industriale, poi in un laghetto della villa reale di Monza. Venne infine portato al Museo della Scienza e Tecnologia di Milano nel 1932.

Rivendicato dagli abitanti di Marina di Camerota e bisognoso di restauro, nel 1995 venne trasferito in una grotta della spiaggia di Lentiscelle, in un piccolo museo aperto al pubblico, sotto la custodia di un pronipote di Pietro Troccoli. Ciò nella speranza di trovare i fondi per poter incaricare per il restauro il maestro d’ascia locale Aurelio Martuscelli, consulente anche del Museo della Scienza di Milano. Ma i fondi furono trovati altrove e il Leone fu trasferito a Livorno nel 2007, per il suo restauro su progetto dello studio Faggioni, tornando poi a Milano al Museo della Scienza e Tecnologia. Tutt’oggi è rivendicato dagli abitanti di Marina di Camerota.

Nel 1948, un altro italiano decise di attraversare l’Atlantico, per portare in Argentina i medicinali di cui quella nazione necessitava e anche con lo scopo di portare l’immagine di una nazione che reagiva alle conseguenze di un conflitto disastroso e fratricida.

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